Rafael Grossi: “Diplomazia attiva per la pace, l’Onu torni a contare. Mi candido a segretario”
di Luca Fraioli“Quando si fa una analisi dei conflitti più gravi in corso, in Africa, nel Medio Oriente, in Ucraina, si nota una costante: l’assenza assoluta delle Nazioni Unite. Ecco perché mi candido a prossimo Segretario generale delle Nazioni Unite”. Che Rafael Mariano Grossi fosse intenzionato a correre per subentrare ad Antonio Guterres (il cui mandato scadrà alla fine del 2026) lo si era capito da molti mesi. Già un anno fa aveva detto a Repubblica: “Parlo con Putin e Zelensky, con iraniani e americani. Bisogna che qualcuno faccia questo lavoro. Osservare ciò che accade e fare post sui social network non serve a niente”. Alla luce delle mosse successive, una evidente critica alla attuale gestione dell’Onu. Poi lo scorso settembre, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva scoperto le carte: “Corro come nuovo Segretario generale”. E mercoledì scorso il governo argentino ha formalizzato la candidatura del suo diplomatico di lungo corso.
“Quando si fa una analisi dei conflitti più gravi in corso, in Africa, nel Medio Oriente, in Ucraina, si nota una costante: l’assenza assoluta delle Nazioni Unite. Ecco perché mi candido a prossimo Segretario generale delle Nazioni Unite”. Che Rafael Mariano Grossi fosse intenzionato a correre per subentrare ad Antonio Guterres (il cui mandato scadrà alla fine del 2026) lo si era capito da molti mesi. Già un anno fa aveva detto a Repubblica: “Parlo con Putin e Zelensky, con iraniani e americani. Bisogna che qualcuno faccia questo lavoro. Osservare ciò che accade e fare post sui social network non serve a niente”. Alla luce delle mosse successive, una evidente critica alla attuale gestione dell’Onu. Poi lo scorso settembre, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva scoperto le carte: “Corro come nuovo Segretario generale”. E mercoledì scorso il governo argentino ha formalizzato la candidatura del suo diplomatico di lungo corso.
Sessantaquattro anni, di origini italiane, Grossi è stato ambasciatore di Buenos Aires in Austria, Slovacchia e Slovenia. Dal 2013 è Direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che ha sede a Vienna. La corsa per la successione al portoghese Guterres è formalmente iniziata il 26 novembre, con una lettera firmata dal presidente del Consiglio di Sicurezza Onu, Michael Imran Kanu, della Sierra Leone, e dalla presidente dell’Assemblea generale, l'ex ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock: “Il mondo guarda al prossimo Segretario generale perché dimostri una leadership forte ed efficace sui tre pilastri Onu: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo. La nostra scelta manderà un potente messaggio su cosa sono oggi le Nazioni Unite e se davvero sono al servizio di tutti i popoli del mondo, che per la metà sono costituiti da donne e ragazze”.
Nella sua corsa, Grossi dovrà vedersela con candidate e candidati latinoamericani (tocca a quella parte di mondo designare il nuovo Segretario generale). Molti non sono ancora venuti allo scoperto, ma proprio all’Assemblea generale di settembre il presidente cileno Gabriel Boric ha formalizzato la designazione di Michelle Bachelet, per due mandati presidente del Cile, sottolineando che va “affrontato uno squilibrio di genere storico: in ottant’anni di storia nessuna donna ha mai assunto il ruolo di Segretario generale”. E il 10 ottobre scorso il presidente della Costa Rica Rodrigo Chaves ha nominato Rebeca Grynspan, economista che ha ricoperto il ruolo di Segretario della Unctad, l’agenzia Onu per il commercio e lo sviluppo.
Direttore Grossi, perché pensa di avere il profilo giusto per essere la nuova guida dell’Onu?
“Da sei anni dirigo la Iaea, agenzia si occupa di questioni internazionali di altissima rilevanza politica. Basti pensare al conflitto in Ucraina, la guerra in Medio Oriente, il nucleare iraniano. E ritengo che la nostra azione sia stata molto efficace. Sono un interlocutore accettato e rispettato da tutti. Ed è questo, secondo me, che oggi manca al sistema internazionale. E soprattutto alle Nazioni Unite”.
Vuol dire che al posto di Guterres avrebbe agito in modo diverso a Gaza o in Ucraina?
“In questo momento non voglio criticare nessuno. Ma l’esempio di quello che ho fatto nei teatri di crisi che riguardavano il nucleare è una buona dimostrazione del mio approccio, di quello che può essere fatto anche dall’Onu. Un Segretario generale deve essere presente dove ci sono i conflitti, deve fare diplomazia attiva. Soprattutto in uno scenario internazionale in cui il Consiglio di sicurezza soffre di una impasse quasi strutturale, visto che Usa, Cina e Russia hanno molto spesso posizioni opposte”.
