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Driscoll in prima fila: la Casa Bianca punta sull’uomo dei droni

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Secondo le voci di corridoio, è rispettato alla Casa Bianca anche più dell’inaffidabile capo del Pentagono Hegseth
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New York – L’uomo dei droni incaricato di mettere fine alla guerra dei droni. Fosse anche solo per questo, la scelta di Dan Driscoll per presentare a Zelensky il piano di pace in 28 punti avrebbe un suo perché. La realtà però va ben oltre la fantasia o la coincidenza, perché il segretario dell’Esercito americano è la stella nascente del Pentagono, più rispettato del suo stesso capo Hegseth, e potrebbe avere davanti a sé un futuro ancora più luminoso, se il suo ex compagno di università JD Vance diventasse un giorno presidente.

Quando i media hanno riportato che Driscoll avrebbe guidato la delegazione incaricata di presentare al leader ucraino il piano di pace in 28 punti, molti si sono chiesti chi fosse e perché fosse stato scelto proprio lui al posto dei diplomatici. Le ragioni esistono e sono significative.

Driscoll è nato in North Carolina quaranta anni fa in una famiglia con una lunga tradizione militare, visto che il nonno aveva combattuto nella Seconda guerra mondiale e il padre…

New York – L’uomo dei droni incaricato di mettere fine alla guerra dei droni. Fosse anche solo per questo, la scelta di Dan Driscoll per presentare a Zelensky il piano di pace in 28 punti avrebbe un suo perché. La realtà però va ben oltre la fantasia o la coincidenza, perché il segretario dell’Esercito americano è la stella nascente del Pentagono, più rispettato del suo stesso capo Hegseth, e potrebbe avere davanti a sé un futuro ancora più luminoso, se il suo ex compagno di università JD Vance diventasse un giorno presidente.

Quando i media hanno riportato che Driscoll avrebbe guidato la delegazione incaricata di presentare al leader ucraino il piano di pace in 28 punti, molti si sono chiesti chi fosse e perché fosse stato scelto proprio lui al posto dei diplomatici. Le ragioni esistono e sono significative.

Driscoll è nato in North Carolina quaranta anni fa in una famiglia con una lunga tradizione militare, visto che il nonno aveva combattuto nella Seconda guerra mondiale e il padre in Vietnam. Lui è diventato sottotenente con la 10th Mountain Division e poi Ranger, e ha servito in Iraq. Al ritorno ha sfruttato il GI Bill, ossia la legge che aiuta i veterani ad andare all’università, per studiare legge a Yale. Là era diventato amico di Vance che aveva seguito un percorso simile. L’ascesa di JD gli ha aperto le porte della seconda amministrazione Trump, dove è stato nominato prima Secretary of the Army e poi anche direttore ad interim del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives. Si è impegnato soprattutto per potenziare l’impiego dei droni, con l’obiettivo di comprarne almeno un milione nel giro di due o tre anni. Dopo aver visto come si combatte in Ucraina, che ne produce già un milione e mezzo all’anno e si offre di cederli agli Usa, vuole che ogni soldato americano ne abbia uno in dotazione.

Driscoll, secondo le voci di corridoio, è rispettato alla Casa Bianca anche più dell’inaffidabile capo del Pentagono Hegseth, che pensa a combattere la cultura woke, fare flessioni e ordinare ai soldati di tagliarsi la barba, e più del direttore politico Elbridge Colby, che con la sua fissazione di scaricare l’Europa per puntare sul Pacifico ha già urtato diversi colleghi.

Sull’Ucraina l’amico Vance è in realtà molto scettico e forse nessuno più di lui spinge il piano in 28 punti per scaricare Zelensky. Driscoll però è più equilibrato, e incontrando il leader ucraino gli ha detto che esistevano margini per aggiustare l’accordo. La stessa posizione presa ieri da Trump.

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