Il Papa lascia il Libano: "Basta attacchi e lotta armata". Appello per la pace in Medio Oriente
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziBEIRUT – Un messaggio implicito ma neanche tanto velato a Israele, affinché “cessino gli attacchi e le ostilità”, e uno a Hezbollah, perché “nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio”. Subito prima di lasciare il Libano , papa Leone XIV ha parlato della “sete di verità e di giustizia” sull’esplosione al porto di Beirut dell’agosto del 2020 per la quale il Libano ancora attende una verità giudiziaria, ed ha fatto un appello alla pace per tutto il Medio Oriente.
“Giustizia e verità per il porto di Beirut”
“Noi non ci lasciamo”, ha detto il Papa nel discorso di commiato all’aeroporto di Beirut, “ma essendoci incontrati andremo avanti insieme. E speriamo di coinvolgere in questo spirito di fraternità e di impegno per la pace tutto il Medio Oriente, anche chi oggi si considera nemico”. Ricapitolando velocemente i suoi giorni in Libano, il Papa ha sottolineato: “Mi ha toccato il cuore la breve visita al porto di Beirut, dove l’esplosione ha devastato non soltanto un lu…
BEIRUT – Un messaggio implicito ma neanche tanto velato a Israele, affinché “cessino gli attacchi e le ostilità”, e uno a Hezbollah, perché “nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio”. Subito prima di lasciare il Libano , papa Leone XIV ha parlato della “sete di verità e di giustizia” sull’esplosione al porto di Beirut dell’agosto del 2020 per la quale il Libano ancora attende una verità giudiziaria, ed ha fatto un appello alla pace per tutto il Medio Oriente.
“Giustizia e verità per il porto di Beirut”
“Noi non ci lasciamo”, ha detto il Papa nel discorso di commiato all’aeroporto di Beirut, “ma essendoci incontrati andremo avanti insieme. E speriamo di coinvolgere in questo spirito di fraternità e di impegno per la pace tutto il Medio Oriente, anche chi oggi si considera nemico”. Ricapitolando velocemente i suoi giorni in Libano, il Papa ha sottolineato: “Mi ha toccato il cuore la breve visita al porto di Beirut, dove l’esplosione ha devastato non soltanto un luogo, ma tante vite. Ho pregato per tutte le vittime e porto con me il dolore e la sete di verità e di giustizia di tante famiglie, di un intero Paese”, ha rimarcato.
Se molti si attendevano che Leone facesse una visita al sud del Libano, colpito ripetutamente dai raid israeliani contro Hezbollah, il Papa ha voluto salutare, nel suo ultimo discorso, “tutte le regioni del Libano che non è stato possibile visitare: Tripoli e il nord, la Beqa’ e il sud del Paese, che, in modo particolare, vive una situazione di conflitto e di incertezza. A tutti il mio abbraccio e il mio augurio di pace. E anche”, ha aggiunto, “un accorato appello: cessino gli attacchi e le ostilità. Nessuno creda più che la lotta armata (arm struggle, in inglese) porti qualche beneficio.
Le armi uccidono”, ha detto Robert Francis Prevost, “la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta! Ricordiamo quanto vi disse San Giovanni Paolo II: il Libano, più che un Paese, è un messaggio! Impariamo a lavorare insieme e a sperare insieme, perché così sia. Dio benedica i Libanesi, tutti voi, il Medio Oriente e l’intera umanità”.
Appello per la pace
Al termine della messa, il Papa ha detto di essere venuto "come pellegrino di speranza in Medio Oriente, implorando da Dio il dono della pace per questa amata terra, segnata da instabilità, guerre e sofferenze", ha proseguito: "Siate artigiani di pace, araldi di pace, testimoni di pace. Il Medio Oriente ha bisogno di nuovi approcci, per respingere la mentalità della vendetta e della violenza, superare le divisioni politiche, sociali e religiose e aprire nuovi capitoli in nome della riconciliazione e della pace. La via della reciproca ostilità e distruzione, e l'orrore dai risultati deplorevoli che sono sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo cambiare rotta. Dobbiamo educare i nostri cuori alla pace".
