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A Ginevra la trattativa sulle richieste europee, Rubio: intesa possibile

(afp)

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Anche Yermak, mentre esce dall’hotel al fianco del segretario di Stato, si lascia andare ad una piccola manifestazione di ottimismo e definisce il colloquio “molto produttivo”
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Ginevra – «Alla fine decide il presidente Trump». A metà pomeriggio dopo la riunione ristretta a Ginevra tra la delegazione americana e quella ucraina, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, cerca di spargere un po’ di «ottimismo» ma ad una condizione: tutti devono sapere che il verdetto finale spetta solo all’inquilino della Casa Bianca. «La deadline - ripete il segretario di Stato - è che vogliamo concludere il prima possibile, sarebbe ideale farlo entro giovedì». Ma nessuno scommette sull’esito positivo entro questa data. Anche perché per la parte europea più ferma - Francia, Germania, Gran Bretagna e Commissione Ue - la situazione non è ancora risolta. C’è una evidente differenza di opinioni.

Le stanze dell’Hotel Intercontinental a Ginevra, dunque, diventano lo scenario in cui per la prima volta si tenta un concreto percorso di pace in Ucraina. Al piano nobile dell’edificio alla periferia della città, davanti ad un camino acceso, si incontrano le delegazioni di Washington, Kiev,…

Ginevra – «Alla fine decide il presidente Trump». A metà pomeriggio dopo la riunione ristretta a Ginevra tra la delegazione americana e quella ucraina, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, cerca di spargere un po’ di «ottimismo» ma ad una condizione: tutti devono sapere che il verdetto finale spetta solo all’inquilino della Casa Bianca. «La deadline - ripete il segretario di Stato - è che vogliamo concludere il prima possibile, sarebbe ideale farlo entro giovedì». Ma nessuno scommette sull’esito positivo entro questa data. Anche perché per la parte europea più ferma - Francia, Germania, Gran Bretagna e Commissione Ue - la situazione non è ancora risolta. C’è una evidente differenza di opinioni.

Le stanze dell’Hotel Intercontinental a Ginevra, dunque, diventano lo scenario in cui per la prima volta si tenta un concreto percorso di pace in Ucraina. Al piano nobile dell’edificio alla periferia della città, davanti ad un camino acceso, si incontrano le delegazioni di Washington, Kiev, Ue, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Canada. A mezzogiorno prende il via la trattativa. Nelle cartelline degli ambasciatori europei e in quella di Andryi Yermak, l’emissario di Zelensky, c’è un foglio con le richieste concordate tra Europa e Ucraina per le modifiche al piano presentato dal Tycoon.

Le prime tre ore di colloqui si svolgono allora all’interno dell’hotel. Non c’è mai stata una “plenaria” ma una serie di incontri in cui quel foglio viene consegnato a Rubio e a Steve Witkoff, l’inviato speciale di Trump. Con una premessa: la proposta originaria del presidente statunitense non è accettabile. Dopo tre ore la riunione si trasferisce nella sede della “Missione permanente” Usa. Lì il negoziato prosegue soprattutto con un bilaterale tra americani e ucraini. Che procede fino a tarda sera.

«Le riunioni di oggi – sottolinea Rubio durante una breve pausa - sono state le più produttive e significative finora in tutto questo processo, da quando siamo stati coinvolti». A suo giudizio, è stata costruita una piattaforma sulla base dei «contributi di tutte le parti coinvolte, e ora siamo riusciti a esaminare alcuni di questi punti. Abbiamo fatto buoni progressi. I nostri team sono ora nelle loro stanze mentre stiamo lavorando su alcuni dei suggerimenti che ci sono stati offerti». Insomma il piano trumpiano viene corretto e lo stesso Rubio parla di «alcune modifiche nella speranza di ridurre ulteriormente le differenze e avvicinarci a qualcosa che sia l’Ucraina che, ovviamente, gli Stati Uniti possano accettare». Ma fa una premessa che non piace all’Ue: «Non esiste un altro piano, c’è solo quello di Trump». Anche Yermak, mentre esce dall’hotel al fianco del segretario di Stato, si lascia andare ad una piccola manifestazione di ottimismo e definisce il colloquio «molto produttivo». Anzi, a suo parere sono stati compiuti «ottimi progressi per una pace giusta e duratura. Il popolo ucraino merita e desidera questa pace più di ogni altra cosa». Le «priorità» ucraine si fondano in particolare sulla esigenza immediata di sicurezza, sul mantenimento dell’esercito ucraino, sulla sovranità territoriale e sul futura sicurezza che deve dipendere da un impegno della Nato anche se non da un ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica.

Insomma qualcosa si sta muovendo e Zelensky spera in un «risultato positivo». Se tutto andasse per il verso giusto, il presidente ucraino potrebbe volare a Washington per parlare con Trump, mentre Witkoff atterrerebbe a Mosca per discutere con Putin. Ma, appunto, per la svolta definitiva – dopo l’eventuale sì di Kiev e degli europei - servirà l’assenso della Casa Bianca e del Cremlino. Altrimenti come nel gioco dell’oca tutto tornerà al punto di partenza.

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