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Papa Leone arrivato ad Ankara: il suo primo viaggio nel segno del dialogo in un mondo in guerra

(agf)

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Prevost è arriva stamattina in Turchia, dove vede Erdogan e poi prosegue per Istanbul. Dal 30 novembre a Beirut. La commemorazione del Concilio di Nicea, la visita alla “moschea blu”, la preghiera al porto della capitale libanese colpito da un’esplosione nel 2020
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Papa Leone XIV inizia oggi il primo viaggio internazionale del pontificato, sei giorni in Turchia e Libano, per ravvivare un dialogo ecumenico e interreligioso che le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno severamente danneggiato.

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Il dialogo e le guerre

L’invasione russa dell’Ucraina ha messo a repentaglio deteriorato le relazioni all’interno dell’Ortodossia, e in particolare quella tra il patriarca ecumenico di Costantinopoli e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Una tensione che si è propagata anche alle altre Chiese cristiane e che si riverbera anche nell’incontro ci venerdì per commemorare il Concilio di Nicea. Quanto al Medio Oriente, il 7 ottobre e la guerra israeliana a Gaza hanno messo a dura prova il dialogo tra musulmani, ebrei e cristiani. Il mondo musulmano ha generalmente apprezzato gli appelli di Francesco prima e di Leone poi per la Striscia di Gaza, con la composita gala…

Papa Leone XIV inizia oggi il primo viaggio internazionale del pontificato, sei giorni in Turchia e Libano, per ravvivare un dialogo ecumenico e interreligioso che le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno severamente danneggiato.

(agf)

Il dialogo e le guerre

L’invasione russa dell’Ucraina ha messo a repentaglio deteriorato le relazioni all’interno dell’Ortodossia, e in particolare quella tra il patriarca ecumenico di Costantinopoli e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Una tensione che si è propagata anche alle altre Chiese cristiane e che si riverbera anche nell’incontro ci venerdì per commemorare il Concilio di Nicea. Quanto al Medio Oriente, il 7 ottobre e la guerra israeliana a Gaza hanno messo a dura prova il dialogo tra musulmani, ebrei e cristiani. Il mondo musulmano ha generalmente apprezzato gli appelli di Francesco prima e di Leone poi per la Striscia di Gaza, con la composita galassia ebraica si sono moltiplicati gli attriti.

Un’agenda serrata

Robert Francis Prevost è arrivato stamattina a Ankara, dove incontrerà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, e proseguirà oggi stesso per Istanbul. Domani, venerdì 28, presiede a Iznik, l’antica Nicea, un incontro di preghiera ecumenico per il 1700 anniversario del primo Concilio ecumenico, e a Istanbul incontra il rabbino capo della Turchia. Sabato 29 si reca in visita alla “moschea blu” di Istanbul, poi dal patriarca ecumenico di Costantinopoli e celebra messa per i cattolici turchi. Domenica 30 dopo aver visitato la cattedrale armena di Istanbul si trasferisce a Beirut, unico paese del Medio Oriente dove i cristiani sono il 30 per cento della popolazione e sono rappresentati nelle istituzioni al pari dei musulmani sunniti e sciiti, e incontra i vertici dello Stato. Lunedì primo dicembre nella capitale e nei suoi dintorni ha un incontro ecumenico e interreligioso. E martedì 2 prima di ripartire per Roma sosta al porto di Beirut, colpito il 4 agosto 2020 da una devastante esplosione, e poi celebra messa sul lungomare.

(reuters)

La prima volta

Quello in Turchia e Libano è il primo viaggio del nuovo Papa, che attende la fine del Giubileo, il 6 gennaio prossimo, per annunciare nuove trasferte che avverranno, prevedibilmente, in Africa, Europa e America Latina. C’è grande attesa per le parole e i gesti di Leone, un Pontefice dal temperamento più riservato del predecessore, ma che ha rivelato esplicitamente che viaggiare gli è sempre piaciuto: da missionario e vescovo in Perù, e poi da priore degli agostiniani per 12 anni, Prevost è infatti il primo Papa che già prima di essere eletto ha già visitato molte paesi in tutti i continenti. Le richieste di accredito sono state numerose come è raramente avvenuto per un viaggio papale e alla fine nel seguito ci sono un’ottantina di giornalisti tra i quali tutti i grandi network televisivi statunitensi. Nel corso del viaggio Leone XIV pronuncerà i discorsi e le omelie in inglese e francese, non in italiano.

Eredità di Francesco

Il Pontefice nato a Chicago ha ereditato entrambi i viaggi da papa Francesco. Per recarsi in Libano Bergoglio attendeva che si sciogliesse la prolungata crisi politica che per due anni ha impedito l’elezione di un presidente, poi eletto a gennaio scorso nella persona di Michel Aoun. Quanto alla Turchia, è lì, a Iznik, che si celebra quest’anno l’anniversario del Concilio di Nicea: Francesco, che era già stato nel paese nel 2014, avrebbe fatto un viaggio breve ma il nuovo Papa non può non fare una più ampia visita di Stato in Turchia.

