✕

Il Papa in Libano: “Per Gaza la soluzione dei due Stati è l’unica, ma Israele ancora non la accetta”

Ascolta l'audio

Sul volo da Istanbul a Beirut il pontefice risponde a un paio di domande dei giornalisti. Ucraina, ci sono “proposte concrete di pace”. Alle autorità libanesi chiede di impegnarsi per la pace e per fermare la “emorragia” di giovani e famiglie
4 minuti di lettura

A bordo dell'aereo papale - La soluzione dei due Stati, palestinese e israeliano, è “l’unica” per porre fine alla guerra, ma Israele “ancora non la accetta”: lo ha detto papa Leone XIV incontrando i giornalisti a bordo dell’aereo che lo hanno portato da Istanbul a Beirut. Quanto all’Ucraina, il Pontefice nato a Chicago ha notato che oggi ci sono “proposte concrete” di pace. Oggi stesso il Papa rivolge un discorso alle autorità libanesi.

Partito giovedì per il suo primo viaggio internazionale, Robert Francis Prevost è stato in Turchia sino ad oggi e da oggi fino a martedì, quando farà ritorno a Roma, visita il Libano. Sul volo da un paese all’altro, a sorpresa il Papa ha deciso di rispondere a un paio di domande dei giornalisti al seguito.

Il nodo di Gaza

Parlando dell’incontro che ha avuto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan giovedì ad Ankara, Leone XIV ha spiegato che tra i temi trattati ci sono state le due guerre in corso in Ucraina e a Gaza. “La Santa Sede”, ha detto in r…

A bordo dell'aereo papale - La soluzione dei due Stati, palestinese e israeliano, è “l’unica” per porre fine alla guerra, ma Israele “ancora non la accetta”: lo ha detto papa Leone XIV incontrando i giornalisti a bordo dell’aereo che lo hanno portato da Istanbul a Beirut. Quanto all’Ucraina, il Pontefice nato a Chicago ha notato che oggi ci sono “proposte concrete” di pace. Oggi stesso il Papa rivolge un discorso alle autorità libanesi.

Partito giovedì per il suo primo viaggio internazionale, Robert Francis Prevost è stato in Turchia sino ad oggi e da oggi fino a martedì, quando farà ritorno a Roma, visita il Libano. Sul volo da un paese all’altro, a sorpresa il Papa ha deciso di rispondere a un paio di domande dei giornalisti al seguito.

Il nodo di Gaza

Parlando dell’incontro che ha avuto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan giovedì ad Ankara, Leone XIV ha spiegato che tra i temi trattati ci sono state le due guerre in corso in Ucraina e a Gaza. “La Santa Sede”, ha detto in risposta ad una domanda sulle convergenze con Erdogan su queste due guerre, “già da diversi anni pubblicamente appoggia la proposta di una soluzione di due Stati: sappiamo tutti che in questo momento Israele ancora non accetta quella soluzione, ma la vediamo come l’unica soluzione che potrebbe offrire una soluzione al conflitto che continuano a vivere. Noi”, ha precisato, “siamo anche amici di Israele e cerchiamo con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare a avvicinarci alla soluzione con giustizia per tutti. Abbiamo parlato di questo anche con il presidente Erdogan di questo, lui certamente è d’accordo con questa proposta, la Turkiye”, ha detto usando il nome ufficiale adottato da alcuni anni dalla Turchia, “ha un ruolo importante che potrebbe giocare in questo”.

Ucraina, proposte concrete

“Lo stesso con l’Ucraina”, ha proseguito il Papa: “Già qualche mese fa con la possibilità di dialogo tra Ucraina e Russia il presidente ha aiutato molto a convocare le due parti: purtroppo ancora non abbiamo visto una soluzione ma oggi di nuovo – ha detto – ci sono di proposte concrete per la pace e speriamo che il presidente Erdogan con il suo rapporto con i presidente sia dell’Ucraina, che della Russia che degli Stati Uniti possa aiutare a promuovere un dialogo, il cessate il fuoco, e vedere come risolvere la guerra in Ucraina”.

