LONDRA – È l’ora più buia per la leadership di Volodymyr Zelensky dall’invasione russa del 2022, e l’Europa deve sostenerlo il più possibile. Anche per questo, il presidente ucraino, dopo gli scandali di corruzione al cuore del suo governo, oggi arriva a Parigi per incontrare Emmanuel Macron. Con i negoziati ripartiti in Florida tra Usa e Ucraina, l’Europa vuole uscire dal ruolo marginale che le hanno imposto Trump e Putin e fare blocco comune con Zelensky, in nome «di una pace giusta e duratura». Perché il destino di Kiev e quello del Vecchio Continente sono strettamente legati.
L’arrivo di Zelensky a Parigi è stato salutato da una eloquente intervista del ministro degli Esteri francese Joel-Noel Barrot alla Tribune Dimanche: «È una leggenda della resistenza del suo Paese, ha tutto il diritto di guidarlo lui verso la pace. Accoglieremo Zelensky per far avanzare i negoziati, la pace è a portata di mano, a patto che Putin abbandoni la speranza di ricostruire l’Impero sovietico com…
LONDRA – È l’ora più buia per la leadership di Volodymyr Zelensky dall’invasione russa del 2022, e l’Europa deve sostenerlo il più possibile. Anche per questo, il presidente ucraino, dopo gli scandali di corruzione al cuore del suo governo, oggi arriva a Parigi per incontrare Emmanuel Macron. Con i negoziati ripartiti in Florida tra Usa e Ucraina, l’Europa vuole uscire dal ruolo marginale che le hanno imposto Trump e Putin e fare blocco comune con Zelensky, in nome «di una pace giusta e duratura». Perché il destino di Kiev e quello del Vecchio Continente sono strettamente legati.
L’arrivo di Zelensky a Parigi è stato salutato da una eloquente intervista del ministro degli Esteri francese Joel-Noel Barrot alla Tribune Dimanche: «È una leggenda della resistenza del suo Paese, ha tutto il diritto di guidarlo lui verso la pace. Accoglieremo Zelensky per far avanzare i negoziati, la pace è a portata di mano, a patto che Putin abbandoni la speranza di ricostruire l’Impero sovietico cominciando dalla sottomissione dell’Ucraina. Deve accettare il cessate il fuoco o rassegnarsi a esporre la Russia a nuove sanzioni che colpiranno la sua economia, oltre a un sostegno europeo rafforzato a Kiev».
L’Europa fa blocco anche per non mostrare crepe di fronte ad americani e russi, nonostante il ritornello dell’ungherese Orbán (“l’Ucraina torni a essere uno stato cuscinetto”). Non a caso, ieri Zelensky ha telefonato alla presidente della Commissione europea Von Der Leyen (“siamo in stretto coordinamento con Bruxelles per rafforzare la nostra resilienza contro gli attacchi russi a energia e infrastrutture”), al presidente finlandese Stubb (amico di Trump) e poi al segretario generale Nato, Mark Rutte: «Questi sono giorni importanti, molto può cambiare. Le nostre posizioni condivise saranno estremamente efficaci». Con Rutte ha parlato anche il primo ministro britannico Starmer: «Abbiamo discusso le prossime mosse dei Volenterosi», ha riferito Downing Street. Mentre oggi si riuniscono a Bruxelles i ministri della Difesa europei, insieme a quello ucraino Shmyhal, in un summit presieduto da Kaja Kallas. Motivo: il sostegno militare Ue a Kiev.