Leone XIV: “Sperare anche quanto tuona il rumore delle armi”. A Beirut incontra le altre religioni
di Iacopo ScaramuzziLeone XIV esorta i libanesi a “continuare a sperare e a lavorare, anche quando attorno tuona il rumore delle armi”. Nel suo secondo giorno in Libano, il Papa ha incontrato i rappresentanti delle altre religioni, tessendo l’elogio dello sforzo a vincere “paura, sfiducia e pregiudizio”.
Al santuario libanese
Questa mattina il Papa ha incontrato vescovi, sacerdoti e religiosi libanesi al Santuario di Nostra Signora del Libano, ad Annaya, su un’altura poco lontana da Beirut, dove una grande statua della Madonna sovrasta la capitale, ed ha poi pregato sulla tomba di san Carhebl (1828-1898), figura venerata sia dai cristiani che dai musulmani. Accolto da una folla che lo ha atteso sotto la pioggia, il Papa, che ha parlato in francese, ha elogiato la “tenacia” dei libanesi, affermando: “E’ nello stare con Maria presso la Croce di Gesù che la nostra preghiera, ponte invisibile che unisce i cuori, ci dà la forza per continuare a sperare e a lavorare, anche quando attorno tuona il rumore delle …
Leone XIV esorta i libanesi a “continuare a sperare e a lavorare, anche quando attorno tuona il rumore delle armi”. Nel suo secondo giorno in Libano, il Papa ha incontrato i rappresentanti delle altre religioni, tessendo l’elogio dello sforzo a vincere “paura, sfiducia e pregiudizio”.
Al santuario libanese
Questa mattina il Papa ha incontrato vescovi, sacerdoti e religiosi libanesi al Santuario di Nostra Signora del Libano, ad Annaya, su un’altura poco lontana da Beirut, dove una grande statua della Madonna sovrasta la capitale, ed ha poi pregato sulla tomba di san Carhebl (1828-1898), figura venerata sia dai cristiani che dai musulmani. Accolto da una folla che lo ha atteso sotto la pioggia, il Papa, che ha parlato in francese, ha elogiato la “tenacia” dei libanesi, affermando: “E’ nello stare con Maria presso la Croce di Gesù che la nostra preghiera, ponte invisibile che unisce i cuori, ci dà la forza per continuare a sperare e a lavorare, anche quando attorno tuona il rumore delle armi e le stesse esigenze della vita quotidiana diventano una sfida”.
Campanili e minareti
Il pomeriggio a piazza dei Martiti, al centro di Beirut, il Papa ha incontrato i rappresentanti delle altre fedi: oltre ai diversi rappresentanti delle Chiese cristiane vi erano infatti esponenti musulmani sunniti, sciiti, alauiti. All’inizio dell’incontro un imam ha salmodiato alcune sure del Corano. “In questa amata terra”, ha detto parlando in inglese, “possano suonare insieme ogni campana e ogni adhan (la chiamata musulmana alla preghiera, ndr.): possa ogni richiamo alla preghiera fondersi in un unico inno, elevato non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per implorare di vero cuore il dono divino della pace”.
No a violenza e intolleranza
“In una globalità sempre più interconnessa”, ha detto il Papa ai responsabili delle altre fedi, “siete chiamati a essere costruttori di pace: a contrastare l’intolleranza, superare la violenza e bandire l’esclusione, illuminando il cammino verso la giustizia e la concordia per tutti, attraverso la testimonianza della vostra fede”.
Lo sceicco parla dell’aggressione israeliana
Lo sceicco sciita Ali Al-Khatib ha ringraziato il Papa per la visita: “La nostra grande speranza è che la sua visita porti con sé ogni successo e rechi il frutto del rafforzamento dell’unità nazionale vacillante – ha detto lo sceicco sciita – in questo paese piagato a causa della continua aggressione israeliana al suo popolo e alla sua terra”. E ancora: “Poniamo la questione del Libano nelle sue mani, con tutte le sue capacità a livello internazionale, affinché il mondo possa aiutare il nostro paese a liberarsi dalle crisi accumulate, in primis l’aggressione israeliana e le sue conseguenze sul nostro paese e sul nostro popolo”. "Negli ultimi anni”, ha detto da parte sua Mar Ignazio Efraim II Patriarca di Antiochia e di tutto l'Oriente e Capo Supremo della Chiesa Siro-Ortodossa nel mondo, “nei nostri paesi, i musulmani e i cristiani sono diventati vittime di campagne takfiriste (accuse di miscredenze, ndr.) terroristiche, di guerre sanguinose e di un feroce nemico israeliano, accelerando così la migrazione forzata di molti".
“Un senso di timore e scoraggiamento”
“Per molti anni”, ha detto ancora il Papa, “e soprattutto negli ultimi tempi, gli occhi del mondo sono stati puntati sul Medio Oriente, la culla delle religioni abramitiche, osservando l’arduo cammino e la incessante ricerca del dono prezioso della pace. Talvolta l’umanità guarda al Medio Oriente con un senso di timore e scoraggiamento, di fronte a conflitti così complessi e di lunga data. Eppure”, ha proseguito Leone, “in mezzo a queste lotte, si può trovare speranza e incoraggiamento quando ci concentriamo su ciò che ci unisce: la nostra comune umanità e la nostra fede in un Dio di amore e misericordia. Lungo un’epoca in cui la convivenza può sembrare un sogno lontano, il popolo del Libano, pur abbracciando religioni diverse, rappresenta un potente esempio: paura, sfiducia e pregiudizio non hanno qui l’ultima parola, mentre l’unità, la riconciliazione e la pace sono sempre possibili”.
Pace e conversione
Dopo aver pregato sulla tomba di san Charbel, il Papa ha affidato alla sua intercessione “le necessità della Chiesa, del Libano e del mondo”: per la Chiesa “chiediamo comunione, unità”, e “per il mondo chiediamo pace. Specialmente la imploriamo per il Libano e per tutto il Levante. Ma sappiamo bene – e i santi ce lo ricordano – che non c’è pace senza conversione dei cuori. Perciò san Charbel ci aiuti a rivolgerci a Dio e a chiedere il dono della conversione per tutti noi”.
Il profumo del cibo libanese
All’incontro con i responsabili della comunità cattolica, al quale era presente anche il presidente libanese Michel Aoun, il Papa ha anche tracciato un singolare parallelo tra il “profumo di Cristo” e “il profumo che sale dalle tavole libanesi, tipiche per la varietà dei cibi che offrono e per la forte dimensione comunitaria del condividerli. È un profumo fatto di mille profumi, che colpiscono nella loro diversità e talvolta nel loro insieme”. La sera il Papa ha incontrato 15mila giovani a Bkerke, un piccolo centro vicino a Beirut, nel piazzale di Antiochia dei maroniti, tra di loro alcuni arrivati dalla Siria e dall'Iraq. Leone XIV è stato accolto da canti e ovazioni.