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Leone XIV incontra Erdogan: “La Turchia può avere un ruolo per favorire pace e dialogo nel mondo”

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Sul volo da Roma a Ankara saluta i giornalisti e augura buon Thanksgiving ai cronisti statunitensi. Tra i regali, una targa dall’Ucraina, una mazza da baseball degli White Sox e diverse “pumpkin pies”. Nel discorso alle autorità famiglia, ruolo delle donne e società plurale
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La Turchia può favorire il dialogo e la pace nel mondo in un frangente storico nel quale il multilateralismo è in crisi e “prevalgono strategie di potere economico e militare”. Papa Leone XIV tende la mano a Recep Tayyip Erdogan che lo ha accolto a Ankara, prima tappa di un viaggio di sei giorni in Turchia e Libano. Sul volo da Roma alla capitale turca il Pontefice ha tra l’altro augurato buon “thanksgiving” ai cronisti statunitensi presenti, la giornata del ringraziamento che cade oggi.

(reuters)

“Servono personalità dialoganti”

“Signor Presidente”, ha detto papa Leone nel discorso che ha rivolto alle autorità turche, “possa la Türkiye essere un fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli, a servizio di una pace giusta e duratura”. Il Papa ha adottato la dizione recentemente scelta dal governo turco, “Türkiye”, anziché il più usuale “Turchia”. “La visita in Türkiye di quattro Papi, Paolo VI …

La Turchia può favorire il dialogo e la pace nel mondo in un frangente storico nel quale il multilateralismo è in crisi e “prevalgono strategie di potere economico e militare”. Papa Leone XIV tende la mano a Recep Tayyip Erdogan che lo ha accolto a Ankara, prima tappa di un viaggio di sei giorni in Turchia e Libano. Sul volo da Roma alla capitale turca il Pontefice ha tra l’altro augurato buon “thanksgiving” ai cronisti statunitensi presenti, la giornata del ringraziamento che cade oggi.

(reuters)

“Servono personalità dialoganti”

“Signor Presidente”, ha detto papa Leone nel discorso che ha rivolto alle autorità turche, “possa la Türkiye essere un fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli, a servizio di una pace giusta e duratura”. Il Papa ha adottato la dizione recentemente scelta dal governo turco, “Türkiye”, anziché il più usuale “Turchia”. “La visita in Türkiye di quattro Papi, Paolo VI nel 1967, Giovanni Paolo II nel 1979, Benedetto XVI nel 2006 e Francesco nel 2014”, ha notato il Papa, “attesta che la Santa Sede non solo mantiene buone relazioni con la Repubblica di Türkiye, ma desidera cooperare a costruire un mondo migliore con l’apporto di questo Paese, che costituisce un ponte tra Est e Ovest, tra Asia ed Europa, e un crocevia di culture e religioni. L’occasione stessa di questo viaggio, il 1700esimo anniversario del Concilio di Nicea (che il Papa presiederà domani a Iznik, l’antica Nicea, ndr.), ci parla di incontro e di dialogo, come pure il fatto che i primi otto Concili ecumenici si tennero nelle terre dell’attuale Türkiye. Oggi più che mai”, ha rimarcato il Papa, “c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che papa Francesco chiamava ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva! Ne va del futuro dell’umanità. Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva”, ha detto il Papa, “sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato”.

Gaza e l’Ucraina

Nel suo discorso Erdogan ha tra l’altro espresso apprezzamento per la posizione della Santa Sede sulla guerra israeliana a Gaza, ricordando gli spari che hanno colpito la parrocchia della Striscia e la necessità di garantire lo status di Gerusalemme e lavorare per una soluzione dei due Stati. “Gli appelli del nostro stimato ospite alla pace e al dialogo sono estremamente preziosi per il successo del processo diplomatico", ha poi detto in merito al conflitto tra Russia e Ucraina.

Onori militari e simboli nazionali

Giunto ad Ankara poco dopo mezzogiorno (le due in Turchia), Leone, dopo aver reso omaggio al mausoleo di Ataturk, il fondatore dello Stato turco moderno e laico, è stato poi ricevuto da Erdogan dall’imponente palazzo presidenziale che il leader turco ha fatto costruire negli anni scorsi su una collina che sovrasta la capitale. Scortato dalla cavalleria fino al cancello d’ingresso, il Papa e il presidente hanno assistito all’esecuzione degli inni e degli onori militari e alla guardia d’onore, alla presenza, tra l’altro, di militari vestiti in abiti tradizionali che, secondo una ricostruzione nazionale degli ultimi decenni, rappresenterebbero 16 Stati turchi precedenti la nascita dello Stato moderno. Sullo sfondo, il monumento ai “martiti di Ankara del 15 luglio”, ossia le vittime del tentato golpe contro Erdogan del 2016.

