Per Zelensky a trattare il piano Trump c’è il fedele Yermak: “Vogliono l’amnistia”
di Fabio TonacciZelensky non può scaricare Yermak, come gli stanno chiedendo persino esponenti del suo stesso partito, quindi lo rilancia. Gli affida il compito più arduo, decisivo e in vista del momento: guidare la delegazione ucraina che negozierà con Stati Uniti e alleati europei il nefasto piano Trump. Lo promuove per tutelarlo.
La mossa di Zelensky è un messaggio ai naviganti, e insieme, una fine strategia: il 54enne ex produttore televisivo Andriy Yermak, potentissimo capo dell’Ufficio del presidente, non eletto ma nominato, già consulente legale della società Kvartal 95 ai tempi in cui Zelensky ne era il capo-comico, non si tocca. E il corollario è altrettanto chiaro: per il governo ucraino l’inchiesta dell’Autorità anticorruzione (Nabu), che non coinvolge Yermak ma alcuni dei suoi referenti, non è una priorità. «Basta con le cazzate, serve unità nazionale», ha detto il leader per strozzare le polemiche. «Il governo deve funzionare».
Yermak è l’ombra di Zelensky, lo segue ovunque, nelle visite…
Zelensky non può scaricare Yermak, come gli stanno chiedendo persino esponenti del suo stesso partito, quindi lo rilancia. Gli affida il compito più arduo, decisivo e in vista del momento: guidare la delegazione ucraina che negozierà con Stati Uniti e alleati europei il nefasto piano Trump. Lo promuove per tutelarlo.
La mossa di Zelensky è un messaggio ai naviganti, e insieme, una fine strategia: il 54enne ex produttore televisivo Andriy Yermak, potentissimo capo dell’Ufficio del presidente, non eletto ma nominato, già consulente legale della società Kvartal 95 ai tempi in cui Zelensky ne era il capo-comico, non si tocca. E il corollario è altrettanto chiaro: per il governo ucraino l’inchiesta dell’Autorità anticorruzione (Nabu), che non coinvolge Yermak ma alcuni dei suoi referenti, non è una priorità. «Basta con le cazzate, serve unità nazionale», ha detto il leader per strozzare le polemiche. «Il governo deve funzionare».
Yermak è l’ombra di Zelensky, lo segue ovunque, nelle visite all’estero è l’uomo che sta in disparte, cinque passi dietro di lui ma comunque presente, amico e primo consigliere. Soprattutto, ne conosce ogni segreto. Per lo scandalo corruzione l’opposizione vuole le sue dimissioni, e anche una fronda interna a Servitori del Popolo, il partito di maggioranza, spinge per la rimozione. Tuttavia Zelensky è tetragono, Yermak rimane. Anche perché — osservano gli analisti più cinici — se il negoziato sul Piano Trump dovesse andare male, avrà un capro espiatorio da sacrificare.
La scelta più ovvia come capo-delegazione sembrava Rustem Umerov, il consigliere per la Sicurezza che già ha avuto interlocuzioni con gli americani. Umerov però è al centro di un giallo: una fonte dell’amministrazione Usa, rimasta anonima, ha riferito al Wall Street Journal che Umerov ha fatto cambiare a Witkoff uno dei 28 punti, quello sull’amnistia per quanto accaduto durante la guerra. Secondo la fonte, la precedente formulazione prevedeva il monitoraggio dei flussi di denaro in entrata come aiuti all’Ucraina, per scoprire eventuali ruberie. «Falso», replica Umerov. «Non avevo il mandato per modificare il testo». E per ora non si trovano conferme. Se però fosse vero che hanno inserito nel piano un salvacondotto, mettere il fedele Yermak nel team dei negoziatori sarebbe la migliore delle garanzie perché esso venga mantenuto.