Eurovision, Israele parteciperà. Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Spagna boicottano la competizione
di Benedetta PerilliIsraele ci sarà, ma Olanda, Irlanda, Slovenia e Spagna no. E la lista dei Paesi boicottatori potrebbe allungarsi. All’Eurovision Song Contest 2026, la competizione canora internazionale che si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio per al sua 70esima edizione, potrà — se vorrà — partecipare lo Stato ebraico. Lo ha annunciato l’Unione Europea di Radiotelevisione (Uer) al termine di una riunione a Ginevra nella quale i membri del gruppo di emittenti pubbliche di 56 Paesi che gestisce l’evento hanno approvato la sua partecipazione nonostante la richiesta mossa nei mesi scorsi da diversi Paesi, tra i quali la Spagna si è fatta promotrice, di non permettere al Paese di gareggiare per le azioni militari condotte dal suo esercito nella Striscia di Gaza e per fermare la strumentalizzazione politica della manifestazione a suo favore. «Israele merita di essere rappresentato su ogni palcoscenico del mondo», ha celebrato la decisione il presidente Isaac Herzog. E ha poi aggiunto: «È un apprezzato ges…
Israele ci sarà, ma Olanda, Irlanda, Slovenia e Spagna no. E la lista dei Paesi boicottatori potrebbe allungarsi. All’Eurovision Song Contest 2026, la competizione canora internazionale che si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio per al sua 70esima edizione, potrà — se vorrà — partecipare lo Stato ebraico. Lo ha annunciato l’Unione Europea di Radiotelevisione (Uer) al termine di una riunione a Ginevra nella quale i membri del gruppo di emittenti pubbliche di 56 Paesi che gestisce l’evento hanno approvato la sua partecipazione nonostante la richiesta mossa nei mesi scorsi da diversi Paesi, tra i quali la Spagna si è fatta promotrice, di non permettere al Paese di gareggiare per le azioni militari condotte dal suo esercito nella Striscia di Gaza e per fermare la strumentalizzazione politica della manifestazione a suo favore. «Israele merita di essere rappresentato su ogni palcoscenico del mondo», ha celebrato la decisione il presidente Isaac Herzog. E ha poi aggiunto: «È un apprezzato gesto di solidarietà, fratellanza e cooperazione, che simboleggia la vittoria su coloro che cercano di metterci a tacere e diffondere odio». Più duro il ministro degli Esteri Gideon Saar: “Provo vergogna per quei Paesi che hanno scelto di boicottare un concorso musicale come l'Eurovision a causa della nostra partecipazione. La disgrazia ricade su di loro”.
A dimostrazione che non “sono solo canzonette” ma che le conseguenze della guerra condotta da Israele a Gaza — che secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Sanità di Hamas hanno fatto superare i 70mila morti — continuano a rimanere all’attenzione della comunità internazionale, alcuni dei Paesi che si erano fatti promotori della richiesta di esclusione dello Stato ebraico dall’Eurovision 2026 hanno confermato la volontà di non partecipare alla gara dopo la votazione di oggi a Ginevra.
Lo ha annunciato Rtve, l’emittente pubblica spagnola principale promotrice dell’azione anti-israeliana, spiegando in una nota che «la decisione di Ginevra accresce la nostra sfiducia nell’organizzazione del festival e conferma le pressioni politiche che lo circondano», aggiungendo che il network non trasmetterà neanche la finale sui suoi canali. Stessa decisione comunicata anche dall’emittente olandese Avrotros che ha dichiarato che la sua «partecipazione non è compatibile con i suoi valori pubblici fondamentali». La televisione irlandese Rte ha spiegato che Dublino non parteciperà e che la competizione non verrà trasmessa «alla luce della spaventosa perdita di vite umane a Gaza e della crisi umanitaria in corso che continua a mettere in pericolo la vita di così tanti civili». Anche la Slovenia ha conferma il boicottaggio: «Lo facciamo a nome dei 20mila bambini morti a Gaza», ha dichiarato un rappresentante del network Rtv Slovenia. Belgio, Finlandia, Islanda e Svezia stanno intanto valutando l’ipotesi di ritirarsi dalla manifestazione.
«Attendiamo conferma formale della loro decisione», ha dichiarato la Uer dopo aver appreso la decisione dei quattro Paesi. L’elenco finale dei partecipanti sarà annunciato entro Natale. «L’Eurovision sta diventando un evento frammentato», ha commentato all’agenzia Ap Paul Jordan, esperto del concorso noto come Dr. Eurovision. «Lo slogan è “United by Music” ma il concorso purtroppo è disunito dalla politica». Israele non sarebbe stato il primo Paese a essere escluso per motivi politici: nel 2022 la Russia è stata espulsa dopo l’invasione dell’Ucraina e nel 2021 era successo anche alla Bielorussia in seguito alla rielezione del presidente Alexander Lukashenko. La guerra a Gaza è stata però la sfida più grande per l’organizzazione del concorso canoro internazionale, con manifestanti pro-Palestina che hanno protestato contro Israele fuori dagli ultimi due Eurovision, a Basilea, in Svizzera, a maggio, e a Malmö, in Svezia, nel 2024. «La situazione a Gaza, nonostante il cessate il fuoco e l’approvazione del processo di pace, e l’utilizzo del concorso per scopi politici da parte di Israele, rendono sempre più difficile mantenere l’Eurovision come evento culturale neutrale», ha commentato ieri Alfonso Morales, segretario generale della spagnola Rtve.