L’ultimatum di Donald Trump ha messo anche l’Europa con le spalle al muro, obbligandola ad affrontare questioni rinviate troppo a lungo. La domanda circolata freneticamente tra cancellerie e stati maggiori nelle scorse ore è una sola: saremmo in grado di sostenere la resistenza di Kiev se gli Usa tagliassero gli aiuti? Nessuno vuole arrivare a una rottura con la Casa Bianca, ma per negoziare in modo credibile è necessario conoscere le capacità che il resto della Nato può mettere in campo. Due punti chiave di massima urgenza sono stati discussi: l’intelligence e le armi contraeree.
Lo spionaggio dallo spazio, dal cielo, dalle antenne che captano le comunicazioni è fondamentale per anticipare le mosse di Mosca e pianificare i raid dei droni ucraini nella profondità della Russia. Su questo punto c’è un cauto ottimismo: le risorse esistono, ma vanno messe in rete. «Gli strumenti statunitensi sono unici. Questo è chiaro: sono insostituibili, anche a livello di Alleanza atlantica – h…
L’ultimatum di Donald Trump ha messo anche l’Europa con le spalle al muro, obbligandola ad affrontare questioni rinviate troppo a lungo. La domanda circolata freneticamente tra cancellerie e stati maggiori nelle scorse ore è una sola: saremmo in grado di sostenere la resistenza di Kiev se gli Usa tagliassero gli aiuti? Nessuno vuole arrivare a una rottura con la Casa Bianca, ma per negoziare in modo credibile è necessario conoscere le capacità che il resto della Nato può mettere in campo. Due punti chiave di massima urgenza sono stati discussi: l’intelligence e le armi contraeree.
Lo spionaggio dallo spazio, dal cielo, dalle antenne che captano le comunicazioni è fondamentale per anticipare le mosse di Mosca e pianificare i raid dei droni ucraini nella profondità della Russia. Su questo punto c’è un cauto ottimismo: le risorse esistono, ma vanno messe in rete. «Gli strumenti statunitensi sono unici. Questo è chiaro: sono insostituibili, anche a livello di Alleanza atlantica – ha dichiarato a Politico James Appathurai, capo del programma di innovazione Nato Diana -. Allo stesso tempo ci sono soluzioni commerciali che non erano nemmeno immaginabili fino a pochi anni fa». Si tratta di costellazioni di satelliti che offrono riprese con una risoluzione leggermente inferiore a quelli militari ma coprono l’intero pianeta. Appathurai cita la società finlandese Iceye, che fornisce già immagini a Kiev e agli eserciti europei. Ce ne sono diverse altre e sono attive le vedette orbitanti dei servizi segreti: Francia, Germania e anche Italia schierano sistemi avanzati. Il limite da superare è la gelosia nazionale per creare una gestione centralizzata, in modo da tenere sempre d’occhio quello che serve agli ucraini.
Lo scudo di Kiev contro i bombardamenti da giugno riceve pochissimi missili terra-aria: le donazioni americane sono finite e il programma Purl – vendite dagli Usa pagate dai Paesi Ue – si sta dimostrando lentissimo. L’unico modo dei “Volenterosi” per sostenere la resistenza è rinunciare alle proprie riserve: Berlino, Atene, l’Aia, Stoccolma, Bucarest, Madrid hanno centinaia Patriot, ritenuti indispensabili per la sicurezza nazionale. Lo stesso vale per gli Aster 30 di Londra, Parigi, Roma che servono per le batterie Samp-T, due delle quali presenti in Ucraina ma rimaste senza proiettili. C’è la volontà politica di abbassare le proprie difese per prolungare la lotta contro la Russia?
Finora no. La prospettiva di una “pace ingiusta” però appare a molti governi – in prima fila gli scandinavi - come pericolosa per il futuro prossimo perché vista come la premessa ad altre aggressioni russe. E nel calcolo dei rischi influiscono due fattori. Il primo è l’aumento della produzione bellica. Quella di proiettili d’artiglieria è sei volte superiore rispetto al 2022. Pure sulle armi contraeree europee come gli Aster 30 c’è una crescita continua e Macron si sarebbe già espresso in favore di forniture rapide. Ed entro la fine del 2026 entrerà in funzione la mega-fabbrica bavarese di Patriot.
Le considerazioni europee vertono però su uno scenario diverso da quello di Trump. Tutti ritengono drammatiche le condizioni ucraine. Anche Putin però ha bisogno di chiudere in fretta il conflitto. I risultati sul terreno restano limitati: l’assedio di Pokrovsk dura da un anno e mezzo; per occupare il resto del Donetsk – in particolare le città-fortezza di Kramatorsk e Sloviansk - potrebbe volerci altrettanto. Il crollo del prezzo del petrolio pesa già sulle casse di Mosca, obbligata a introdurre tasse impopolari e ridurre i finanziamenti alla possente economia di guerra. La macchina del reclutamento, che fino all’estate ha garantito volontari in abbondanza, sta rallentando e la mobilitazione dei riservisti – al momento destinati alla protezione delle raffinerie in patria – è stata accolta con timore e diffidenza. Insomma, senza un accordo il consenso per il Cremlino rischia di incrinarsi. Un azzardo? Diplomatici e generali dell’Ue vedono questa prospettiva come l’opportunità per trattare oggi una pace in condizioni accettabili per Kiev. Mentre i 28 punti di Trump vengono letti come una replica dell’accordo siglato dallo stesso presidente in Afghanistan, senza coinvolgere gli alleati. E tutti sanno come è andata a finire.