La Russia aveva da poco lanciato la sua operazione contro l’Ucraina, riportando la guerra alle porte dell’Europa per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, quando al tenente generale André Bodemann venne affidato l’incarico di redigere l’Oplan Deu: un piano segreto per far fronte a un’eventuale guerra con Mosca. Lo scorso mese di marzo, il team formato da 12 alti ufficiali ha completato la sua prima stesura: 12 mila pagine che descrivono lo spostamento di 800 mila soldati Nato verso il fronte orientale, indicando porti, fiumi, ferrovie, strade, modalità di rifornimento e protezione.
Il dossier, rivela il Wall Street Journal, pone la Germania come hub logistico centrale della Nato in caso di attacco russo, che le autorità tedesche stimano possibile già prima del 2029. Un’eventuale tregua in Ucraina - è il timore di Berlino - potrebbe liberare risorse da parte di Mosca, utilizzabili per esercitare nuove pressioni sui Paesi membri dell’Alleanza. Il piano dunque ora a…
La Russia aveva da poco lanciato la sua operazione contro l’Ucraina, riportando la guerra alle porte dell’Europa per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, quando al tenente generale André Bodemann venne affidato l’incarico di redigere l’Oplan Deu: un piano segreto per far fronte a un’eventuale guerra con Mosca. Lo scorso mese di marzo, il team formato da 12 alti ufficiali ha completato la sua prima stesura: 12 mila pagine che descrivono lo spostamento di 800 mila soldati Nato verso il fronte orientale, indicando porti, fiumi, ferrovie, strade, modalità di rifornimento e protezione.
Il dossier, rivela il Wall Street Journal, pone la Germania come hub logistico centrale della Nato in caso di attacco russo, che le autorità tedesche stimano possibile già prima del 2029. Un’eventuale tregua in Ucraina - è il timore di Berlino - potrebbe liberare risorse da parte di Mosca, utilizzabili per esercitare nuove pressioni sui Paesi membri dell’Alleanza. Il piano dunque ora accelera ed è pensato per rafforzare la deterrenza, non per alimentare l’escalation. “Dobbiamo chiarire ai nostri nemici che, se ci attaccano, non avranno successo”, ha spiegato uno degli ufficiali coinvolti nel progetto al Wsj.
Il ritorno alla logica della Guerra Fredda
Ma perché Oplan Deu possa funzionare serve il contributo di tutti: forze armate, apparati civili, amministrazioni locali, infrastrutture pubbliche e industria. È una mobilitazione che richiama la logica della Guerra Fredda, ma aggiornata alle sfide di oggi e ai suoi limiti: infrastrutture spesso obsolete, normative non adeguate a situazioni d’emergenza e un esercito molto più piccolo rispetto al passato. A fine settembre, ad Amburgo, il piano è stato testato con il “Red Storm Bravo” che riproduceva in scala ridotta l’Oplan Deu: 500 soldati Nato sono sbarcati al tramonto nel porto e hanno formato un convoglio di 65 veicoli diretto verso est, chiamato a fronteggiare blocchi stradali, attacchi con droni e proteste. La polizia ci ha messo due ore per rimuovere i manifestanti e far ripartire il convoglio.
L'ostacolo delle infrastrutture
Errori e carenze messe a nudo dall’esercitazione sono state integrate nel piano: un prova aveva evidenziato la necessità di un semaforo per alleviare gli ingorghi, per esempio, o un terreno non abbastanza grande per ospitare il campo delle truppe. Ma l’ostacolo principale sono state le infrastrutture. Durante la Guerra Fredda autostrade, ponti, stazioni e porti erano progettati per servire come risorse militari, se necessario. Le strade, per esempio, erano costruite per rendere possibili atterraggi di emergenza: i guardrail potevano essere rimossi e una torre di controllo mobile poteva essere installata in pochi minuti. I tunnel e i ponti costruiti dalla fine della Guerra Fredda, invece, non sono idonei all’uso militare. Entro il 2029 Berlino prevede investimenti per 166 miliardi, di cui oltre 100 destinati alle ferrovie trascurate e alla realizzazione di infrastrutture a doppio uso civile-militare. Mentre i porti del Mare del Nord e del Mar Baltico necessitano di lavori per 15 miliardi di euro.
Questi punti della mobilità militare sono tra i segreti più importanti del progetto. Se la Germania dovesse diventare il fulcro logistico della Nato, da dove far passare soldati e armamenti in arrivo dal resto d’Europa e destinate a un eventuale fronte orientale, le sue infrastrutture diventerebbero bersagli primari dei sabotaggi russi. Una strategia già in corso e difficile da contrastare a causa della legislazione tedesca. Le norme attuali, per esempio, vietano ai droni militari di sorvolare aree edificate. «Regole sensate in ambito civile, ma che ne annullano l’utilità militare», osserva Peter Strobel di Quantum Systems, azienda produttrice di droni di sorveglianza sostenuta da Peter Thiel e in trattativa per fornire protezione ai convogli e alle infrastrutture previste dall’Oplan Deu.
La Bundeswehr guarda con ottimismo ai progressi fatti, considerando che il lavoro è iniziato quasi da zero a inizio 2023. Ma gli stress test hanno dimostrato che c’è ancora molto da fare prima che la Germania possa diventare l’hub logistico della Nato. E la sfida più grande rimane l’incertezza dei tempi attuali, visto l’aumento di sabotaggi, attacchi informatici e intrusioni nello spazio aereo: come ha ricordato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, «non siamo ancora in guerra, ma non viviamo più in un tempo di pace».