NEW YORK – Di chi è la colpa? E quali devono essere le conseguenze? Suonerà cinico porsi queste domande dopo l’attentato di Washington, ma è inevitabile e necessario, perché l’aggressore è un afghano che lavorava per la Cia ed era stato portato in America dal governo Usa per proteggerlo.
Rahmanullah Lakanwal ha 29 anni ed era membro delle Zero Units, unità locali create dai servizi per condurre operazioni clandestine nella turbolenta provincia di Kandahar. Dopo il ritiro delle truppe nel 2021 era stato portato dagli americani con la sua famiglia a Bellingham, nello Stato di Washington, col programma Operation Allies Welcome che aveva trasferito negli Usa oltre 70.000 collaboratori afghani.
Il suo caso era stato vagliato e approvato dall’ammin…
NEW YORK – Di chi è la colpa? E quali devono essere le conseguenze? Suonerà cinico porsi queste domande dopo l’attentato di Washington, ma è inevitabile e necessario, perché l’aggressore è un afghano che lavorava per la Cia ed era stato portato in America dal governo Usa per proteggerlo.
Rahmanullah Lakanwal ha 29 anni ed era membro delle Zero Units, unità locali create dai servizi per condurre operazioni clandestine nella turbolenta provincia di Kandahar. Dopo il ritiro delle truppe nel 2021 era stato portato dagli americani con la sua famiglia a Bellingham, nello Stato di Washington, col programma Operation Allies Welcome che aveva trasferito negli Usa oltre 70.000 collaboratori afghani.
Il suo caso era stato vagliato e approvato dall’amministrazione Biden, ma secondo la Cnn nel dicembre del 2024 Lakanwal aveva presentato domanda di asilo, approvata nell’aprile scorso dall’amministrazione Trump. Per qualche ragione non ancora appurata, Lakanwal era risentito al punto di attraversare l’America da una costa all’altra e sfogare la sua rabbia sparando contro i soldati della Guardia Nazionale: Andrew Wolfe di 24 anni e Sarah Beckstrom di 20. L’Fbi indaga da Washington a San Diego, per scoprire la motivazione, se aveva complici e se faceva parte di qualche gruppo terroristico.
La donna arruolata nella Guardia Nazionale ferita nella sparatoria è morta: lo ha annunciato Donald Trump. «Sarah Beckstrom del West Virginia, una delle guardie di cui stiamo parlando, una persona molto rispettata, giovane e magnifica, che ha iniziato il suo servizio nel giugno 2023, straordinaria sotto tutti i punti di vista, ci ha appena lasciato. Non è più tra noi», ha spiegato durante un discorso in televisione in occasione del Giorno del Ringraziamento. «L'altro giovane sta lottando per la sua vita. È in pessime condizioni», ha detto il presidente americano.
Trump ha subito cavalcato l’attentato, schierando altri 500 soldati nella capitale. Ha bloccato i visti dall’Afghanistan, definendolo «un inferno in terra», e ha ordinato la revisione di tutti quelli concessi finora. Questo episodio, secondo lui, dimostra che «l’immigrazione è la minaccia principale», mentre il dipartimento di Stato ha chiesto agli europei una stretta sulle migrazioni di massa.
Il capo della Casa Bianca ha scaricato la colpa sul predecessore, però il ritiro dall’Afghanistan lo aveva negoziato lui. Biden lo aveva eseguito, molto male, ma qualunque amministrazione avrebbe estratto i collaboratori: per un debito di riconoscenza verso chi aveva rischiato la vita per aiutare gli Usa e non sarebbe sopravvissuto al ritorno dei talebani; e per preservare la possibilità di reclutare collaboratori in futuro in altri teatri, dimostrando che Washington non abbandona i suoi alleati. Infatti l’amministrazione Trump aveva approvato la richiesta di asilo di Lakanwal.
La sparatoria di mercoledì ha poi riacceso lo scontro sullo schieramento dei soldati nelle città per l’ordine pubblico, che la giudice Jia Cobb ha decretato illegale. La giustificazione usata da Trump è che servono a contrastare la criminalità dilagante, cosa assai diversa da un attacco come quello di mercoledì. Come ha notato la sindaca di Washington Muriel Bowser «questi ragazzi dovevano essere a casa in West Virginia con le loro famiglie, perché non c’era alcuna emergenza o insurrezione che richiedesse la loro mobilitazione. Invece pattugliavano le strade a due passi dalla Casa Bianca, diventando un facile obiettivo, e non si capisce come inviarne altri 500 nella capitale aiuti a risolvere questo problema».