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Gaza, ucciso Abu Shabab. Era il capo della milizia anti-Hamas

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Il leader delle Forze Popolari Gaza-Palestina, accusato di essere alleato di Israele, è stato ferito in conflitto a fuoco. Trasportato in ospedale, è morto
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Era uno degli uomini più misteriosi di tutta la Striscia. E, soprattutto, uno dei più controversi. Yasser Abu Shabab, leader delle Forze popolari Gaza Palestina, la principale fra le milizie armate che combattono contro Hamas a Gaza, è stato ucciso in uno “scontro interno” tra le fazioni palestinesi. Lo hanno rivelato ieri fonti anonime degli apparati di sicurezza israeliani, citati dall’emittente pubblica Kan, secondo le quali l’uomo – colpito durante uno scontro a fuoco – è stato trasportato in un ospedale in Israele dove è morto per le ferite riportate. Nessun altro dettaglio. E né le autorità israeliane né Hamas hanno ritenuto di dover commentare.

Accompagnato dalla fama di essere – o essere stato in passato – un jihadista, ritenuto responsabile di operazioni di contrabbando di armi e droga nel triangolo tra il Sinai egiziano, Gaza e il Negev israeliano, dopo l’invasione della Striscia in risposta al 7 ottobre Abu Shabab è stato bollato come «traditore e collaborazionista» da part…

Era uno degli uomini più misteriosi di tutta la Striscia. E, soprattutto, uno dei più controversi. Yasser Abu Shabab, leader delle Forze popolari Gaza Palestina, la principale fra le milizie armate che combattono contro Hamas a Gaza, è stato ucciso in uno “scontro interno” tra le fazioni palestinesi. Lo hanno rivelato ieri fonti anonime degli apparati di sicurezza israeliani, citati dall’emittente pubblica Kan, secondo le quali l’uomo – colpito durante uno scontro a fuoco – è stato trasportato in un ospedale in Israele dove è morto per le ferite riportate. Nessun altro dettaglio. E né le autorità israeliane né Hamas hanno ritenuto di dover commentare.

Accompagnato dalla fama di essere – o essere stato in passato – un jihadista, ritenuto responsabile di operazioni di contrabbando di armi e droga nel triangolo tra il Sinai egiziano, Gaza e il Negev israeliano, dopo l’invasione della Striscia in risposta al 7 ottobre Abu Shabab è stato bollato come «traditore e collaborazionista» da parte di Hamas. Lui, che non ha mai disdegnato le pubbliche relazioni, ha sempre rivendicato la sua ostilità nei confronti del gruppo islamista che ha governato Gaza dal 2007, smentendo però l’alleanza de facto con l’Israeli Defense Forces benché il suo gruppo operasse sostanzialmente indisturbato nell’area attorno a Rafah, controllata proprio dall’Idf. Dal canto loro, gli israeliani – pur senza ammettere alcun legame diretto – non hanno mai fatto mistero della loro disponibilità a facilitare l’emersione di forze militari ostili a Hamas.

Con un tempismo perlomeno sfortunato, lo aveva fatto ieri lo stesso premier Netanyahu: «Ci sono palestinesi a Gaza che attualmente combattono contro Hamas – aveva detto al New York Times – Persone che dicono: “Basta con la dittatura del terrore” e che vogliono controllare il proprio destino. Penso che dovremmo dare loro una possibilità». Poche ore dopo Abu Shabab, su cui Hamas aveva messo una taglia, è stato ucciso.

Per Israele, dunque, è una débacle strategica. Perché con Abu Shabab perde, se non un vero e proprio alleato, almeno un punto di riferimento, in una fase in cui Hamas continua a riconsolidare il suo controllo su Gaza (nella metà circa da cui l’esercito israeliano si è ritirato) e mentre, pur senza arrivare a una rottura formale, continua a sostenere che non accetterà il ritorno nella Striscia dell’Anp di Abu Mazen.

Abu Shabab faceva parte di un potente clan beduino della tribù Tarabin, tra le più numerose nella Striscia e presente anche nel Negev. Coinvolto in ogni genere di traffici, in primis il contrabbando, esercitava il suo controllo del territorio soprattutto nella parte sud della Striscia, tra Rafah e il valico di Kerem Shalom. Non a caso, quando all’inizio di quest’anno esplose in tutta la sua gravità la crisi alimentare per il blocco degli aiuti, furono i suoi uomini ad aprire una serie di corridoi per consentire ai pochi camion in transito da Israele di arrivare a destinazione. Intervistato da Repubblica a luglio, disse: «Abbiamo arruolato centinaia di giovani che aspirano alla sicurezza e alla pace. Hamas deve lasciare Gaza, ha fallito e ha commesso crimini contro innocenti».

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