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Città fortificate e rifugi sotterranei, la conquista russa del Donbass potrebbe richiedere anni

(reuters)

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Mosca avanza a un ritmo di circa mille chilometri quadrati ogni cento giorni, per occupare l’intera regione servirebbero almeno 18 mesi. Nel 2025 la campagna condotta con l’impiego di reparti minuscoli, senza affondi in profondità di intere brigate. E questo adesso può pesare nella trattativa sui territori
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A Pokrovsk la lotta prosegue. Le squadre d’assalto ucraine hanno lanciato un contrattacco per eliminare gli avamposti russi a ridosso della linea ferroviaria. La massicciata e i binari sono l’unico spazio vuoto che ostacola l’infiltrazione delle forze di Mosca da sud verso i quartieri settentrionali e può soffocare la resistenza.

In pratica, i difensori tentano di mantenere il possesso della fascia centrale che divide in due la cittadina e si combatte a distanza ravvicinata nella stazione dei treni, nell’edificio del Collegio Pedagogico e nella piazza Sobornyi. Un singolo tank è penetrato tra i palazzi scheletrici, per aprire un varco in questa barriera, ma è stato distrutto dai droni di Kiev. Anche gli incursori dell’intelligence militare Gur partecipano alla battaglia e cercano di eliminare i nuclei russi appostati alle spalle della città.

La situazione della sacca di Pokrovsk resta drammatica: i rifornimenti arrivano soprattutto negli zaini dei soldati che camminano di notte…

A Pokrovsk la lotta prosegue. Le squadre d’assalto ucraine hanno lanciato un contrattacco per eliminare gli avamposti russi a ridosso della linea ferroviaria. La massicciata e i binari sono l’unico spazio vuoto che ostacola l’infiltrazione delle forze di Mosca da sud verso i quartieri settentrionali e può soffocare la resistenza.

In pratica, i difensori tentano di mantenere il possesso della fascia centrale che divide in due la cittadina e si combatte a distanza ravvicinata nella stazione dei treni, nell’edificio del Collegio Pedagogico e nella piazza Sobornyi. Un singolo tank è penetrato tra i palazzi scheletrici, per aprire un varco in questa barriera, ma è stato distrutto dai droni di Kiev. Anche gli incursori dell’intelligence militare Gur partecipano alla battaglia e cercano di eliminare i nuclei russi appostati alle spalle della città.

La situazione della sacca di Pokrovsk resta drammatica: i rifornimenti arrivano soprattutto negli zaini dei soldati che camminano di notte attraverso un varco pieno di pericoli. Tutto avviene in maniera feroce e lenta. Un dato quest’ultimo da non perdere di vista, perché influisce sulle discussioni in corso sul negoziato di pace: l’assedio è cominciato nel giugno 2024 e non si è ancora concluso. Le perdite russe soltanto in questo scontro vengono stimate in 30-40 mila soldati. Quanto tempo e quanti caduti serviranno al Cremlino per espugnare il resto del Donetsk?

La guerra non si fa con le statistiche, ma la metrica può aiutare a valutare le condizioni sul campo. Secondo le fonti ucraine, negli ultimi 19 mesi la Russia ha occupato stabilmente 5.700 chilometri quadrati del Donetsk: nelle mani di Kiev restano 5.335 chilometri quadrati più o meno il venti per cento della regione secessionista.

Oltre alla quantità, c’è una differenza qualitativa dei territori ucraini: la densità di insediamenti, che offrono maggiore possibilità di difesa. Quelli conquistati da Mosca negli scorsi 19 mesi, prima dell’invasione avevano 285 mila abitanti; quelli rimasti agli ucraini ben 580 mila. Le sole Kramatorsk e Slovyansk - le due città più importanti - ne contavano quasi 300 mila. Ovviamente, è molto più facile impossessarsi di pianure senza centri urbani, come sta avvenendo nella regione di Zaporizhzhia, dove l’offensiva in corso marcia più rapidamente, o nei dintorni di Lyman ricchi di boschi che offrono ripari.

Nel Donetsk i russi si sono impadroniti di mille chilometri quadrati ogni cento giorni. Con questo ritmo serviranno diciotto mesi per conquistare totalmente la regione pretesa da Putin. Ma se teniamo presente il fatto che Kramatorsk e Slovyansk sono munite di fortificazioni e di rifugi sotterranei collegati da cunicoli, il Cremlino potrebbero spendere da due a tre anni per completare l’occupazione del Donbass – l’altra regione di Lugansk è già al 99 per cento russa - con un preventivo mostruoso di morti e feriti, da 200 mila a mezzo milione.

La velocità cambia a seconda della natura del terreno e della presenza di postazioni. Dallo scorso 20 agosto, ad esempio, le truppe di Mosca nel quadrante di Lyman-Siversk hanno strappato 580 chilometri quadrati agli ucraini riuscendo a penetrare all’interno dei quartieri di Siversk e circondare parzialmente Lyman. Alcuni video indicano come in questo fronte i russi stiano intensificando il fuoco di artiglieria e lanciarazzi multipli che nei giorni di maltempo colpiscono senza sosta i presidi ucraini, alternandosi così ai droni nell’opera distruttiva.

Questa manovra punta a minacciare Kramatorsk da nord mentre quella su Pokrovsk invece procede verso lo stesso obiettivo da sud. Ma alle spalle di Pokrovsk è stata costruita una linea di trincee e rifugi sotterranei che potrebbe sbarrare per mesi l’ondata degli aggressori. Le cittadine di Kostiantinivka e Dopropillia, sotto attacco da settimane, chiudono le principali strade d’accesso per il capoluogo. Non si esclude che i generali di Mosca possano tentare di passare dalla pianura della confinante regione di Zaporizhzhia per portare l’attacco alla “capitale” del Donetsk da una terza direttrice.

Le linee ucraine però arretrano senza sbandare, rendendo lente e sanguinose le iniziative russe. E pur avendo accelerato il rullo compressore delle sue brigate, non c’è nulla di celere nell’offensiva: anche quando spingono in avanti colonne di mezzi corazzati, non riescono a far crollare la tenuta dell’esercito ucraino. I sacrifici dei soldati di Kiev sono enormi, ma nel Donetsk possono trasformare ogni palazzo in una fortezza. I generali di Putin finora hanno preferito infliggere perdite agli avversari per logorarne le risorse umane: in tutto il 2025 la campagna è stata condotta con l’impiego di reparti minuscoli, senza affondi in profondità di intere brigate. E questo adesso può pesare nella trattativa sui territori.

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