(reuters)

Società plurale e ruolo delle donne

Nel suo discorso alle autorità, senza nel compound presidenziale, il Papa ha toccato, con diplomazia, alcuni temi della società turca odierna. “Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità”, ha detto, la Turchia alberga “un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile”. Leone ha poi tessuto un elogio della famiglia, perché “più che in altri Paesi, la famiglia conserva nella cultura turca una grande importanza e non mancano iniziative per sostenerne la centralità. Al suo interno, infatti, maturano atteggiamenti essenziali per la convivenza civile e una prima, fondamentale sensibilità verso il bene comune. Certo”, ha aggiunto, “ogni famiglia può anche chiudersi in sé stessa, coltivare inimicizie, o impedire a qualcuno dei suoi membri di esprimersi, fino a ostacolare lo sviluppo dei suoi talenti”. E se “nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile”, Prevost ha notato che “le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque”, ha detto il Papa, “sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale”.

Cristiani e dignità di tutti

Quanto ai cristiani, Leone XIV, che ha ricordato la figura di Giovanni XXIII, “papa turco” perché per lunghi anni delegato apostolico a Istanbul, ha assicurato “che all’unità del vostro Paese intendono contribuire positivamente anche i cristiani”. Più in generale, “in una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi”, ha detto il Papa: “Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche”.

Sul volo da Roma

Ai giornalisti che lo hanno accompagnato sul volo da Roma a Ankara, il Papa ha detto, in inglese, che non vedeva l’ora di compiere questo viaggio “per quello che significa per tutti i cristiani, ma è anche un grande messaggio al mondo intero, e in particolare – ha detto – la presenza mia, della Chiesa, dei credenti sia in Turchia che in Libano speriamo che annunci, trasmetta, proclami quanto è importante la pace in tutto il mondo, e inviti tutti i popoli a cercare insieme una maggiore unità, una maggiore armonia, e cercare strade in modo che tutti gli uomini e le donne possano essere veramente fratelli e sorelle nonostante le differenze, nonostante le diverse religioni, nonostante le diverse fedi.

Speriamo di poter contribuire a promuovere la pace e l’unità in tutto il mondo”. Leone ha ricordato in particolare l’incontro ecumenico che avrà luogo domani a Iznik, l’antica Nicea, nel 1700esimo anniversario del primo Concilio ecumenico.

(agf)

Robert Francis Prevost si è fermato a salutare uno per uno gli ottanta giornalisti, fotografi e operatori che lo accompagnano in volo, scambiando sorrisi, battute, e prestandosi a richieste di foto, selfie e, per alcuni, benedizioni. A dargli il benvenuto la giornalista messicana Valentina Alazraky, decana dei vaticanisti, che iniziò a partecipare ai viaggi papali con la visita di Giovanni Paolo II in Messico nel 1979: “Papa Francesco in Argentina non amava i giornalisti e quando fece il primo viaggio si rivolse a noi dicendo: sono nella gabbia dei Leoni. Ora il Leone è lei, ma ha già rotto il ghiaccio con noi a Castel Gandolfo”, quando all’uscita dalla villa Barberini, dove è solito trascorrere un giorno libero, il martedì, si ferma a rispondere alle domande dei cronisti che lo attendono.

Ai giornalisti che glielo chiedevano il Papa ha detto che spera di recarsi prossimamente in Algeria e in Spagna. Un cronista di origini libanesi gli ha raccontato di avere assistito bambino alla visita di Giovanni Paolo II a Beirut trent’anni fa e di non potersi immaginare di accompagnare adesso un altro Papa in Libano: “Neanche io me lo immaginavo”, ha commentato Prevost. Tra i regali che gli sono stati dati, un certificato di ringraziamento delle autorità di Kharkiv, in Ucraina, dove sono da poco arrivati gli aiuti che il Papa ha inviato tramite il cardinale Konrad Krajewski. Da parte dei numerosi giornalisti statunitensi presenti a bordo del volo Alitalia c’è chi gli ha regalato una mazza da baseball appartenuta a Nellie Fox, giocatore dei White Sox dei quali Prevost è tifoso, e poi molti auguri di “Thanksgiving”, la festa di ringraziamento che cade proprio oggi, e un paio di torte alla zucca in dono, le “pumpkin pies” tipiche Oltreoceano di questa ricorrenza.

Il Papa stesso nel suo breve saluto ha fatto riferimento al “Thanksgiving”: “È un bellissimo giorno per celebrare e voglio iniziare dicendovi grazie, a tutti e ciascuno di voi”, ha detto ai giornalisti, “per il servizio che offrite al Vaticano, alla Santa Sede, alla mia persona ma a tutto il mondo: è così importante oggi che il messaggio sia trasmesso in un modo che riveli veramente la verità e l’armonia di cui il mondo ha bisogno”.

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