Regno Unito, la sinistra ha un nuovo leader: “Via dalla Nato, reddito universale e tasse ai ricchi”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – “Fuori dalla Nato”. Zack Polanski continua a far discutere. Quarantatré anni, il nuovo leader dei Verdi britannici che stanno volando nei sondaggi con lui alla guida, ha rilasciato una lunga intervista all’Observer. Una conversazione che ha reiterato le accuse di coloro che indicano Polanski come un populista, seppur di sinistra, visto che spiega come il Regno Unito debba uscire al più presto dall’Alleanza Atlantica: “Dovremmo essere più disposti a stare sulle nostre gambe e costruire relazioni con i nostri vicini, invece di esternalizzare la nostra sicurezza nazionale agli Stati Uniti. Dobbiamo creare un’alleanza alternativa basata sulla pace e la diplomazia”.
Lotta al cambiamento climatico, tasse ai ricchi e video virali sul social
Ebreo, gay, denti rotti e vestiti di seconda mano, Polanski piace sempre di più, soprattutto ai giovani, anche per questa sua apparente scarsa attenzione all’immagine, un po’ come un altro esponente della sinistra radicale inglese, l’ex leader l…
LONDRA – “Fuori dalla Nato”. Zack Polanski continua a far discutere. Quarantatré anni, il nuovo leader dei Verdi britannici che stanno volando nei sondaggi con lui alla guida, ha rilasciato una lunga intervista all’Observer. Una conversazione che ha reiterato le accuse di coloro che indicano Polanski come un populista, seppur di sinistra, visto che spiega come il Regno Unito debba uscire al più presto dall’Alleanza Atlantica: “Dovremmo essere più disposti a stare sulle nostre gambe e costruire relazioni con i nostri vicini, invece di esternalizzare la nostra sicurezza nazionale agli Stati Uniti. Dobbiamo creare un’alleanza alternativa basata sulla pace e la diplomazia”.
Lotta al cambiamento climatico, tasse ai ricchi e video virali sul social
Ebreo, gay, denti rotti e vestiti di seconda mano, Polanski piace sempre di più, soprattutto ai giovani, anche per questa sua apparente scarsa attenzione all’immagine, un po’ come un altro esponente della sinistra radicale inglese, l’ex leader laburista Jeremy Corbyn (che ora ha lanciato una nuova, ma già tormentata formazione politica, Your Party).
Ma Polanski, ex ipnoterapeuta, piace anche perché, oltre all’impegno contro il cambiamento climatico, vuole tassare pesantemente i ricchi, vuole lottare contro le disuguaglianze sempre più siderali in questo Paese, cattura l’elettorato a favore dell’accoglienza dei migranti ed è un grande comunicatore.
I suoi video - che lui ammette essere “sostanza con clickbait” - sono sempre virali sui social, e spesso nostalgici di un Regno Unito aperto, più eguale e tollerante che non esiste più, ma sempre pregni di una straordinaria speranza e voglia di “change". Cambiamento.
I Verdi al 17% nei sondaggi
I sondaggi parlano chiaro. L’ultima rilevazione di YouGov due settimane fa ha dato i Verdi al terzo posto, a un clamoroso 17%, a soli due punti sotto il Labour del primo ministro Sir Keir Starmer. Come Farage a destra (in testa ai sondaggi stabilmente con il 30%), Polanski offre soluzioni semplici ma radicali alla sinistra britannica. Solo una bolla, che esploderà presto?
Difficile dirlo ora, ma di certo Polanski, che non è nemmeno deputato a Westminster bensì membro dell’assemblea comunale a Londra, disprezza Starmer e il suo Labour, e ha più volte detto che farà di tutto per farlo cadere e cacciarlo da Downing Street: “Le sue sono politiche di destra mascherate da progressismo. Questo è un partito che è stato complice di un genocidio a Gaza, che ha preso di mira persone disabili e migranti. Non considero più il partito laburista parte della sinistra. Starmer ha dimostrato di essere completamente inaffidabile, incompetente e penso che il pubblico non lo sopporti”, dice al settimanale britannico, "quindi non riesco a immaginare alcuno scenario in cui vorrei lavorare con lui”.
