LONDRA – Il comandante americano al centro delle polemiche sugli attacchi degli Stati Uniti alle imbarcazioni dei narcos nei Caraibi, l’ammiraglio Frank M. Bradley, è un leggendario ex membro delle Navy Seals, le forze speciali Usa, che nei primi anni Novanta fece addestramento in Italia nell’ambito di un programma di scambio con un’unità analoga della nostra Marina. Lo rivela oggi il New York Times, riferendo critiche emerse negli ambienti militari di Washington per le dichiarazioni con cui Donald Trump e il suo ministro della Difesa, Pete Hegseth, hanno apparentemente scaricato sull’ammiraglio la responsabilità del controverso “secondo colpo” che il 2 settembre scorso ha ucciso due sopravvissuti attaccati al relitto di una barca, atto potenzialmente considerabile un crimine di guerra.
Capro espiatorio di Trump
Al momento dell’azione, Bradley era capo del Joint Special Operations Command, il centro nevralgico che conduce le operazioni più segrete delle forze armate americane e si pr…
LONDRA – Il comandante americano al centro delle polemiche sugli attacchi degli Stati Uniti alle imbarcazioni dei narcos nei Caraibi, l’ammiraglio Frank M. Bradley, è un leggendario ex membro delle Navy Seals, le forze speciali Usa, che nei primi anni Novanta fece addestramento in Italia nell’ambito di un programma di scambio con un’unità analoga della nostra Marina. Lo rivela oggi il New York Times, riferendo critiche emerse negli ambienti militari di Washington per le dichiarazioni con cui Donald Trump e il suo ministro della Difesa, Pete Hegseth, hanno apparentemente scaricato sull’ammiraglio la responsabilità del controverso “secondo colpo” che il 2 settembre scorso ha ucciso due sopravvissuti attaccati al relitto di una barca, atto potenzialmente considerabile un crimine di guerra.
Capro espiatorio di Trump
Al momento dell’azione, Bradley era capo del Joint Special Operations Command, il centro nevralgico che conduce le operazioni più segrete delle forze armate americane e si preparava ad assumere, come ha fatto in ottobre, un incarico simile, quello di capo dello U.S. Special Operations Command. Dopo anni in cui eseguiva ordini con chiare regole di ingaggio e autorizzazioni parlamentari, mettendo nel mirino jihadisti e terroristi, quel giorno l’alto ufficiale si è trovato a dirigere l’attacco contro uno scafo che secondo l’amministrazione Trump trasportava droga dall’America latina destinata al mercato statunitense. Deputati democratici e repubblicani del Congresso hanno espresso dubbi sulla legalità di tali iniziative. “Non avrei voluto un secondo attacco” per eliminare i sopravvissuti, dice ora Trump, aggiungendo che il segretario alla Difesa Hegseth gli aveva detto di non essere stato lui a ordinarlo. Martedì Hegseth, che in precedenza affermava di avere assistito all’esecuzione del secondo colpo in videocollegamento, ha cambiato linea, sostenendo di non avere seguito personalmente l’azione e che l’ammiraglio aveva “la piena autorità” di autorizzarla da solo.
Domani Bradley dovrà testimoniare sull’accaduto al Congresso. “Il presidente e il segretario alla Difesa da un lato dicono di approvare la sua decisione, dall’altro se ne lavano le mani, un atteggiamento contrario a ogni idea di un comando responsabile”, commenta Carrie Lee, una esperta dello U.S. Army College, interpellata dal quotidiano newyorchese. Il sospetto è che, davanti a possibili incriminazioni, Trump ed Hegseth vogliano fare di Bradley un capro espiatorio.
Leader del Seal Team 6
Una cosa è certa: la reputazione integerrima dell’ammiraglio. Bradley viene descritto da chi lo conosce e ha combattuto al suo fianco come un militare “stoico e cerebrale”, con una lunga esperienza sul campo in Afghanistan, Yemen e altri teatri di guerra. La carriera che lo ha portato a dirigere le operazioni segrete del Pentagono è iniziata con una laurea in fisica nel 1991 all’Accademia Navale americana di Annapolis: i compagni di studi lo ricordano come tra i primi della sua classe dal punto di vista accademico e fisico. L’anno dopo ha brillantemente superato il corso per entrare nei Navy Seals, la più elitaria unità delle forze speciali.
Assegnato alla base dei Seals a Virginia Beach, Bradley ha quindi completato un programma di scambio in Italia con un’unità analoga delle forze speciali della Marina militare. Al ritorno dal nostro Paese è diventato un membro del Seal Team 6, la più segreta unità delle forze speciali Usa, addetta a operazioni di antiterrorismo. E successivamente è stato promosso capo di uno dei gruppi d’assalto del Seal Team 6.
Astronauta mancato
Nella seconda metà degli anni Novanta ha considerato la possibilità di diventare un astronauta, ma dopo l’attacco all’America di al Qaeda dell’11 settembre 2001 ha deciso di rimanere con il Seal Team 6, una delle cui squadre nel 2011 ha ucciso Osama bin Laden con un raid clandestino in Pakistan, dove si nascondeva il capo dell’organizzazione terrorista islamica. “Era un leader di prim’ordine, che non lasciava mai indietro i suoi uomini”, dice di Bradley un ex-commilitone di quei tempi. A Kabul il suo team, addetto alla protezione dell’allora presidente afghano Hamid Karzai, si trovò coinvolto in numerosi scontri a fuoco. “Intelligente, rispettoso delle norme etiche, al di sopra di ogni possibile rimprovero, il miglior commando che ho mai incontrato”, sono alcuni dei commenti dei suoi ex-compagni sotto le armi.
A metà degli anni Duemila, Bradley ha lasciato le operazioni sul campo, conseguito un master in fisica alla Naval Postgraduate School di Monterey, in California, e continuato la carriera che lo ha portato a capo delle operazioni speciali. Ma adesso, nell’amministrazione di Trump, si ritrova in un ruolo fragile e scomodo a causa di attacchi contro civili, come quelli alle imbarcazioni dei narcos, che di regola non rientrano fra i compiti dei militari. “Portare i nostri valori sul campo di battaglia e applicarli con precisione è ciò che distingue le forze armate americane”, ha affermato l’ammiraglio in una recente lezione sulle forze speciali all’università della Marina a Monterey. Valori e precisione su cui il presidente e il suo ministro della Difesa non appaiono particolarmente ferrati.