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Putin gela i negoziati: “Tregua solo se Kiev si ritira dalle regioni contese”

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Il leader dal Kirghizistan: “Altrimenti lo prenderemo con le armi”. Nuovo incontro Usa-Ucraina. Il Cremlino: “I colloqui un baccanale”
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Che cosa vuole davvero Vladimir Putin per porre fine al conflitto in Ucraina? «Tutto», spiegano gli analisti. E, anche se sembra incredibile, il “tutto” del presidente russo è persino più di quanto prevedesse il piano in 28 punti elaborato dagli Stati Uniti che pure accoglieva gran parte delle reiterate richieste di Mosca prima che venisse «aggiornato e perfezionato» lo scorso fine settimana a Ginevra insieme a europei e ucraini. Ieri lo ha chiarito lo stesso leader del Cremlino.

Parlando in conferenza stampa a Bishkek, in Kirghizistan, Putin è stato perentorio. «Riceviamo ancora richieste di cessate il fuoco qui e lì. Le ostilità cesseranno se le truppe ucraine si ritireranno dai territori che occupano», ha detto a margine di un incontro con i leader delle ex Repubbliche sovietiche centrasiatiche. Putin alludeva alle quattro regioni ucraine che la Russia ha riconosciuto come suoi “nuovi territori” nel settembre 2022, ma che controlla soltanto in parte. «Se non si ritireranno, le es…

Che cosa vuole davvero Vladimir Putin per porre fine al conflitto in Ucraina? «Tutto», spiegano gli analisti. E, anche se sembra incredibile, il “tutto” del presidente russo è persino più di quanto prevedesse il piano in 28 punti elaborato dagli Stati Uniti che pure accoglieva gran parte delle reiterate richieste di Mosca prima che venisse «aggiornato e perfezionato» lo scorso fine settimana a Ginevra insieme a europei e ucraini. Ieri lo ha chiarito lo stesso leader del Cremlino.

Parlando in conferenza stampa a Bishkek, in Kirghizistan, Putin è stato perentorio. «Riceviamo ancora richieste di cessate il fuoco qui e lì. Le ostilità cesseranno se le truppe ucraine si ritireranno dai territori che occupano», ha detto a margine di un incontro con i leader delle ex Repubbliche sovietiche centrasiatiche. Putin alludeva alle quattro regioni ucraine che la Russia ha riconosciuto come suoi “nuovi territori” nel settembre 2022, ma che controlla soltanto in parte. «Se non si ritireranno, le espelleremo con la forza delle armi. Tutto qui».

Il resto è il solito cerchiobottismo putiniano per non chiudere il dialogo col presidente statunitense Donald Trump — che la prossima settimana invierà Steve Witkoff, e forse il genero Jared Kushner, a recapitargli a Mosca il testo modificato e «suddiviso in quattro parti separate» — ma anche per puntualizzare che la Russia non arretra. La parzialità di Witkoff palesata dalle sue telefonate trapelate con Mosca? «Un’assurdità». «Sarebbe sorprendente se ci lanciasse maledizioni, fosse molto maleducato e poi arrivasse per stringere legami con noi». Sì, «vediamo che la parte americana tiene conto della nostra posizione, discussa prima e dopo Anchorage» e, sì, il piano americano potrebbe «costituire la base per accordi futuri», ma non «ci sono bozze di trattato, ci sono una serie di questioni che erano state proposte per essere discusse e formulate definitivamente... Sarebbe scortese da parte mia parlare di versioni definitive, dato che non ce ne sono».

A negoziare per la Russia saranno i suoi consiglieri Vladimir Medinskij, già capo negoziatore a Istanbul, e Jurij Ushakov, oltre al ministero degli Esteri. «Dobbiamo sederci e discuterne seriamente. Dobbiamo tradurre tutto in un linguaggio diplomatico. Ogni parola conta». A partire dal riconoscimento della Crimea, la penisola ucraina annessa nel 2014, e del Donbass, dove le forze russe controllano tutta la regione di Lugansk e gran parte di quella di Donetsk. Riconoscimento «internazionale, non dell’Ucraina», precisa il leader del Cremlino, sollevando ancora una volta il tema della legittimità del presidente ucraino Volodymyr Zelensky con cui, a suo dire, sarebbe «impossibile legalmente» firmare un accordo.

Poco importa che il capo dello staff del presidente ucraino, Andriy Yermak, abbia annunciato un nuovo incontro con gli statunitensi per «consolidare i risultati ottenuti a Ginevra». Putin fa capire che quelli che Trump ha definito «piccoli dettagli che devono essere risolti», e Kiev «linee rosse», per Mosca rappresentano i «punti chiave» per porre fine al conflitto. Persino il tetto di 600mila uomini dell’esercito ucraino proposto dagli Usa, che Kiev avrebbe chiesto di portare a 800mila, sarebbe più generoso dei 100mila prospettati da Mosca a Istanbul. A «chi in Occidente vuole raggiungere la pace il più rapidamente possibile, anche a costo di alcune concessioni reciproche», Putin lancia un avvertimento: «Tutto ciò che è accaduto a Kupyansk continuerà a ripetersi in altre aree. Il crollo del fronte sarà inevitabile».

«Putin vuole ancora tutto», commenta Max Bergmann, direttore del programma Europa, Russia ed Eurasia presso il Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (Csis). E quanto poco la Russia creda nei nuovi colloqui, lo dimostra anche la scaletta dei tg di Stato che aprono tutti sulla visita di Putin in Kirghizistan e quasi ignorano il nuovo impulso ai negoziati sull’Ucraina. Per il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov il fervore occidentale per il “piano di pace” non è altro che puro «baccanale informativo».

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