Bruxelles – Se accettiamo quel piano, l’Europa sarà, dopo l’Ucraina, la nuova preda dei due grandi predatori: Usa e Russia». Il dubbio che nell’Ue sta emergendo con sempre maggiore forza sulla proposta di pace avanzata da Donald Trump viene sintetizzata con queste parole. Al punto che il nucleo forte dell’Unione inizia a mettere nel conto un vero redde rationem con Washington con il sostegno “solitario” a Kiev.
Il “no” già pronunciato a chiare lettere dai leader del Vecchio Continente, infatti, nasconde una spaccatura interna che si fonda su un quesito: quel piano è emendabile? Sulla base di questo interrogativo si è allora composto un fronte convinto che non lo sia: Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, paesi baltici, scandinavi e la presidenza della Commissione europea iniziano a pensare che vada respinto in blocco. Formando così una coalizione pronta a raccogliere la sfida del sostegno “totale” a Kiev. Nello stesso tempo si è costituito un altro di cui fa parte l’Italia pronto…
Bruxelles – Se accettiamo quel piano, l’Europa sarà, dopo l’Ucraina, la nuova preda dei due grandi predatori: Usa e Russia». Il dubbio che nell’Ue sta emergendo con sempre maggiore forza sulla proposta di pace avanzata da Donald Trump viene sintetizzata con queste parole. Al punto che il nucleo forte dell’Unione inizia a mettere nel conto un vero redde rationem con Washington con il sostegno “solitario” a Kiev.
Il “no” già pronunciato a chiare lettere dai leader del Vecchio Continente, infatti, nasconde una spaccatura interna che si fonda su un quesito: quel piano è emendabile? Sulla base di questo interrogativo si è allora composto un fronte convinto che non lo sia: Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, paesi baltici, scandinavi e la presidenza della Commissione europea iniziano a pensare che vada respinto in blocco. Formando così una coalizione pronta a raccogliere la sfida del sostegno “totale” a Kiev. Nello stesso tempo si è costituito un altro di cui fa parte l’Italia pronto a sostenere la possibilità di modificare diversi punti del progetto redatto dalla Casa Bianca.
Negli incontri di questi giorni, soprattutto a margine del G20 in Sudafrica, sono stati già evidenziati i nodi più vistosi: le garanzie di sicurezza e la riduzione dei soldati ucraini, le concessioni territoriali a Mosca, l’uso da parte degli States degli assett russi congelati in Europa e l’assegnazione a Washington della gestione della ricostruzione, il controllo delle decisioni Ue sull’adesione dell’Ucraina e sulla disposizione delle forze armate, il destino della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Questioni appunto che per il “nocciolo” forte del Vecchio Continente sono irriformabili. Anche perché nella loro analisi sottendono due obiettivi che di fatto determinerebbero la fine dell’Unione: la sua sottomissione economica da parte americana e quella politico-militare da parte russa. Un pericolo che si basa su un aspetto implicito nel piano: la “rigassificazione” russa dell’Europa. Ossia riconsegnare i 27 a una dipendenza energetica da Mosca dimostrata dall’idea di ricostruire la rete del gas proprio in Ucraina che avrebbe come unico scopo riportare il metano ai “vecchi” acquirenti. Non solo. Secondo Francia, Germania, Regno Unito e Commissione, l’intesa Trump-Putin apre la strada ad altre tre questioni che emarginerebbero definitivamente l’Europa a livello geopolitico: la spartizione dell’Artico e delle suo risorse minerarie, l’occupazione economica della Groenlandia e il ritorno alla guerra dei dazi con Washington. Questa linea comporta, per i suoi sostenitori, la possibilità che si arrivi ad una “conta” dentro l’Ue e con gli Usa. Uno schema che comporterebbe la disponibilità ad aiutare Kiev economicamente (anche usando i beni russi congelati) e militarmente. Con una aspettativa che lascia un’unica speranza: che dinanzi alla “linea della fermezza” il presidente americano non se la senta – soprattutto se dovesse manifestarsi una contrarietà nel Congresso – di andare fino in fondo.
Il fronte più “dialogante”, invece, ritiene che si possa ancora mettere in campo una mediazione. Correggendo i punti più controversi del piano trumpiano. Contando sul fatto che Stati membri dell’Ue, come l’Ungheria, non daranno mai il via libera a qualsiasi operazione anti-Putin.
Ma la strada per una mediazione appare sempre più difficile e domani al vertice convocato d’urgenza in Angola durante la missione del G20, i 27 dovranno scegliere una delle due opzioni.