✕

Washington attacca Bruxelles: “Una minaccia per l’Occidente le sue politiche sulle migrazioni”

(reuters)

Ascolta l'audio

Gli Usa individuano nella premier italiana Giorgia Meloni, l’ungherese Viktor Orbán e alcuni polacchi gli alleati più stretti, gli unici che affrontano l’emergenza con chiarezza e decisione necessarie
2 minuti di lettura

New York – Il dipartimento di Stato attacca l’Unione europea per le sue politiche imposte ai Paesi membri, che minacciano sovranità e democrazia degli Stati nazionali. Lo fa tenendo un briefing con i giornalisti sulle migrazioni di massa, ma poi allarga il problema ad altri temi come le regole digitali e la libertà di espressione, sulla scia di quanto aveva denunciato a febbraio il vicepresidente JD Vance nel suo discorso alla conferenza per la sicurezza di Monaco. In questa sfida Washington individua nella premier italiana Giorgia Meloni, l’ungherese Viktor Orbán e alcuni polacchi gli alleati più stretti, gli unici che affrontano l’emergenza con chiarezza e decisione necessarie.

Giovedì scorso il dipartimento di Stato ha inviato un cable alle ambasciate americane in Europa, Canada, Australia e Nuova Zelenda, chiedendo di «raccogliere dati sui crimini legati all’immigrazione e agli abusi dei diritti umani facilitati da persone con background di migranti», ed interagire con i governi l…

New York – Il dipartimento di Stato attacca l’Unione europea per le sue politiche imposte ai Paesi membri, che minacciano sovranità e democrazia degli Stati nazionali. Lo fa tenendo un briefing con i giornalisti sulle migrazioni di massa, ma poi allarga il problema ad altri temi come le regole digitali e la libertà di espressione, sulla scia di quanto aveva denunciato a febbraio il vicepresidente JD Vance nel suo discorso alla conferenza per la sicurezza di Monaco. In questa sfida Washington individua nella premier italiana Giorgia Meloni, l’ungherese Viktor Orbán e alcuni polacchi gli alleati più stretti, gli unici che affrontano l’emergenza con chiarezza e decisione necessarie.

Giovedì scorso il dipartimento di Stato ha inviato un cable alle ambasciate americane in Europa, Canada, Australia e Nuova Zelenda, chiedendo di «raccogliere dati sui crimini legati all’immigrazione e agli abusi dei diritti umani facilitati da persone con background di migranti», ed interagire con i governi locali per affrontare il problema. Un secondo messaggio informava che questi temi verranno inseriti nel rapporto annuale di Washington sui diritti umani nel mondo. Ieri un alto funzionario del dipartimento di Stato ha tenuto un briefing con i giornalisti, spiegando il motivo all’origine delle iniziative: «Le migrazioni di massa (illegali e legali) sono una minaccia esistenziale per la civiltà occidentale e la sicurezza dell’Occidente e del mondo». Come prova ha citato gli effetti sull’ordine pubblico, le violenze sessuali commesse «in particolare da estremisti con background islamico», e anche l’impatto economico, ad esempio deprezzando il mercato edilizio. L’obiettivo degli Usa è raccogliere dati, condividerli con gli alleati e se vogliono aiutarli ad affrontare il problema. Il funzionario ha detto che ogni Paese ha il diritto di decidere la propria politica migratoria, quindi l’aspettativa non è che tutti adottino quella dell’amministrazione Trump, però l’obiettivo è riformare la gestione dei diritti umani togliendo la correttezza politica dall’equazione.

L’Italia, secondo il funzionario, è avanti a tutti su questo fronte: «L’amministrazione, a livelli molto superiori al mio, tiene in alta considerazione la premier Meloni, in particolare per la volontà di definire la migrazione di massa per quello che è. Un paio di Paesi in Europa sono stati particolarmente coraggiosi e pronti a sfidare la narrativa prevalente, bugie tipo l’idea radicale dei confini aperti. Meloni è una di queste persone, col premier ungherese Orbán e alcuni amici in Polonia». L’attacco quindi prende di mira soprattutto la Ue, a partire dal Pact on Migration and Asylum, ma il problema va oltre le migrazioni: «Ciò è coerente con le nostre preoccupazioni più ampie in Europa riguardo la sovraregolamentazione e la violazione della sovranità da parte della Ue. Lo abbiamo detto riguardo al Digital Services Act, che spesso censura o soffoca la libertà di espressione, nei Paesi membri ma anche fuori, inclusi gli Usa, l’AI Act e il Digital Markets Act». Uno scontro che va oltre i dazi e scuote le basi dell’alleanza.

Leggi i commenti