Un problema per Starmer
Di certo, nel brutale sistema elettorale uninominale secco “First Past the Post”, i Verdi così forti (e così ostili) sono un problema enorme per Starmer, perché così Farage potrebbe avere la strada spianata verso Downing Street alle prossime elezioni, previste nel 2029 (sebbene possano essere anticipate). Sir Keir e i suoi già si qualificano come “gli unici in grado di fermare Farage”, esortando soprattutto la sinistra a votare per il Labour per evitare questo “incubo”. Ma allo stesso tempo, sinora il governo Starmer ha fatto molto poco per convincere gli elettori di sinistra (soprattutto su migranti e welfare) e non è scontato che i britannici, e i fan di Polanski, si stringeranno intorno a Sir Keir per stoppare l’avanzata di Farage.
Polanski ha silurato con parole durissime il nuovo e controverso disegno di legge laburista contro l’immigrazione illegale, che impone un asilo a tempo ai migranti e la confisca dei beni per “finanziare” la loro permanenza sul suolo britannico. Secondo il leader dei Verdi, le proposte della ministra dell’Interno Shabana Mahmood sono “disgustose, estreme, disumane e moralmente spregevoli. La migrazione è davvero importante per questo paese. La gente è preoccupata per la mancanza di alloggi popolari, per la difficoltà di ottenere appuntamenti con la sanità pubblica e per la sensazione che il paese sia allo sfacelo. Hanno ragione a sentirsi così, ma questi non sono problemi causati dai migranti: sono problemi causati da multimilionari e miliardari, e da politici che si rifiutano di tassarli e di investire nelle loro comunità”.
La lotta ai ricchi e alle disuguaglianze è un tema che porta enorme consenso a Polanski, forse il suo vero punto forte. “Vogliamo una tassa dell’1% sugli asset pari o superiori a 10 milioni di sterline e del 2% su quelli da un miliardo o più”, spiega, “così avremmo 14 miliardi di sterline in più l’anno. I miliardari stanno accumulando la loro ricchezza in maniera inconcepibile, non si accorgerebbero nemmeno di qualche milione sottratto dal fisco”. Il rischio è che i super-ricchi fuggano dal paese per evitare la tassa, con conseguenze sull’economia di tutto il Paese, ma Polanski non si piega: “Se le persone sono così poco patriottiche, allora che se ne vadano pure.”
Come Mamdani a New York
Polanski sembra avere la stessa energia di un’altra nuova star della politica e della sinistra mondiale, Zohran Mamdani, e di recente è stato invitato a New York proprio per vedere il nuovo sindaco, ma ha rifiutato di prendere l’aereo per andarci. Come Mamdani, Polanski è favorevole a un’assistenza all’infanzia gratuita e ai controlli sugli affitti: “Gli inquilini stanno pagando cifre assolutamente ridicole e dobbiamo davvero mettere un freno. La giustizia sociale è giustizia ambientale. In questo momento, la gente si preoccupa del cibo in tavola e del riscaldamento della propria casa. Non significa che non si preoccupi anche della crisi climatica, ma credo che voglia sapere che saranno le compagnie petrolifere e le grandi aziende a pagare la transizione ecologica”.
Polanski sostiene anche un reddito di base universale “così che chiunque nel Paese riceva una somma incondizionata per pagare l’affitto, il cibo, per assicurarsi di avere abbastanza per vivere”. Ma come si paga tutto questo? “Basta un sistema fiscale più equo”, assicura lui. Polanski vorrebbe anche annullare la Brexit e far rientrare il Regno Unito nell’Unione Europea. Per quanto riguarda la monarchia, invece, la sua abolizione “non è una priorità, ma sono repubblicano”.
Nato David Paulden a Salford, alla periferia di Manchester, Polanski ha cambiato cognome a 18 anni, tornando a quello originario. È cresciuto pensando che i nonni lo avessero anglicizzato per evitare persecuzioni da parte dei nazisti: “Quando avevo circa 16 o 17 anni ho scoperto che lo avevano cambiato per sfuggire all’antisemitismo nel Regno Unito. All’epoca molte famiglie sentivano la necessità di nascondersi nell’ombra”. Allora ha deciso di cambiare anche il nome di battesimo in Zack, dal rifugiato ebreo del romanzo per ragazzi "Goodnight Mister Tom”.
“Durante l’adolescenza, venivo bullizzato sia perché gay sia perché ebreo”, ricorda, “è esattamente ciò che succede a troppi ragazzi in questo paese. Subisco sia antisemitismo sia omofobia quotidianamente, oltre a insulti sui miei denti. La prendo alla leggera e considero queste persone come individui infelici che riversano odio. Amo il mio sorriso e amo essere gay e amo essere ebreo. Quindi devono proprio trovare qualcos’altro per provare a ferirmi”.