Turchia e convivenza tra diversi

Il Papa ha voluto rispondere, come è consuetudine nei voli papali durante la conferenza stampa finale, alle domande di due giornalisti del paese appena visitato. “La Turkiye”, ha detto, “ha un certo numero di qualità” per promuovere la pace nella regione e nel mondo: “E’ un paese a grande maggioranza musulmano e tuttavia c’è una presenza di numerose comunità cristiane, sebbene piccole minoranze, e le persone di diverse religioni sono capaci di vivere in pace. Questo – ha proseguito – è un esempio di cosa cerchiamo di fare nel mondo, ossia dire che nonostante le differenti religioni, nonostante le differenze etniche, nonostante molte altre differenze le persone possono in realtà vivere in pace. La Turkiye – ha precisato – ovviamente nella sua storia ha diversi momenti in cui non è stato sempre così”, ma “la possibilità di parlare con il presidente Erdogan di pace nel mondo penso che sia un importante elemento a livello mondiale della mia presenza qui”.

Verso Gerusalemme 2033

Il Papa ha inoltre ribadito che dopo l’incontro a Nicea per il 1700esimo anniversario del primo concilio ecumenico con i capi e patriarchi delle altre Chiese cristiane ha parlato della possibilità di un altro incontro del genere in futuro: “Uno – ha spiegato – sarebbe per l’anno 2033, 2000 anni dalla redenzione, dalla risurrezione di Gesù Cristo, che evidentemente è un evento che tutti i cristiani vogliamo celebrare. E’ stata accolta l’idea – l’invito non lo abbiamo fatto – ma la possibilità di celebrare per esempio a Gerusalemme nel 2033 questo grande evento della risurrezione. Ci sono anni ancora per preparare, ma è stato un incontro molto bello perché i cristiani di diverse tradizioni erano presenti e hanno voluto partecipare in questo senso”.

L’emorragia di giovani

Nel discorso che ha rivolto alle autorità del paese, appena giunto a Beirut, il Papa ha denunciato la “emorragia di giovani e di famiglie che cercano futuro altrove”: “Vengono momenti in cui è più facile fuggire, o, semplicemente, risulta più conveniente andare altrove”, ha notato il Papa: “Sappiamo che l’incertezza, la violenza, la povertà e molte altre minacce producono qui, come in altri luoghi del mondo, un’emorragia di giovani e di famiglie che cercano futuro altrove, pur con grande dolore nel lasciare la propria patria”, ma “restare presso i suoi e collaborare giorno per giorno allo sviluppo della civiltà dell’amore e della pace, rimane qualcosa di molto apprezzabile”.

Al servizio del popolo e della pace

In quella che sembra una garbata critica alla corruzione della classe dirigente libanese, il Papa ha incoraggiato i suoi ospiti “a non separarvi mai dalla vostra gente e a porvi al servizio del vostro popolo – così ricco nella sua varietà – con impegno e dedizione”. Nel suo discorso Leone ha esortato le diverse componenti del paese a lavorare attivamente per una riconciliazione capace di innescare la pace: “La pace è infatti molto più di un equilibrio, sempre precario, tra chi vive separato sotto lo stesso tetto”, ha detto. “A voi”, ha detto il Papa, “che avete compiti istituzionali importanti all’interno di questo popolo, è destinata una speciale beatitudine se a tutto potrete dire di avere anteposto l’obiettivo della pace”.

La crisi libanese

Leone ha dato voce all’allarme presente nella società libanese per l’emigrazione di molti giovani a causa della prolungata crisi del “paese dei cedri”. Una situazione rispecchiata dallo stallo che ha impedito per oltre due anni l’elezione di un presidente, aggravata dall’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020, che costò la vita a 200 persone e distrusse una parte della capitale, lasciando 300mila persone senza casa, e, da ultimo, ulteriormente peggiorata per la guerra con Israele. Alla vigilia del suo arrivo, Hezbolah si è rivolta al Papa per chiederli di “respingere l’ingiustizia e l’aggressione” israeliana contro il Libano.

Impotenza e resilienza

Il Papa ha elogiato quello libanese come un “popolo che non soccombe, ma che, di fronte alle prove, sa sempre rinascere con coraggio” e se “attorno a noi, quasi in tutto il mondo, sembra avere vinto una sorta di pessimismo e sentimento di impotenza”, “voi – ha detto ai libanesi – avete molto sofferto le conseguenze dell’instabilità globale, che anche nel Levante ha ripercussioni devastanti, della radicalizzazione delle identità e dei conflitti, ma sempre avete voluto e saputo ricominciare”. Il Papa ha incontrato il presidente Joseph Aoun (per consuetudine costituzionale, cristiano), il premier Nawaf Salam (sunnita) e il presidente della camera Nabih Berri (sciita, alleato di Hezbollah), e poi ha piantumato un cedro, albero simbolo del Libano.

Leggi i commenti