«Noi ucraini lottiamo per una vittoria completa, ma non possiamo respingere l’ipotesi di una conclusione di lungo periodo del conflitto. Una pace, anche in preparazione della prossima guerra, offre l’occasione per il cambiamento politico, per riforme profonde, per una piena ripresa, per la crescita economica e il ritorno dei cittadini». È il manifesto dell’outsider: il generale Valerj Zaluzhny, il condottiero invitto che ha respinto l’invasione russa e guidato la riscossa sul campo. Zelensky lo ha rimosso dal vertice delle forze armate nel febbraio 2024, sostituendolo con il più malleabile Oleksandr Syrsky: è stato consacrato eroe nazionale ed esiliato come ambasciatore a Londra, ma tutti i sondaggi lo danno vincente in una possibile competizione elettorale.
Come ha fatto più volte in passato, il “Generale di ferro” non rinuncia a esprimere la sua visione con interventi sulla stampa internazionale: ieri ha pubblicato sul Telegraph un testo in cui analizza la situazione e pone le condizioni per un cessate il fuoco: il futuro dell’Ucraina «è impossibile senza garanzie di sicurezza efficaci. Potrebbero includere: l’ingresso nella Nato, lo schieramento di testate nucleari sul nostro territorio o la presenza di un grande contingente militare alleato in grado di affrontare la Russia. Ma di questi argomenti oggi non si discute e quindi la guerra probabilmente proseguirà. Non soltanto sui campi di battaglia, ma anche sul fronte economico e politico. Mosca potrebbe cambiare strumenti e forme di aggressione ma saranno finalizzate allo stesso scopo: la cancellazione dell’Ucraina come stato indipendente. In questa situazione, il principale obiettivo politico dovrebbe essere impedire alla Russia di portare avanti altre aggressioni nel futuro prossimo».
Zaluzhny è l’uomo che ha rivoluzionato l’armata ucraina dopo le disfatte nel Donbass del 2014. Contrariamente al suo successore Syrsky, non si è formato nelle accademie dell’Urss e ha sempre teorizzato la necessità di inventare nuove tattiche sfruttando la tecnologia. Il suo mantra è: «Un piccolo esercito sovietico non può sconfiggere un grande esercito sovietico». Viene considerato un comandante duro e puro, lontano dai giochi di palazzo e dai circoli delle mazzette. Non a caso, nel “manifesto” pubblicato ieri tra le riforme cita «il rafforzamento delle fondamenta della giustizia attraverso la lotta alla corruzione e alla creazione di un sistema giudiziario onesto». Nel testo ricorda come dopo la sua sostituzione la strategia di logoramento russa ha avuto successo: lo scontro con Zelensky era nato dalla proposta di introdurre subito la leva obbligatoria, rimanere un anno sulla difensiva per addestrare le reclute a combattere in modo innovativo e poi scatenare un’offensiva decisiva. Non è stato ascoltato e le cose sono andate sempre peggio.
Il Generalissimo ha 52 anni, vanta ottime relazioni a Londra e pessimi rapporti con Washington: in patria ha pochi alleati nei partiti ma viene accreditato di una salda amicizia con il generale Kyrylo Budanov, il potente capo del servizio segreto militare. Finora Zaluzhny ha sempre negato aspirazioni politiche e vietato di ipotizzare sue candidature: «Finché c’è una guerra non si parla di sfide elettorali». Gli scandali che minano l’autorevolezza di Zelensky adesso potrebbero fargli cambiare linea.