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Galeotti: “L’accordo di Trump sull’Ucraina va accettato, poi si tratta. Kiev sta perdendo la guerra”

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L’intervista a uno dei massimi esperti inglesi di Russia: “Putin ha fatto delle concessioni, l’Ue e Zelensky non perdano questa occasione prima che lo zar cambi idea. L’Ucraina non potrà mai recuperare i territori perduti, ma può diventare l’Israele d’Europa”
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LONDRA – Mark Galeotti, 60 anni, tra i massimi esperti inglesi di Russia, cosa ne pensa del controverso piano di 28 punti di Washington e Mosca per fermare la brutale aggressione in Ucraina?

«Dovrebbe essere accettato, anche dall’Europa, per poi negoziarlo».

Quindi non crede, come pure molti senatori repubblicani Usa, che si tratti di una capitolazione dell’Ucraina e di una nuova “Monaco 1938”, ossia il catastrofico appeasement verso Hitler?

«No, per varie ragioni. Innanzitutto, non è un vero piano, ma una bozza, ossia un punto di partenza su cui si negozierà. Secondo: purtroppo riflette lo stato dell’arte sul campo. L’Ucraina sta perdendo. Anche la Russia, ma Kiev molto più rapidamente. Terzo, Mosca ha fatto passi in avanti rispetto ai negoziati di Istanbul del 2022: nemmeno la Crimea verrà ufficialmente riconosciuta a livello internazionale, la riduzione dell’esercito ucraino a 600mila è un limite più generoso dei diktat russi in Turchia tre anni fa (85mila). Non solo: l’ingresso in…

LONDRA – Mark Galeotti, 60 anni, tra i massimi esperti inglesi di Russia, cosa ne pensa del controverso piano di 28 punti di Washington e Mosca per fermare la brutale aggressione in Ucraina?

«Dovrebbe essere accettato, anche dall’Europa, per poi negoziarlo».

Quindi non crede, come pure molti senatori repubblicani Usa, che si tratti di una capitolazione dell’Ucraina e di una nuova “Monaco 1938”, ossia il catastrofico appeasement verso Hitler?

«No, per varie ragioni. Innanzitutto, non è un vero piano, ma una bozza, ossia un punto di partenza su cui si negozierà. Secondo: purtroppo riflette lo stato dell’arte sul campo. L’Ucraina sta perdendo. Anche la Russia, ma Kiev molto più rapidamente. Terzo, Mosca ha fatto passi in avanti rispetto ai negoziati di Istanbul del 2022: nemmeno la Crimea verrà ufficialmente riconosciuta a livello internazionale, la riduzione dell’esercito ucraino a 600mila è un limite più generoso dei diktat russi in Turchia tre anni fa (85mila). Non solo: l’ingresso in Unione Europea è una garanzia militare per certi versi ancora superiore all’articolo 5 Nato citato nella bozza».

Ma che ne sarebbe della sovranità dell’Ucraina, dell’aggressore russo premiato, di Mosca addirittura riaccolta nel G8?

«Sono obiezioni più che comprensibili. Ma purtroppo bisogna fare i conti anche con la realtà. E non mi strapperei i capelli per il rientro della Russia nel G8: seppur per Putin sia una straordinaria vittoria simbolica, quel consesso ha oramai un’influenza limitatissima. Basti pensare che manca la Cina…».

Quindi Zelensky dovrebbe accettare quella che ha chiamato la perdita della dignità di un intero popolo?

«Ci sono ampi margini di manovra per migliorare la bozza, come per esempio ottenere maggiori garanzie di sicurezza dall’America. Ma la risposta alla domanda è sì, purtroppo. Tutti i generali occidentali con cui parlo mi dicono che l’Ucraina non riuscirà mai a riconquistare i territori perduti. Ma la mia preoccupazione è un’altra».

Quale?

«Che l’Europa si impunti e faccia deragliare anche questo processo di pace».

Però, scusi, l’Europa ha la guerra alle porte e ancora non ha il potenziale militare per difendersi senza l’America. Le paure dell’Ue e del Regno Unito non sono comprensibili, secondo lei?

«Certo che sì. Ma ci vuole anche un atteggiamento costruttivo, cosa che spesso l’Ue non ha avuto, e così facendo ha lasciato palla a Trump e Putin, avendo un’influenza minima. Per esempio, la responsabile Esteri europea Kaja Kallas, molto ostile verso la Russia, non mi pare la persona giusta per arrivare un compromesso. Secondo me, in questo vuoto diplomatico, la Coalizione dei Volenterosi può svolgere sempre più un ruolo politico, oltre che militare, anche al posto della Ue. Anche perché include il cruciale Regno Unito, e così si isolerebbero anche Paesi filo-Putin come Ungheria e Slovacchia».

Però concorderà che il vero vincitore sembra proprio Putin.

«Non necessariamente, anche perché alcune concessioni ci sono. Oltre a quelle già citate, ci sono i 100 miliardi di asset russi per la ricostruzione dell’Ucraina, più quelli europei. Kiev non entrerà nella Nato, ma, con l’80% del territorio che le rimarrà. potrà armarsi, anche con armi a lungo raggio, e se incrementerà in fretta la sua produzione militare, potrebbe diventare l’Israele di Europa. Ma soprattutto, in questo modo Putin stopperebbe l’aggressione, che mi pare la questione principale ora, visto che la resistenza ucraina sembra alle corde. Ripeto, questo accordo può essere migliorato, ma io lo accetterei prima che Putin cambi idea e magari, con ulteriori conquiste sul campo nelle prossime settimane, si ingolosisca e mandi all’aria anche questi negoziati. A quel punto, se anche Trump decidesse di uscire di scena, sarebbe un dramma persino peggiore per l’Ucraina».

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