Le telefonate al Cremlino sul piano per Kiev: scoppia il caso Witkoff
di Rosalba CastellettiSteve Witkoff e Jurij Ushakov, l’ex uomo d’affari e il diplomatico. Sono stati loro a manovrare le fila che hanno portato al piano di pace per l’Ucraina in 28 punti elaborato dall’amministrazione statunitense, ma basato in gran parte su un testo russo. È iniziato tutto il 14 ottobre con una telefonata durata poco più di cinque minuti. Il giorno prima Trump era stato il primo presidente degli Stati Uniti dal 2008 a rivolgersi alla Knesset israeliana forte del trionfo dell’accordo di pace a Gaza. Witkoff, l’inviato speciale di Trump, chiama Ushakov, il consigliere per la politica estera del leader del Cremlino Vladimir Putin e gli propone di mettere a punto un piano simile per porre fine al conflitto in Ucraina. «Ho detto al presidente che la Federazione Russa ha sempre desiderato un accordo di pace. È ciò in cui credo», esordisce Witkoff, stando alla trascrizione esplosiva pubblicata dall’agenzia di stampa statunitense Bloomberg. E suggerisce a Ushakov che Putin chiami Trump per congra…
Steve Witkoff e Jurij Ushakov, l’ex uomo d’affari e il diplomatico. Sono stati loro a manovrare le fila che hanno portato al piano di pace per l’Ucraina in 28 punti elaborato dall’amministrazione statunitense, ma basato in gran parte su un testo russo. È iniziato tutto il 14 ottobre con una telefonata durata poco più di cinque minuti. Il giorno prima Trump era stato il primo presidente degli Stati Uniti dal 2008 a rivolgersi alla Knesset israeliana forte del trionfo dell’accordo di pace a Gaza. Witkoff, l’inviato speciale di Trump, chiama Ushakov, il consigliere per la politica estera del leader del Cremlino Vladimir Putin e gli propone di mettere a punto un piano simile per porre fine al conflitto in Ucraina. «Ho detto al presidente che la Federazione Russa ha sempre desiderato un accordo di pace. È ciò in cui credo», esordisce Witkoff, stando alla trascrizione esplosiva pubblicata dall’agenzia di stampa statunitense Bloomberg. E suggerisce a Ushakov che Putin chiami Trump per congratularsi del successo a Gaza prima dell’attesa visita alla Casa Bianca del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Ecco che cosa penso sarebbe fantastico. Putin potrebbe dire al presidente Trump: “Sai, Steve e Jurij hanno discusso un piano di pace molto simile, in 20 punti, e questo potrebbe essere qualcosa che pensiamo possa spostare un po’ l’ago della bilancia, siamo aperti a questo genere di cose». Poi aggiunge: «Beh, detto tra noi, so cosa ci vorrà per concludere un piano di pace: Donetsk e uno scambio di territori da qualche parte. Ma dico, invece di dirlo in questo modo, diciamolo con più ottimismo, perché credo che arriveremo a un accordo». «Mi sembra una buona idea», ribatte Ushakov che assicura che Putin «si congratulerà» e «dirà che Trump è davvero un uomo di pace e così via». Lo farà il 16 ottobre e, in un paio d’ore al telefono, riuscirà a strappare a Trump un incontro a Budapest, poi rinviato, e anche a sabotare l’invio di missili da crociera Tomahawk a Kiev.
Tra il 24 e il 26 ottobre Ushakov invia a Miami Kirill Dmitriev a presentare a Witkoff la proposta russa, un documento non ufficiale, quello che nel gergo diplomatico inglese viene chiamato non-paper. Che il capo del fondo sovrano russo e inviato presidenziale Dmitriev agisca per conto di Ushakov, lo si evince da un’altra telefonata del 29 ottobre ascoltata da Bloomberg. «Abbiamo bisogno del massimo, non credi? Altrimenti, che senso ha trasmettere qualcosa?», spiega Ushakov a Dmitriev. «Penso che scriveremo questo documento sulla nostra posizione e lo farò circolare informalmente. Non credo che prenderanno la nostra versione alla lettera, ma almeno sarà il più fedele possibile», replica l’inviato. Da diplomatico di lungo corso, Ushakov però sa che i negoziati non saranno uno sprint, ma una maratona. «Potrebbero distorcerlo più tardi, tutto qui. Il rischio c’è», prevede. Non a torto. Il 21 novembre gli Stati Uniti propongono un piano di pace per l’Ucraina favorevole a Mosca, molto vicino al testo russo, ma con qualche modifica. Una «nuova versione», «modernizzata in 28 punti», la definirà Putin. Che, da allora, è stata ulteriormente rivista a Ginevra prima e ad Abu Dhabi poi e che la prossima settimana Witkoff dovrebbe discutere al Cremlino. La fuga di notizie però getta ombra sulla sua visita a Mosca, la sesta.
Trump lo difende. «È ciò che fa un negoziatore», osserva definendo la conversazione una «forma negoziale standard». Ma molti deputati repubblicani ne chiedono le dimissioni. A partire da Don Bacon che accusa Witkoff di «comportarsi come se fosse al soldo della Russia» e di «un fiasco e una macchia per il nostro Paese». La telefonata di Witkoff è «un problema importante è uno dei tanti motivi per cui questi ridicoli spettacoli collaterali e incontri segreti devono finire», gli fa eco Brian Fitzpatrick invitando ad affidare il dossier a Marco Rubio. Per Mosca le intercettazioni sarebbero una «guerra ibrida». «Chi ha incastrato Steve Witkoff?», si chiede ora Kommersant. A scanso di equivoci, però, il Cremlino si schiera con lui e respinge le richieste di dimissioni: «L’obiettivo è sabotare gli sforzi di pace».