Sembra concentrato soprattutto sui conflitti. E gli altri “pilastri”? I diritti, lo sviluppo…
“Ricordo che l’Onu è stata fondata nel 1945 per “evitare la miseria delle guerre”. Ma con l’emergere di tanti altri temi controversi, come le questioni di genere o dello sviluppo, si è persa un po’ la bussola, la direzione. Credo che la sicurezza internazionale e la pace debbano essere una priorità. Certo, anche con un focus sui diritti umani e lo sviluppo, ma ricordando che l’Onu è stata creata per trovare una soluzione ai problemi, non per essere un avvocato di cause diverse”.
Il presidente Usa Trump, nell’attaccare l’Onu, ha detto qualcosa di analogo: “Non solo non sta risolvendo i problemi, ma troppo spesso ne sta creando di nuovi da risolvere”.
“Ma ha anche detto che le Nazioni Unite hanno un grande potenziale. Anche coloro che hanno una visione molto critica, non hanno mai chiesto che l’Onu venga eliminata. La si può criticare, ma l’aspirazione, la missione e il sogno delle Nazioni Unite sono sempre vivi”.
Quindi il multilateralismo non è morto?
“Il multilateralismo è come uno strumento musicale, un pianoforte: è lì a disposizione. Ma lo si può suonare bene o male. Gli strumenti che ho all’Aiea sono gli stessi: consultazioni, diplomazia attiva. E invece all’Onu il potere dell’iniziativa è andato completamente perduto. Io credo di poterlo reintrodurre con successo”.
Sarà il Consiglio di Sicurezza a vagliare le candidature e a presentarle all’Assemblea. Lei è sicuro che tra i membri permanenti (Usa, Russia, Cina, Francia, Regno Unito) nessuno porrà il veto sul suo nome?
“Spero di sì. Non posso dirlo in maniera assertiva, ma ci conto. Ho buoni rapporti con tutti i Paesi rappresentati nel Consiglio. Non voglio dire che ho l’elezione in tasca, sarebbe arrogante. Ma penso di essere una figura rispettata da tutti e che ha contatti reali con tutti”.
Prima di fare un passo del genere avrà sondato anche la Casa Bianca…
“Naturalmente”.
Anche il governo italiano ha formalizzato l’appoggio alla sua candidatura.
“Come italo-argentino è stata una grande soddisfazione”.
Ma con il supporto di Milei, Trump e Meloni, la sua candidatura non rischia di passare per quella della destra globale?
"No. Perché ho rapporti positivi con tutto il mondo e con governi che hanno orientamenti molto diversi. Per esempio tengo aperto un dialogo con il presidente Putin. Sono stato anche criticato per questo, ma se si vuole avere una leadership globale occorre parlare con tutto il mondo”.
Si è appena conclusa la 30esima Conferenza Onu sul clima. La lotta al riscaldamento rimarrà una priorità per le Nazioni Unite?
“E’ una sfida globale che deve continuare, senza alcun dubbio. Ma deve proseguire in modo meno burocratico. Le Cop sono diventati degli esercizi burocratici giganteschi, dobbiamo trovare processi più efficaci. Sono stato anche io alla Cop30 di Belém, dove ho parlato del ruolo dell’energia atomica nel contrasto alla crisi climatica. Fino ad ora il nucleare non era un attore presente nel processo delle Cop. Mi sembra evidente che questo rappresenta un interesse personale per le questioni che riguardano il cambiamento climatico”.
Qual è la candidata o il candidato che teme di più?
“Provo moltissimo rispetto per tutti e tutte. Ma ho le mie idee su come rispondere ai bisogni attuali delle Nazioni Unite".
Come imposterà la sua campagne elettorale, da qui al voto che si terrà entro il prossimo autunno?
“Continuerò il mio lavoro all’Aiea, che è moltissimo. In questo momento sono impegnato soprattutto nella ripresa del dialogo con l’Iran per riprendere le ispezioni ai siti nucleari. Sarà questa la mia campagna. Quello che faccio all’Agenzia, tutto il mio impegno per il clima, la salute, l’alimentazione, la non proliferazione delle armi nucleari, è la dimostrazione di quello che potrò fare da Segretario generale”.
A proposito di non proliferazione: cosa pensa della decisione del presidente Trump di riprendere i test nucleari?
“La valuto come una dichiarazione politica che risponde a dichiarazioni di altri leader. Dopodiché, occorre vedere quali azioni concrete seguiranno alle parole. C’è la necessità di una diplomazia presidenziale. Trump e Putin, quando si sono incontrati in Alaska, hanno parlato della possibile ripresa dei negoziati sulle armi nucleari. La distensione internazionale è sempre il risultato della diplomazia: più c’è diplomazia ad alto livello, meno si sviluppano nuovi armamenti”.