Vladimir Putin proclama la conquista di Pokrovsk e della città di Vovchansk, nella regione di Kharkiv a ridosso del confine. In entrambi i casi l’annuncio appare prematuro ma la situazione è compromessa e la fine dei combattimenti è questione di giorni. A preoccupare i comandi di Kiev è però un’altra manovra: l’affondo alle spalle di Kostantinivka, una delle città-fortezza che proteggono l’ultima parte del Donetsk in mani ucraine.
I negoziati in corso aumentano il volume della propaganda, con i soldati dei due eserciti che mostrano bandiere per esibire il controllo del territorio e sui social vengono diffusi pure montaggi realizzati con l’intelligenza artificiale. Il vantaggio russo è indubbio: a novembre sono stati occupati ben 505 chilometri quadrati, quasi il doppio rispetto ai due mesi precedenti, e ci sono stime addirittura più pessimiste che parlano di 700 chilometri quadrati perduti.
È l’effetto soprattutto del maltempo, con pioggia e vento che bloccano l’attività dei dron…
Vladimir Putin proclama la conquista di Pokrovsk e della città di Vovchansk, nella regione di Kharkiv a ridosso del confine. In entrambi i casi l’annuncio appare prematuro ma la situazione è compromessa e la fine dei combattimenti è questione di giorni. A preoccupare i comandi di Kiev è però un’altra manovra: l’affondo alle spalle di Kostantinivka, una delle città-fortezza che proteggono l’ultima parte del Donetsk in mani ucraine.
I negoziati in corso aumentano il volume della propaganda, con i soldati dei due eserciti che mostrano bandiere per esibire il controllo del territorio e sui social vengono diffusi pure montaggi realizzati con l’intelligenza artificiale. Il vantaggio russo è indubbio: a novembre sono stati occupati ben 505 chilometri quadrati, quasi il doppio rispetto ai due mesi precedenti, e ci sono stime addirittura più pessimiste che parlano di 700 chilometri quadrati perduti.
È l’effetto soprattutto del maltempo, con pioggia e vento che bloccano l’attività dei droni e permettono a fanti e tank invasori di muoversi con determinazione. Il 40 per cento del terreno è stato preso nelle campagne del distretto di Zaporizhzhia, nella zona di Huliapole. Stando alla ricostruzione di Deep State, una delle fonti ucraine più attendibili, lì un reparto dei difensori ha ceduto ed è fuggito, scoprendo il fianco dello schieramento e provocando un momento di confusione, con pattuglie che si sono sparate addosso. Le forze di Mosca hanno sfruttato la breccia per avanzare nella pianura priva di ostacoli naturali e di villaggi. Putin ha magnificato questo risultato: «Un successo impressionante».
Espugnare i centri abitati è molto più difficile. L’aviazione russa li demolisce con le bombe plananti da una tonnellata: a novembre ne hanno scagliate 3.500. A Myrnohrad, la città che protegge il lato nord della sacca di Pokrovsk, piovono in continuazione. L’obiettivo prioritario sono le squadre che pilotano i droni: quando le unità speciali Rubikon del Cremlino individuano la sorgente delle onde radio, mandano i cacciabombardieri a radere al suolo l’intero condominio.
La morsa intorno a Pokrovsk ormai è stata chiusa: pattuglie di parà si sono asserragliate nei villaggi che controllano gli accessi e fanno fuoco su ogni movimento di uomini e mezzi. I rifornimenti arrivano solo dal cielo, con zaini agganciati sotto i quadricotteri. Non è chiaro quanti ucraini siano ancora attivi nella fascia centrale di Pokrovsk e in un quartiere di Myrnohrad: si parla di ottocento-mille soldati delle forze d’assalto, che conducono una resistenza coordinata e lanciano raid per mantenere il possesso delle posizioni chiave.
La caduta di questa sacca assediata dal giugno 2024 avrà un valore simbolico, non militare: una nuova linea di trincee e bunker è già stata allestita per fermare successive avanzate. I generali di Putin ne sono consapevoli e cercano altre strade per marciare verso Kramatorsk, la capitale del Donetsk ucraino. Per questo si guarda con allarme alle operazioni nel settore di Kostantinivka-Druzhkivka: i russi hanno rivendicato la conquista del borgo di Klynove, che si trova dieci chilometri dietro le due cittadine. Pure questa notizia viene contestata ma trasmette il segnale di una nuova offensiva che può aggirare le fortezze in cui sono concentrate le esigue truppe ucraine.
Il comando di Kiev reagisce con contrattacchi per eliminare le avanguardie. Il problema però è sempre lo stesso: gli invasori tengono sotto pressione il fronte lungo mille chilometri e si insinuano ovunque scoprono un punto debole. A novembre i russi hanno condotto 5.990 assalti: una media di duecento al giorno. Il livello di perdite è altissimo per entrambi gli eserciti ma gli ucraini non hanno né riserve, né rimpiazzi. Lo testimonia un’inchiesta della Reuters che ha ricostruito il destino di un plotone di giovani volontari: si sono arruolati in primavera nell’ultimo programma del governo Zelensky che offre incentivi economici alle reclute. Erano in undici, oggi nessuno di loro combatte più. Quattro sono stati feriti, tre sono indicati come dispersi e verosimilmente sono stati uccisi. Altri due hanno disertato, uno si è ammalato e uno si è suicidato.