✕

Foreman: “Sarà difficile far digerire a Mosca un compromesso sulle conquiste”

Ascolta l'audio

L’intervista al diplomatico britannico: “Le garanzie di sicurezza americane alla fine arriveranno. Kiev resterà sovrana e potrà continuare ad armarsi”
1 minuti di lettura

Londra – Tra gli analisti e nei palazzi che contano a Londra, si sta facendo sempre più strada la convinzione di essere al momento decisivo per la pace in Ucraina e che si può raggiungere un compromesso. Ma le trattative restano complesse, soprattutto su un punto, e potrebbero saltare nuovamente, come ci spiega John Foreman, diplomatico ed ex attaché militare britannico a Mosca e Kiev.

Foreman, siamo al momento decisivo?

«Vedremo. Ma, per la prima volta, americani e ucraini hanno avuto discussioni molto serie a Ginevra. Non date retta alle isterie e alle accuse incrociate delle ultime ore. Anche la corposa delegazione americana in Svizzera lo conferma: Rubio, Kushner, Driscoll, Witkoff, nonostante quest’ultimo non incarni neanche un briciolo di diplomazia…».

Ma il generale Kellogg, inviato Usa per l’Ucraina, si è dimesso.

«Vero, ma la sostanza non cambia. Mentre l’Unione Europea è rimasta fuori dalle trattative, a conferma della sua impotenza. Meglio che per l’Europa negozino solo gli…

Londra – Tra gli analisti e nei palazzi che contano a Londra, si sta facendo sempre più strada la convinzione di essere al momento decisivo per la pace in Ucraina e che si può raggiungere un compromesso. Ma le trattative restano complesse, soprattutto su un punto, e potrebbero saltare nuovamente, come ci spiega John Foreman, diplomatico ed ex attaché militare britannico a Mosca e Kiev.

Foreman, siamo al momento decisivo?

«Vedremo. Ma, per la prima volta, americani e ucraini hanno avuto discussioni molto serie a Ginevra. Non date retta alle isterie e alle accuse incrociate delle ultime ore. Anche la corposa delegazione americana in Svizzera lo conferma: Rubio, Kushner, Driscoll, Witkoff, nonostante quest’ultimo non incarni neanche un briciolo di diplomazia…».

Ma il generale Kellogg, inviato Usa per l’Ucraina, si è dimesso.

«Vero, ma la sostanza non cambia. Mentre l’Unione Europea è rimasta fuori dalle trattative, a conferma della sua impotenza. Meglio che per l’Europa negozino solo gli E3, ossia Gran Bretagna, Francia e Germania. In ogni caso, nonostante questi sforzi e un atteggiamento più costruttivo che in passato, tutto potrebbe saltare».

Come?

«Innanzitutto, per la questione dei territori occupati dalla Russia. Sarà assolutamente decisiva per il raggiungimento della tregua e bisogna vedere che margine di manovra ci sarà con Putin, che continua a voler annettere oblast che non ha conquistato interamente, mentre gli europei non si smuovono dalla “linea di contatto” attuale sul campo di battaglia. Ci sono anche ostacoli costituzionali in Ucraina e Russia sul tema. Alla fine, toccherà a Kiev scegliere, ma anche a Putin: sarà dura far digerire un compromesso sui territori occupati all’ala nazionalista del suo governo. Insomma, è questo il rebus più difficile da risolvere».

E gli altri punti spinosi del compromesso potranno essere superati con più facilità?

«Credo di sì. Le garanzie di sicurezza americane alla fine arriveranno. Kiev rimarrà sovrana e potrà continuare ad armarsi. E se i suoi soldati avranno un tetto (600mila o 800mila) non credo cambi molto in concreto: conta la deterrenza e le garanzie che forniranno gli Usa e gli altri Paesi occidentali. La Russia probabilmente rientrerà nel G20 e ciò è nauseante, ma purtroppo fa parte del compromesso. Alla fine l’Ucraina non potrà entrare nella Nato, ma ciò era scontato da tempo, nonostante i proclami contrari. Ma ora la pressione su Zelensky è più forte che mai, vista la situazione peggiorata sul campo e l’inverno alle porte».

E Trump gli aveva imposto persino un ultimatum con scadenza dopodomani.

«Era chiaro che era la solita “trumpata” per smuovere la situazione. Una guerra del genere non la chiudi in una settimana. Lo sa anche un bambino».

Leggi i commenti