Sicurezza e polemiche

Dopo l’ennesimo raid israeliano su Beirut dello scorso 23 novembre, costato la vita a un alto funzionario di Hezbollah, il quotidiano libanese L’Orient Le Jour ha lanciato un sondaggio per chiedere ai lettori se ritenessero che il Papa avrebbe annullato la visita. Dal Vaticano spargono rassicurazioni. “Si sono prese tutte le precauzioni ritenute necessarie”, ha detto il portavoce Matteo Bruni. Nelle scorse settimane ha fatto il giro del web il video della regina Rania di Giordania, palestinese di nascita, che, ricevuta in Vaticano, posa accanto al Papa per una foto e gli domanda a mezza bocca se ritenga che sia sicuro viaggiare in questo momento in Libano, e Prevost che, sempre a mezza bocca, risponde: “Well, we’re going”, beh, noi andiamo. Diversi gruppi libanesi hanno peraltro invitato il Papa a visitare il sud del Libano, ossia la zona più colpita in questi mesi dai raid israeliani. In Turchia, invece, piccoli gruppi nazionalisti protestano per la visita del Papa parlando di un “complotto ecumenico americano”.

(reuters)

Il nodo di Nicea

Politica e religione si intrecciano a Nicea sin dall’inizio. Il Concilio fu convocato per decidere se accettare o rigettare la tesi di Ario, che negava l’uguaglianza tra Dio e Gesù. Come spiega Luigi Sandri nella sua imprescindibile storia dei Concili, “Dal Gerusalemme I al Vaticano III” (Il margine), “questa disputa sarebbe passata del tutto inosservata alle autorità romane se fosse rimasta nel puro ambito teologico. Il guaio, o la fortuna (dipende dai punti di vista), fu che essa travalicò le sedi accademiche e, in Oriente, divenne oggetto di dibattito pubblico anche tra la gente, magari ignara di teologia ma, comunque, polemicamente divisa tra sostenitori e avversari delle tesi di Ario. L’imperatore Costantino, anch’egli digiuno di teologia, ma ben consapevole dell’importanza dell’unità della Chiesa per rafforzare l’unità dell’impero, decise – lui, non il papa del tempo, Silvestro I – di chiamare a un Concilio ecumenico, a Nicea, i vescovi dell’impero, affidando loro questo mandato: stabilite quale sia la retta fede cristiana, io la farò osservare”. Il Concilio sancì il Credo – poi integrato dal Concilio di Costantinopoli – che, scrive il giovane teologo Antonio Ballarò in un libro fresco di stampa, “La forma del Credo” (Edb), “inaugura un nuovo filone della tradizione dell’esperienza ecclesiale”. E che nonostante divisioni e conflitti i cristiani di tutto il mondo e di tutte le confessioni recitano ancora oggi.

Il messaggio al Pontefice

"L'armonia interreligiosa e il pluralismo culturale hanno a lungo costituito tratti fondamentali delle civiltà sorte lungo le rive del Mediterraneo, anche se ora stentiamo a ricordarlo. È tempo che l'anelito alla pace e alla stabilità, proprio di tutti i popoli, si traduca in iniziative concrete. La Sua presenza in Turchia e Libano senz'altro rinvigorirà le ragioni dell'unità e della fratellanza umana. Con questi auspici, desidero rivolgere alla Santità Vostra i più fervidi auguri per questa missione pastorale, rinnovando, al contempo, le espressioni della mia profonda stima e considerazione". Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio inviato a papa Leone in occasione del viaggio del Pontefice in Turchia e Libano.

"Santità - scrive il Capo dello Stato - desidero farLe pervenire il mio ringraziamento per il messaggio che ha voluto indirizzarmi nel momento in cui si accinge a partire per il Suo primo viaggio apostolico in Turchia e Libano".

“Il pellegrinaggio all'antica Nicea, – continua – in occasione del millesettecentesimo anniversario del primo Concilio ecumenico della storia, e gli altri significativi incontri in programma suscitano sentimenti di speranza e di fiducia in tutti coloro che condividono l'impegno a favore del rispetto della dignità umana e del diritto fondamentale alla libertà religiosa. Su tali presupposti dell'ecumenismo e del dialogo tra le fedi trovano solide fondamenta anche le prospettive di una pacifica convivenza tra le genti. Nel corso del Suo viaggio visiterà terre dove la Chiesa ha una presenza antichissima e tuttora vivace, lì dove, lungo i secoli, si sono incontrati e confrontati popoli e culture diverse in un processo di reciproco arricchimento. Sono certo che ovunque la Sua testimonianza conforterà le donne e gli uomini di buona volontà, che ripudiano violenze e sopraffazioni, adoperandosi ogni giorno affinché tacciano le armi e prevalgano le ragioni del dialogo, della ricerca del bene comune".

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