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Kobzova: “L’Occidente usi i mezzi di cui dispone, costringerà il Cremlino a rifare i calcoli”

Jana Kobzova 

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Parla la condirettrice del Programma per la Sicurezza Europea dell’European Council on Foreign Relations. “Al momento c’è poco spazio negoziale: le linee rosse di Mosca e Kiev si escludono a vicenda”
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«L’Occidente deve capire che sostenere l’Ucraina non è un atto di carità, ma un investimento nella stessa sicurezza del nostro continente», dice a Repubblica Jana Kobzova, condirettrice del Programma di Sicurezza europea dell’European Council on Foreign Relations ed esperta in relazioni tra Russia e Ue.

Pensa che le modifiche apportate dagli statunitensi insieme a ucraini ed europei al “piano di pace Trump” originale bastino?

«Bastino a chi? La domanda è questa. Quel che è positivo è che stiamo assistendo a uno sforzo da parte degli Stati Uniti di porre fine alla guerra in Ucraina e che ucraini ed europei abbiano lavorato in modo costruttivo con loro per preservare sostanzialmente le loro linee rosse. Non ho visto l'ultima versione del piano. Ma da quanto riportano vari media, gli ucraini si sono dimostrati flessibili su vari punti, tranne due. Non sono disposti a rinunciare ai loro territori né a rimuovere dalla Costituzione l’impegno a entrare nella Nato. Mi chiedo se sarà suff…

«L’Occidente deve capire che sostenere l’Ucraina non è un atto di carità, ma un investimento nella stessa sicurezza del nostro continente», dice a Repubblica Jana Kobzova, condirettrice del Programma di Sicurezza europea dell’European Council on Foreign Relations ed esperta in relazioni tra Russia e Ue.

Pensa che le modifiche apportate dagli statunitensi insieme a ucraini ed europei al “piano di pace Trump” originale bastino?

«Bastino a chi? La domanda è questa. Quel che è positivo è che stiamo assistendo a uno sforzo da parte degli Stati Uniti di porre fine alla guerra in Ucraina e che ucraini ed europei abbiano lavorato in modo costruttivo con loro per preservare sostanzialmente le loro linee rosse. Non ho visto l'ultima versione del piano. Ma da quanto riportano vari media, gli ucraini si sono dimostrati flessibili su vari punti, tranne due. Non sono disposti a rinunciare ai loro territori né a rimuovere dalla Costituzione l’impegno a entrare nella Nato. Mi chiedo se sarà sufficiente per Vladimir Putin. Da un lato, continua a premere sul campo di battaglia nella convinzione che ciò gli dia più forza e, dall’altro, non vuol essere visto come il meno costruttivo. Dice perciò di valutare le proposte, ma anche di pretendere il ritiro delle forze ucraine dai territori che considera suoi e il veto all’ingresso Nato. Le linee rosse di entrambi, per ora, quindi, si escludono a vicenda. La Russia vuole concessioni territoriali che sono l’esatto opposto di quello che l’Ucraina è disposta a concedere».

Quindi non ritiene questi nuovi negoziati decisivi?

«Credo che stiamo assistendo a un maggiore impegno diplomatico, ma che potrebbe non portare a conclusioni costruttive a breve. A meno che i calcoli al Cremlino non cambino, a meno che il Cremlino non creda che sia a suo vantaggio fermare la guerra. Che sia per la minaccia di maggiori pressioni da parte degli Stati Uniti, cosa che ritengo improbabile, o perché la sua economia sta esaurendo le forze. La Russia sta facendo progressi sul campo di battaglia, ma piccoli e costosi in termini di risorse umane e militari. E la sua economia soffre. C’è stato un calo delle entrate petrolifere, fondamentali per il bilancio, e le sanzioni stanno lentamente e gradualmente incidendo. Questo però non significa che l'economia russa crollerà, ma soltanto che la capacità russa di sostenere la guerra con questa intensità non è sostenibile a lungo termine. E che Putin potrebbe decidere che sia più vantaggioso per lui fermarsi ora».

Da com’è andato l’incontro con Witkoff sembrerebbe di no. Quali leve può usare l’Occidente per far cambiare questi calcoli al Cremlino?

«Una leva sarebbe il sequestro degli asset russi congelati. Almeno per i prossimi due anni le esigenze ucraine sarebbero coperte. Così si vanificherebbe l’idea di Putin di continuare a insistere sul campo perché, prima o poi, l’Occidente si stancherà di sostenere Kiev e l’Ucraina dunque crollerà. L’altra leva è continuare a inasprire le sanzioni. Il 70% della “flotta ombra” russa attraversa le acque territoriali europee. Si tratta di imbarcazioni illegali e inquinanti. Rafforzare il divieto di queste navi di attraversare le nostre acque territoriali contribuirebbe a limitarne l’impatto ambientale e soprattutto a diminuire le entrate russe usate per finanziare la guerra. La terza leva sarebbe dare seguito alle sanzioni secondarie contro i Paesi che aiutano la Russia a finanziare la guerra. Ma penso che la leva più importante sia aumentare gli aiuti militari perché l'Ucraina sia più forte nei colloqui. È difficile essere forti in un negoziato se l’avversario ogni giorno sposta un po’ più avanti la linea del fronte. La domanda è se gli europei abbiano i mezzi e la determinazione per fare tutto ciò».

Quanto pesa la decisione della Banca centrale europea di non fornire garanzie per il prestito a Kiev basato sugli asset congelati?

«Trovare una soluzione è urgente perché l’Ucraina esaurirà i suoi fondi il prossimo 1° aprile. Il Belgio, dove si trovano molti di questi beni, si oppone perché teme ripercussioni legali in caso di sequestro, ma il cancelliere tedesco Merz sta cercando di utilizzando il suo capitale politico per sostenere la proposta. Va detto che bisognerà sostenerla ancora a lungo, anche dopo un eventuale cessate il fuoco. Ma non sarà carità. Sarà un investimento nella nostra sicurezza. È nell’interesse di tutti aiutare l’Ucraina a stabilizzarsi. Nessuno vuole confinare con un Paese instabile».

Che cosa pensa della proposta del presidente del comitato militare Nato Giuseppe Cavo Dragone di effettuare attacchi preventivi?

«Non sarebbero attacchi preventivi. Prevenire vorrebbe dire agire prima della Russia, ma i russi sono impegnati in azioni ibride da almeno 10 anni e, negli ultimi due anni e soprattutto nel 2025, li hanno intensificati. Penso che lo facciano per tenere occupati gli europei e per influenzare i loro dibattiti interni, per far capire che siamo vulnerabili. “Non preoccupatevi dell’Ucraina, concentratevi su voi stessi”. Quindi penso sia giusto agire, ma che non sarà un’azione preventiva, sarà una reazione perché la Russia ci ha preso di mira già da tempo. Bisogna però calibrarla. A differenza della Russia, noi rispettiamo ancora il diritto internazionale».

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