Asset russi, la doppia strategia Ue per usare i 210 miliardi congelati
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Una soluzione apparentemente pilatesca, che scarica sui capi di Stato e di governo l’onere dello scontro. La Commissione europea ha presentato due diverse proposte per concedere prestiti all’Ucraina nei prossimi anni. Ma Ursula von der Leyen sta spingendo soprattutto per la prima, secondo indiscrezioni. Ed è l’ormai nota opzione, avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e sostenuta dai Paesi baltici, scandinavi e dalla Polonia, di sfruttare gli asset russi congelati in Europa per concedere un maxi prestito all’Ucraina che secondo il vicepresidente Dombrovskis potrebbe arrivare a 210 miliardi, il totale degli asset russi presenti in Europa. Da Berlino, Merz ha battuto ieri sera un altro colpo: «Dobbiamo sfruttare gli asset russi» ha scritto sulla Faz.
Ma c’è una seconda proposta che arriva da Bruxelles, proprio per andare incontro al “no” reiterato anche ieri dal Belgio. Un rifiuto, secondo fonti comunitarie, dietro il quale si nasconderebbero anche altri Paesi ch…
BERLINO – Una soluzione apparentemente pilatesca, che scarica sui capi di Stato e di governo l’onere dello scontro. La Commissione europea ha presentato due diverse proposte per concedere prestiti all’Ucraina nei prossimi anni. Ma Ursula von der Leyen sta spingendo soprattutto per la prima, secondo indiscrezioni. Ed è l’ormai nota opzione, avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e sostenuta dai Paesi baltici, scandinavi e dalla Polonia, di sfruttare gli asset russi congelati in Europa per concedere un maxi prestito all’Ucraina che secondo il vicepresidente Dombrovskis potrebbe arrivare a 210 miliardi, il totale degli asset russi presenti in Europa. Da Berlino, Merz ha battuto ieri sera un altro colpo: «Dobbiamo sfruttare gli asset russi» ha scritto sulla Faz.
Ma c’è una seconda proposta che arriva da Bruxelles, proprio per andare incontro al “no” reiterato anche ieri dal Belgio. Un rifiuto, secondo fonti comunitarie, dietro il quale si nasconderebbero anche altri Paesi che hanno dubbi crescenti sull’opzione asset russi: le garanzie andrebbero calcolate infatti sull’intero ammontare dei beni immobilizzati, indi 210 miliardi di euro. Un onere notevole.
La seconda opzione avanzata dunque da von der Leyen prevede dei prestiti a Kiev finanziati attraverso determinate istituzioni europee. Una è il Mes, il fondo salva-Stati. Notoriamente dotato di capitali propri, ha il vantaggio che se emettesse obbligazioni non peserebbero sui debiti nazionali. Ma il Mes è fuori dal controllo della Commissione Ue - e forse a von der Leyen piace meno. La seconda opzione, citata invece esplicitamente dalla capa dell’esecutivo, è che sia Bruxelles a emettere i bond, garantendoli col Bilancio Ue. Anche in questo caso non peserebbero sui debiti. Terzo: bond europei per finanziare l’Ucraina ma in base a garanzie nazionali: in quel caso graverebbero sui debiti. Ieri von der Leyen si affrettata a puntualizzare che questa proposta «deve essere approvata all’unanimità». Garantirebbe all’Ucraina 90 miliardi di euro nei prossimi due anni.
Quanto al prestito basato invece sui 185 miliardi di euro di asset russi congelati e ‘parcheggiati’ presso l’Euroclear belga, per venire incontro alle forti resistenze espresse dal premier Bart de Wever (il suo Paese finirebbe nei guai se le cause già avviate dai russi per farsi restituire i bond andassero a buon fine o se un accordo sulla guerra in Ucraina dovesse avere come esito l’incondizionato scongelamento degli asset), la capa dell’esecutivo Ue ha detto che nell’emergenza «l’onere sarà condiviso su base equa». Il Belgio verrebbe tutelato da un meccanismo basato su garanzie nazionali bilaterali o dal bilancio della Ue.
Nel dettaglio, il “prestito di riparazione” per l’Ucraina autorizzerebbe la Commissione a prendere in prestito soldi da tutti gli istituti finanziari europei - non solo l’Euroclear, dunque - che detengano asset congelati della Banca centrale russa. Si tratta di 25 miliardi. Bruxelles intende anche vietare lo scongelamento degli asset russi - altra mossa un po’ azzardata secondo qualcuno. Soprattutto, von der Leyen è convinta che la proposta dei beni russi possa passare a maggioranza qualificata. Ma i belgi, secondo indiscrezioni, non si sentono ancora tutelati: chi paga gli interessi, gli eventuali costi delle cause? Non è chiaro.