Una Barghouti a Miss Universo: “Ho dato voce ai palestinesi”
di Gabriella ColarussoA suo modo, Nadeen Ayoub ha già fatto la storia diventando la prima donna a rappresentare la Palestina al concorso di Miss Universo, che il 21 novembre, in Thailandia, ha consegnato alla messicana Fatima Bosch il titolo di più bella. Ma è stata la partecipazione di Ayoub ad attirare l’attenzione dei media, prima della stampa scandalistica americana e poi dei giornali israeliani. Il JerusalemPost, quotidiano vicino alla destra, dedica un dettagliato articolo alla 27enne raccontando che è sposata con Sharaf Barghouti, uno dei quattro figli del leader palestinese Marwan, in carcere da 23 anni con una condanna a cinque ergastoli per terrorismo in processi che la sua famiglia ha sempre denunciato come né equi né trasparenti.
Su Instagram, ad agosto, Ayoub si era detta «onorata» di rappresentare il suo popolo «che si rifiuta di essere messo a tacere. Rappresento ogni donna e ogni bambino palestinese, la cui forza il mondo ha bisogno di vedere. Siamo più della nostra sofferenza: siamo resili…
A suo modo, Nadeen Ayoub ha già fatto la storia diventando la prima donna a rappresentare la Palestina al concorso di Miss Universo, che il 21 novembre, in Thailandia, ha consegnato alla messicana Fatima Bosch il titolo di più bella. Ma è stata la partecipazione di Ayoub ad attirare l’attenzione dei media, prima della stampa scandalistica americana e poi dei giornali israeliani. Il JerusalemPost, quotidiano vicino alla destra, dedica un dettagliato articolo alla 27enne raccontando che è sposata con Sharaf Barghouti, uno dei quattro figli del leader palestinese Marwan, in carcere da 23 anni con una condanna a cinque ergastoli per terrorismo in processi che la sua famiglia ha sempre denunciato come né equi né trasparenti.
Su Instagram, ad agosto, Ayoub si era detta «onorata» di rappresentare il suo popolo «che si rifiuta di essere messo a tacere. Rappresento ogni donna e ogni bambino palestinese, la cui forza il mondo ha bisogno di vedere. Siamo più della nostra sofferenza: siamo resilienza, speranza e il battito cardiaco di una patria che vive attraverso di noi», dichiarò. Al quotidiano emiratino The National, aveva raccontato di aver rimandato la partecipazione al concorso perché non voleva andarci «mentre il genocidio era in corso. Volevo concentrarmi di più sul rimanere dietro le quinte, perché i riflettori dovevano essere puntati sulle persone in Palestina che soffrono, piuttosto che su di me».
Nata negli Stati Uniti da genitori palestinesi — il papà di Nablus, la madre di Hebron — Ayoub è cresciuta tra l’America e il Canada e ha vissuto per un po’ negli Emirati prima di tornare a Ramallah. Secondo il Jerusalem Post ha sposato Sharaf nel 2016, e hanno un bambino che porterebbe proprio il nome del nonno in carcere.
Barghouti entrò da ragazzo a far parte di Fatah, il partito erede di Arafat, e fu uno dei leader durante la prima e la seconda Intifada. Arrestato numerose volte, è stato condannato a cinque ergastoli, ma continua ad essere il leader politico più amato dai palestinesi, secondo tutti i sondaggi. Hamas ne ha chiesto la liberazione nell’ultimo scambio di prigionieri seguito all’accordo sulla tregua a Gaza, ma Israele si è opposto. A non volere Barghouti libero, in realtà, non sono solo gli israeliani ma anche alti funzionari dell’Anp di Abu Mazen che temono di vedere destabilizzato il loro potere.
Di recente la moglie di Barghouti, Fadwa, ha lanciato un nuovo appello per la liberazione del marito, assicurando che il suo obiettivo resta quello di sempre: due popoli, due Stati.