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Il rifugiato Danylo conquista il Giappone: è campione di sumo

Danylo Yavhusishyn

 

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Il 21enne ucraino Yavhusishyn, accolto da Tokyo dopo lo scoppio della guerra, ha vinto la Coppa del primo ministro
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Pechino – Non aveva ancora compiuto 18 anni quando è dovuto fuggire. Fuggire dalla sua Ucraina, invasa dalla Russia. Tre anni dopo, ora che di anni ne ha 21, Danylo Yavhusishyn – o, meglio, Aonishiki, come è conosciuto in Giappone – ha trovato nel Paese del Sol Levante la sua nuova casa. Nel sumo una nuova famiglia. E, domenica, la sua prima vittoria in un grande torneo, quello di Kyushu: sul dohyo ha battuto il mongolo Hoshoryu, diventando il primo ucraino a vincere una competizione così importante, portandosi a casa la Coppa del primo ministro.

Nonostante le speculazioni delle settimane scorse, a consegnargli il trofeo non è stata la premier Sanae Takaichi (in Sudafrica per il G20, non ha dunque sfidato secoli di tradizione salendo sul ring, visto che alle donne è vietato entrare nel sacro dohyo). Ma poco importa. Yavhusishyn, arrivato in Giappone tre anni fa, ha scalato le classifiche a una velocità record: l’Associazione giapponese di sumo terrà presto una riunione per promuoverlo…

Pechino – Non aveva ancora compiuto 18 anni quando è dovuto fuggire. Fuggire dalla sua Ucraina, invasa dalla Russia. Tre anni dopo, ora che di anni ne ha 21, Danylo Yavhusishyn – o, meglio, Aonishiki, come è conosciuto in Giappone – ha trovato nel Paese del Sol Levante la sua nuova casa. Nel sumo una nuova famiglia. E, domenica, la sua prima vittoria in un grande torneo, quello di Kyushu: sul dohyo ha battuto il mongolo Hoshoryu, diventando il primo ucraino a vincere una competizione così importante, portandosi a casa la Coppa del primo ministro.

Nonostante le speculazioni delle settimane scorse, a consegnargli il trofeo non è stata la premier Sanae Takaichi (in Sudafrica per il G20, non ha dunque sfidato secoli di tradizione salendo sul ring, visto che alle donne è vietato entrare nel sacro dohyo). Ma poco importa. Yavhusishyn, arrivato in Giappone tre anni fa, ha scalato le classifiche a una velocità record: l’Associazione giapponese di sumo terrà presto una riunione per promuoverlo al grado di ozeki, il secondo più alto dopo quello di yokozuna, ovvero gran campione. «Voglio puntare a un gradino più in alto», dice ora Aonishiki, che nella cerimonia di ingresso sul ring indossava un kesho mawashi, sofisticato grembiule cerimoniale, decorato con un girasole, simbolo dell’Ucraina. «Che possa realizzare questa nobile aspirazione e tornare un giorno trionfante in una patria pacifica», scrive il quotidiano Asahi Shimbun.

Nato a Vinnytsia, Yavhusishyn ha iniziato a praticare sumo a 7 anni, diventando campione nazionale a 17. Quando scoppiò la guerra riuscì ad evitare per un soffio la leva. Si trasferì prima con la famiglia in Germania e poi, da solo, in Giappone. Lì ha vissuto e si è allenato con Arata Yamanaka, con il quale aveva stretto amicizia durante i mondiali juniores qualche anno prima. «Mi ha accolto calorosamente anche se all’epoca non sapevo una parola di giapponese», disse l’ucraino in un’intervista dello scorso anno all’agenzia Kyodo. Ora il giapponese lo parla fluentemente. «Nel marzo 2022, Yamanaka ricevette una richiesta inaspettata. “Posso trasferirmi in Giappone?”. Un mese dopo, il rifugiato arrivò con la sua valigia. Visse nella casa della famiglia Yamanaka a Kobe e si allenò duramente nel club di sumo dell’Università di Kansai, capitanato dal suo nuovo “fratello maggiore” giapponese», ricorda l’agenzia.

Il sumo ha già avuto campioni stranieri: mongoli, hawaiani, soprattutto. Quando debuttò nel luglio 2023, Yavhusishyn divenne il secondo lottatore di sumo professionista nato in Ucraina: prima di lui c’era stato Serhii “Shishi” Sokolovskyi.

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