NEW YORK – Se ti dimetti subito, tu e la tua famiglia avrete un salvacondotto per andare in esilio e potrete salvarvi. In breve sintesi, è l’ultimatum che il presidente americano Donald Trump ha lanciato al leader venezuelano Nicolás Maduro, nella telefonata avuta nei giorni scorsi. Visto il rifiuto, il capo della Casa Bianca ieri ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale per decidere le prossime mosse, dopo aver minacciato operazioni di terra giustificate con l’obiettivo di colpire i narcos.
La conversazione fra Trump e Maduro l’aveva rivelata il New York Times, ma è stato il Miami Herald a chiarirne il contenuto. Il presidente non ha negoziato una soluzione, ma ha offerto al leader venezuelano di rifugiarsi all’estero con la moglie Cilia Flores e suo figlio, garantendo un salvacondotto solo se si fosse dimesso subito.
NEW YORK – Se ti dimetti subito, tu e la tua famiglia avrete un salvacondotto per andare in esilio e potrete salvarvi. In breve sintesi, è l’ultimatum che il presidente americano Donald Trump ha lanciato al leader venezuelano Nicolás Maduro, nella telefonata avuta nei giorni scorsi. Visto il rifiuto, il capo della Casa Bianca ieri ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale per decidere le prossime mosse, dopo aver minacciato operazioni di terra giustificate con l’obiettivo di colpire i narcos.
La conversazione fra Trump e Maduro l’aveva rivelata il New York Times, ma è stato il Miami Herald a chiarirne il contenuto. Il presidente non ha negoziato una soluzione, ma ha offerto al leader venezuelano di rifugiarsi all’estero con la moglie Cilia Flores e suo figlio, garantendo un salvacondotto solo se si fosse dimesso subito.
Maduro in cambio ha chiesto tre concessioni: amnistia globale per tutti i crimini commessi da lui e dai suoi collaboratori; conservare il controllo delle forze armate mentre si tengono elezioni libere, sul modello di quanto era avvenuto in Nicaragua tra Daniel Ortega e Violeta Chamorro; non dimettersi subito. Il capo della Casa Bianca ha rifiutato e la chiamata si è chiusa senza accordi. Poco dopo Donald ha annunciato il blocco dei cieli sopra al Paese. Nicolás ha cercato di ricontattarlo ma Washington non ha risposto.
Maduro è tornato ad apparire in pubblico a Caracas e ha sfidato gli Usa, dicendo che il Venezuela è «indistruttibile, intoccabile e imbattibile». Quindi ieri sera Trump ha riunito alla Casa Bianca il «consiglio di guerra», con il segretario di Stato Rubio, il capo del Pentagono Peter Hegseth, il capo degli Stati maggiori riuniti Dan Caine e i consiglieri Susie Wiles e Stephen Miller. Gli Usa hanno designato il Cartel de los Soles come organizzazione terroristica, accusando Maduro di guidarlo. Questo darebbe la copertura legale per raid in territorio venezuelano, condotti dall’imponente armata schierata intorno alla portaerei Ford, in realtà finalizzati a far cadere il regime.
L’escalation però avviene sullo sfondo di una forte polemica al Congresso, dove anche alcuni repubblicani chiedono di investigare se gli Usa hanno commesso crimini di guerra, sparando contro i sopravvissuti ad un attacco alle imbarcazioni dei narcos.
Secondo il Washington Post, Hegseth ha dato l’ordine: «Uccideteli tutti». Quindi ci ha scherzato su, pubblicando un finto libro per bambini intitolato "Franklin Targets Narco Terrorists”. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che il capo del Pentagono ha dato l’autorizzazione, ma poi il secondo attacco è stato condotto dall’ammiraglio Frank Bradley, che «ha agito pienamente entro i suoi poteri e nel rispetto della legge». Non è detto che sia andata così e il Congresso vuole saperlo.