Papa Leone vola in Turchia: a Nicea la questione russa mette in difficoltà l’incontro ecumenico
di Iacopo ScaramuzziSarebbe potuto essere il momento per ripartire tutti insieme, senza negare le differenze storiche e le contrapposizioni degli ultimi anni, ma sull’incontro ecumenico che papa Leone XIV presiederà venerdì a Iznik, in Turchia, in occasione del 1700esimo anniversario del Concilio di Nicea si allunga l’ombra della guerra russa in Ucraina, e in particolare l’indisponibilità di Mosca a un dialogo alla pari con le altre Chiese ortodosse.
Una crisi iniziata nel 2016
I problemi non nascono oggi. Le tensioni all’interno dell’Ortodossia, negli ultimi anni, si sono acuite, in particolare tra i due poli principali, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, “primus inter pares” della diverse Chiese autocefale (cioè autonome), e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, a capo della Chiesa numericamente più grande. Il primo scossone a questo già fragile equilibro è arrivato nel 2016. A riprova del legame tr…
Sarebbe potuto essere il momento per ripartire tutti insieme, senza negare le differenze storiche e le contrapposizioni degli ultimi anni, ma sull’incontro ecumenico che papa Leone XIV presiederà venerdì a Iznik, in Turchia, in occasione del 1700esimo anniversario del Concilio di Nicea si allunga l’ombra della guerra russa in Ucraina, e in particolare l’indisponibilità di Mosca a un dialogo alla pari con le altre Chiese ortodosse.
Una crisi iniziata nel 2016
I problemi non nascono oggi. Le tensioni all’interno dell’Ortodossia, negli ultimi anni, si sono acuite, in particolare tra i due poli principali, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, “primus inter pares” della diverse Chiese autocefale (cioè autonome), e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, a capo della Chiesa numericamente più grande. Il primo scossone a questo già fragile equilibro è arrivato nel 2016. A riprova del legame tra politica e religione, il concilio pan-ortodosso indetto dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo – il primo dopo mille anni – partì col piede sbagliato. Doveva tenersi al Fanar, quartiere di Istanbul, sede del patriarcato ecumenico, ma il 24 novembre 2015 un cacciabombardiere russo che volava nello spazio aereo turco fu abbattuto da Ankara. Il presidente Vladimir Putin proibì viaggi di russi in Turchia. Per evitare la defezione del patriarca russo, si decise di spostare la sede dell’incontro a Cipro, e si fissò la data al giugno 2016. Ma nell’imminenza dell’assemblea, quattro patriarcati – russo, bulgaro, georgiano e antiocheno – annunciarono che non avrebbero comunque partecipato.
Il conflitto ucraino
Il nodo ucraino, che già allora ribolliva sotto la superficie, esplose di lì a poco. Proprio mentre si apriva il Concilio di Creta, il parlamento ucraino, sostenuto dall’allora presidente Petro Poroshenko, lanciò un appello a Bartolomeo perché proclamasse l’autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina. Richiesta accolta dal patriarca ecumenico che il 6 gennaio del 2019, nella cattedrale di San Giorgio a Istanbul, presentò il Tomos – il documento che concede l’autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina (altra dalla Chiesa ortodossa – maggioritaria, soprattutto nell’est del paese – legata a Mosca). Per il Cremlino, una chiara manovra occidentale. L’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, ha approfondito la contrapposizione. Il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha benedetto e giustificato spiritualmente la guerra di Putin, il presidente ucraino Zelensky ha messo sotto tutela la chiesa ortodossa ucraina legata a Mosca, la guerra si è caricata di una coloritura religiosa e ha messo a repentaglio la stessa prosecuzione del dialogo mondiale tra le diverse cristiane Chiese, alcune determinate a proseguire i rapporti con Mosca, altre decise a boicottare il patriarcato russo.
Nicea e l’escamotage della pentarchia
L’anniversario del primo Concilio ecumenico della storia, celebrato ben prima che la cristianità si spaccasse in confessioni e Chiese diverse, era l’occasione giusta per tentare di rilanciare l’ecumenismo. Così l’aveva concepita Francesco, così l’ha ereditata Leone XIV. Che nella sua prima e sinora unica intervista del pontificato, ha spiegato: “Papa Francesco aveva già programmato di recarsi a Nicea, poi si è ammalato, la data è stata posticipata due volte e quindi abbiamo dovuto trovare una nuova data. Sono molto interessato a questo e spero di poter andare a Nicea alla fine di novembre. Alcuni avevano inizialmente immaginato un incontro tra il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e me. Ho chiesto che diventasse un'occasione ecumenica per invitare i leader cristiani di molte diverse religioni o comunità cristiane a partecipare tutti a questo incontro a Nicea, perché Nicea è un Credo, è uno dei momenti in cui, prima che avvenissero le diverse divisioni, possiamo ancora trovare una professione di fede comune”.
I patriarchi che danno forfait
La realizzazione di questo progetto si è rivelata però più complessa di quanto sperato. Difficilmente il patriarca russo avrebbe accettato di partecipare a un incontro con il patriarca di Costantinopoli e viceversa. Gli organizzatori dell’evento hanno allora escogitato l’idea di limitare gli inviti ai soli rappresentanti della antica “pentarchia”, ossia le cinque sedi episcopali alle quali nell’antichità era affidato il governo della Chiesa: Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. E vero è che a Iznik, l’antica Nicea, saranno presenti alcuni rappresentanti delle Chiese cristiane di queste cinque sedi, che nel frattempo si sono ramificate e moltiplicate (Chiesa greco-ortodossa, siro-ortodossa, copta…). Ma a quanto riferisce una fonte bene informata non ci saranno né il patriarca greco di Gerusalemme, Teofilo III, né quello di Antiochia, Ioannis X Yazigi. Entrambi molto legati al patriarcato di Mosca.
“Strumento di riconciliazione”
Nonostante queste difficoltà Leone XIV è fiducioso che la commemorazione del Concilio di Nicea, venerdì 28 novembre, sarà un’occasione preziosa per rilanciare l’ecumenismo. “In un mondo diviso e lacerato da molti conflitti”, ha scritto il Papa nella lettera apostolica “In unitate fidei” che ha pubblicato nei giorni scorsi, “l’unica Comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace”.