Leone ha pregato in particolare "per l'amato Libano. Chiedo ancora una volta alla comunità internazionale di non risparmiare sforzi nel promuovere processi di dialogo e riconciliazione. Rivolgo un accorato appello a coloro che detengono l'autorità politica e sociale, qui e in tutti i Paesi segnati dalla guerra e dalla violenza. Ascoltate il grido dei vostri popoli che invocano la pace! Mettiamoci tutti al servizio della vita, del bene comune e dello sviluppo integrale delle persone. Infine", ha concluso, "a voi, cristiani del Levante, cittadini di queste terre a tutti gli effetti, ripeto: abbiate coraggio! Tutta la Chiesa guarda a voi con affetto e ammirazione".
La visita al luogo dell’esplosione
Prima della messa che ha celebrato questa mattina sul lungomare di Beirut, il Papa ha sostato sul luogo dove il 4 agosto del 2020 un silos pieno di nitrato d’ammonio esplose porto di Beirut uccidendo 218 persone, distruggendo ampie zone della capitale, e lasciando senza casa 300mila persone. Leone ha incontrato alcuni sopravvissuti e famigliari delle vittime.
Il male che oscura la bellezza
La bellezza del Libano, ha detto il Papa durante l’omelia, “è oscurata da povertà e sofferenze, da ferite che hanno segnato la vostra storia – sono appena stato a pregare nel luogo dell’esplosione, al porto –; è oscurata da tanti problemi che vi affliggono, da un contesto politico fragile e spesso instabile, dalla drammatica crisi economica che vi opprime, dalla violenza e dai conflitti che hanno risvegliato antiche paure. In uno scenario di questo tipo”, ha notato, “la gratitudine cede facilmente il posto al disincanto, il canto della lode non trova spazio nella desolazione del cuore, la sorgente della speranza viene disseccata dall’incertezza e dal disorientamento. La Parola del Signore, però, ci invita a trovare le piccole luci splendenti nel cuore della notte”, ha detto il Papa, “sia per aprirci alla gratitudine che per spronarci all’impegno comune a favore di questa terra”.
Per indicare un esempio di queste piccole luci, Leone ha iniziato la giornata visitando, questa mattina presto, l’ospedale “De La Croix” a Jal ed Dib dove le suore francescane assistono giovani affetti da disturbi e malattie psichiatriche. Alla messa erano presenti il presidente della Repubblica Joseph Aoun e molti politici e rappresentanti delle istituzioni.
Il sogno di un Libano unito
La gratitudine, ha proseguito Leone, “non deve rimanere una consolazione intimistica e illusoria”, e “tutti noi”, ha detto, siamo chiamati “a non scoraggiarci, a non cedere alla logica della violenza e all’idolatria del denaro, a non rassegnarci dinanzi al male che dilaga. Ciascuno deve fare la sua parte e tutti dobbiamo unire gli sforzi perché questa terra – ha scandito il Papa – possa ritornare al suo splendore. E abbiamo un solo modo per farlo: disarmiamo i nostri cuori, facciamo cadere le corazze delle nostre chiusure etniche e politiche, apriamo le nostre confessioni religiose all’incontro reciproco, risvegliamo nel nostro intimo il sogno di un Libano unito, dove trionfino la pace e la giustizia, dove tutti possano riconoscersi fratelli e sorelle”. Questo, ha detto il Papa, “è il sogno a voi affidato, è ciò che il Dio della pace mette nelle vostre mani. Libano, rialzati! Sii casa di giustizia e di fraternità! Sii profezia di pace per tutto il Levante!”. Il Papa ha così concluso il suo primo viaggio internazionale, iniziato giovedì scorso in Turchia e proseguito da domenica Libano, e il suo aereo è previsto che faccia rientro poco dopo le 16 a Roma.