ISTANBUL – Fratelli e sorelle «nonostante le differenze, nonostante le diverse fedi». Leone XIV arriva in Turchia per il primo viaggio del pontificato, che da sabato prosegue in Libano, e vuole costruire la pace, senza ingenuità. Le guerre in Ucraina e la Terra Santa hanno frantumato il dialogo ecumenico e interreligioso, per ricostruire il tessuto serve il filo della pazienza e della diplomazia.
Ad Ankara Prevost tende la mano a Erdogan: il presidente, che lo riceve nello sfarzoso palazzo che ha fatto costruire su una collina che sovrasta la capitale, è un interlocutore-chiave in Medio Oriente. Nel suo discorso il Papa accenna ai nodi che agitano la società turca, a partire dalla repressione dell’opposizione, ma prevalgono la prudenza e il tono diplomatico.
Rileva la ricchezza del Paese, e sottolinea: «Una società è viva se è plurale». Quando parla delle donne ricorda la loro «partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica». Quanto ai cristiani, «intendono cont…
ISTANBUL – Fratelli e sorelle «nonostante le differenze, nonostante le diverse fedi». Leone XIV arriva in Turchia per il primo viaggio del pontificato, che da sabato prosegue in Libano, e vuole costruire la pace, senza ingenuità. Le guerre in Ucraina e la Terra Santa hanno frantumato il dialogo ecumenico e interreligioso, per ricostruire il tessuto serve il filo della pazienza e della diplomazia.
Ad Ankara Prevost tende la mano a Erdogan: il presidente, che lo riceve nello sfarzoso palazzo che ha fatto costruire su una collina che sovrasta la capitale, è un interlocutore-chiave in Medio Oriente. Nel suo discorso il Papa accenna ai nodi che agitano la società turca, a partire dalla repressione dell’opposizione, ma prevalgono la prudenza e il tono diplomatico.
Rileva la ricchezza del Paese, e sottolinea: «Una società è viva se è plurale». Quando parla delle donne ricorda la loro «partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica». Quanto ai cristiani, «intendono contribuire all’unità del vostro Paese», dice. «È fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio», scandisce, «uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi». Di più, su questi temi, non dice.
Leone è invece esplicito nell’apertura di credito al ruolo internazionale di Erdogan. «Signor Presidente, possa la “Türkiye” essere un fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli, a servizio di una pace giusta e duratura», gli dice, con l’accortezza di usare la nuova dizione adottata dal governo, “Türkiye”, anziché il più comune “Turchia”.
«Oggi più che mai», rimarca, in tempi di guerre e crisi del multilateralismo, quando «prevalgono strategie di potere economico e militare», c’è «bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia». Erdogan evidenzia la sintonia su Gaza e Gerusalemme, ricorda la parrocchia della Striscia colpita dall’esercito israeliano, ostenta sintonia anche sul dossier ucraino.
La sera Leone è già a Istanbul, dove domani visiterà la cosiddetta “moschea blu”, e da dove oggi parte per una cerimonia nell’antica Nicea per commemorare il 1700esimo anniversario del primo Concilio. Politica e religione si intrecciano: il sogno iniziale era coinvolgere tutte le Chiese cristiane, ma la guerra ucraina benedetta dal patriarca russo ha affondato i già incrinati rapporti tra Mosca e Costantinopoli. Kirill a Nicea non sarebbe mai venuto.
Per sbloccare l’impasse si è escogitato di invitare i soli cinque patriarchi che nel passato remoto governavano la cristianità, ma alla fine ci saranno il Papa (Roma), Bartolomeo (Costantinopoli) e il patriarca di Alessandria, non quelli di Gerusalemme e Antiochia legati a doppio filo a Mosca. Papa Leone lo sa: serve pazienza e perseveranza, nonostante, anzi proprio a causa, delle differenze numerose e agguerrite.