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I falchi del Cremlino contro la nuova bozza di Kiev e Ue per la pace: “Proposte irricevibili”

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Putin non si è espresso sul negoziato in Svizzera, ma i suoi blogger bocciano qualsiasi emendamento preparando il “niet” del leader
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«Inaccettabile», scrive il quotidiano economico Kommersant. «Ridicolo», rincara il canale Telegram Rybar legato ai vertici militari russi che conta 1,4 milioni di iscritti. Moskovskij Komsomolets, invece, ironizza giocando con le parole: «Non tutto sta andando secondo i “piani”». Se a Mosca il piano di pace per l’Ucraina in 28 punti presentato dall’amministrazione statunitense non piaceva benché contenesse gran parte delle sue richieste massimaliste, la controproposta di Kiev e dei suoi alleati europei è stata subito respinta. Con un capro espiatorio presto servito: se non c’è margine di trattativa, per i commentatori russi la colpa non è dell’intransigenza del Cremlino che cerca la resa e non il compromesso, ma dei «guerrafondai europei che — scrive ad esempio l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev — vogliono che la guerra continui fino all’ultimo ucraino. Forse sperano semplicemente in un bagno d’oro». Allusione ai lussuosi arredi del corrotto imprenditore ucraino Timur Mindich che…

«Inaccettabile», scrive il quotidiano economico Kommersant. «Ridicolo», rincara il canale Telegram Rybar legato ai vertici militari russi che conta 1,4 milioni di iscritti. Moskovskij Komsomolets, invece, ironizza giocando con le parole: «Non tutto sta andando secondo i “piani”». Se a Mosca il piano di pace per l’Ucraina in 28 punti presentato dall’amministrazione statunitense non piaceva benché contenesse gran parte delle sue richieste massimaliste, la controproposta di Kiev e dei suoi alleati europei è stata subito respinta. Con un capro espiatorio presto servito: se non c’è margine di trattativa, per i commentatori russi la colpa non è dell’intransigenza del Cremlino che cerca la resa e non il compromesso, ma dei «guerrafondai europei che — scrive ad esempio l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev — vogliono che la guerra continui fino all’ultimo ucraino. Forse sperano semplicemente in un bagno d’oro». Allusione ai lussuosi arredi del corrotto imprenditore ucraino Timur Mindich che ha messo in imbarazzo Volodymyr Zelensky.

Intervenendo davanti al Consiglio di Sicurezza, venerdì Vladimir Putin aveva lasciato intendere di aver discusso il piano statunitense in vista del suo incontro in Alaska con Donald Trump, probabilmente durante una delle visite moscovite dell’inviato Steve Witkoff. La «nuova versione», «modernizzata in 28 punti», presentata la scorsa settimana dalla Casa Bianca, sarebbe stata a suo dire però frutto del lavoro della sola amministrazione Trump. Una sottintesa presa di distanza dall’ipotesi di “congelare” la linea del fronte contestata dai falchi perché implicherebbe la rinuncia a parti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson che la Russia non controlla, ma che nel settembre 2022 ha rivendicato come proprie nella Costituzione. «Una trappola», aveva commentato come tanti il filosofo sovranista Aleksandr Dugin. «Non solo Kiev non è stata presa, ma nemmeno i nostri territori costituzionali sono stati liberati. Nel frattempo l’Occidente intende approfittare della tregua per prepararsi meglio e con più calma a una nuova guerra e fermare la nostra avanzata». Quel testo però poteva essere una «base per una soluzione definitiva e pacifica». Almeno così aveva detto Putin a parole. In realtà, già alludeva al fatto che «Kiev e i guerrafondai europei» lo avrebbero respinto. Probabilmente ci contava. La controproposta elaborata a Ginevra ora gli offre l’alibi che cercava.

Sul piano europeo il Cremlino non si è ancora espresso. Ma la propaganda lo ha già definito «irricevibile» perché non contiene più traccia del riconoscimento delle conquiste territoriali russe né della riduzione delle forze armate ucraine e semmai non esclude l’ingresso di Kiev nella Nato. «È superfluo dire che tali proposte saranno respinte senza esitazione dal momento che non riflettono la realtà oggettiva. Alla luce degli ultimi successi delle forze armate russe e dell’aggravarsi dei problemi della cosiddetta Ucraina, le richieste della Ue appaiono ridicole», ha scritto Rybar. «La Russia non ottiene nulla. Viene vagamente menzionato che si parlerà dei territori occupati, ma che tutte le trattative avverranno solo dopo il cessate il fuoco», ha osservato l’inviato di Komsomolskaja Pravda Dmitrij Smirnov concludendo che gli europei «stanno facendo di tutto perché il conflitto continui». Dmitrij Popov di Moskovskij Komsomolets non ha esitato a dirlo: «In realtà, è esattamente ciò che il Cremlino stava aspettando: aveva bisogno di dimostrare chi non vuole la pace. Ora i “guerrafondai” saranno smascherati». Il gioco era probabilmente questo sin dall’inizio: non rifiutare un piano vicinissimo alle richieste russe, ma lasciare che a farlo fosse la controparte.

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