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L’Europa boccia il piano Usa: “Su Donbass e sicurezza non possiamo accettarlo”

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A margine del G20 in Sudafrica summit dei capi di Stato e di governo: “I confini non si cambiano”. La richiesta di emendarlo inviata alla Casa Bianca
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Johannesburg – Nausea. È il Financial Times a raccontare in questi termini la sensazione provata venerdì sera dalle diplomazie europee di fronte al piano di Donald Trump. Sentimento che si ripete a Johannesburg, durante il G20. Significa che davvero i leader continentali proveranno nelle prossime ore a cambiare radicalmente un progetto che mette a rischio Kiev e, in prospettiva, minaccia l’Europa. Lo hanno chiarito ieri, parlandosi prima del summit in Sudafrica ed elencando in una dichiarazione congiunta alcuni dei punti considerati inaccettabili: la cessione del Donbass, un esercito ridimensionato, lo sforzo economico per la ricostruzione sulle spalle degli europei, l’assenza di garanzie di sicurezza capaci di proteggere l’Ucraina.

C’è una prima riunione ristretta, al mattino. Partecipano Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer. Non coinvolgono Giorgia Meloni. Poi aprono le porte della sala anche alla premier italiana, ai vertici dell’Unione europea, al Giappone e all’Australi…

Johannesburg – Nausea. È il Financial Times a raccontare in questi termini la sensazione provata venerdì sera dalle diplomazie europee di fronte al piano di Donald Trump. Sentimento che si ripete a Johannesburg, durante il G20. Significa che davvero i leader continentali proveranno nelle prossime ore a cambiare radicalmente un progetto che mette a rischio Kiev e, in prospettiva, minaccia l’Europa. Lo hanno chiarito ieri, parlandosi prima del summit in Sudafrica ed elencando in una dichiarazione congiunta alcuni dei punti considerati inaccettabili: la cessione del Donbass, un esercito ridimensionato, lo sforzo economico per la ricostruzione sulle spalle degli europei, l’assenza di garanzie di sicurezza capaci di proteggere l’Ucraina.

C’è una prima riunione ristretta, al mattino. Partecipano Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer. Non coinvolgono Giorgia Meloni. Poi aprono le porte della sala anche alla premier italiana, ai vertici dell’Unione europea, al Giappone e all’Australia. E mettono nero su bianco un vero e proprio rilancio. Dopo aver infatti apprezzato lo sforzo di Trump per aver avviato un percorso di mediazione, evidenziano gravi criticità del piano. «Siamo chiari sul principio che i confini non devono essere modificati con la forza». E ancora: «Siamo preoccupati per le limitazioni proposte alle forze armate, che renderebbero l’Ucraina vulnerabile a futuri attacchi». Sono due elementi chiave, perché significano che non è digeribile – non lo è soprattutto da Kiev – l’opzione di cedere a Putin la porzione di Donbass ancora controllata dagli ucraini. Non a caso, si fa sentire anche Volodymyr Zelensky: «La vera pace – sostiene - è sempre basata su una sicurezza garantita e sulla giustizia. Non prevalga il principio che crimini contro l’umanità possano essere perdonati o premiati». Anche il ridimensionamento dell’esercito ucraino è giudicato intollerabile. «Senza deterrenza i russi torneranno», dice Macron. Un nodo che si lega alle garanzie di sicurezza immaginate dagli americani, finora fumose e che poco ricalcano l’articolo 5 della Nato. E proprio a proposito di Alleanza atlantica, gli europei sottolineano anche che «l’attuazione degli elementi relativi all’Ue e alla Nato richiederebbe il consenso dell’Ue e della Nato». Una formula poco chiara, ma che sembra voler dire: lasciamo una porta socchiusa per Kiev, adesione compresa (opzione rifiutata da Mosca).

Nel chiuso della riunione dei volenterosi, c’è un altro punto pensato dalla Casa Bianca considerato offensivo dagli europei: quello che prevede che i partner continentali - senza neanche essere stati consultati - contribuiscano con cento miliardi alla ricostruzione. Per adesso, gli europei rinunciano comunque a rendere pubblico un contro-piano, in modo da evitare conflitti aperti con Trump. Secondo Reuters, però, un documento che emenda alcuni punti del progetto Usa sarebbe stato inviato all’amministrazione americana e ucraina. In ogni caso, sostiene Merz, su qualsiasi piano serve il consenso incondizionato di Kiev».

Il primo banco di prova è in agenda oggi a Ginevra, dove è convocato un tavolo tra mediatori Usa e ucraini. Parteciperanno emissari di Francia, Germania e Regno Unito. E l’Italia: esclusa in un primo momento, voluta al tavolo però da von der Leyen e Washington. Poi domani, nuovo round tra leader Ue, a margine di un vertice in Angola. Quindi, martedì, summit dei volenterosi. Congelata per il momento, invece, una missione dei big continentali da Trump. E Meloni? La premier resta cauta. Non manca di apprezzare il passaggio diplomatico in Svizzera – «un tentativo che va fatto», dice in privato – ma indica i paletti: «L’Italia è pronta a collaborare con i suoi partner europei e americani per raggiungere una pace giusta».

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