Iran, rischia il patibolo per aver ucciso il marito violento. Appello Onu per l’ex sposa bambina
di Gabriella Colarusso“Salvate Goli”. Un gruppo di esperti che lavorano per il comitato sui diritti umani delle Nazioni unite chiede all’Iran di risparmiare la vita di Goli Kouhkan, una giovane donna di etnia beluci passata attraverso un calvario umano, emotivo e giudiziario che l’ha infine condannata a morte.
La storia di Kouhkan è una storia di emarginazione e soprusi, scritta nel documento che gli esperti Onu hanno inviato alle autorità di Teheran. Ha 25 anni, viene dalla regione più povera dell’Iran meridionale, il Belucistan, dove spesso negli ultimi anni ci sono state proteste represse con durezza. Non ha documenti ed è analfabeta. A 12 anni la obbligarono a sposare un cugino, a 13 aveva già dato alla luce un bambino, costretta a partorire in casa senza assistenza medica. Picchiata, abusata, è stata sottoposta a vessazioni per anni da parte del marito, fino a quando nel maggio 2018, quando aveva 18 anni, “suo marito picchiò lei e il figlio di cinque anni”.
La donna chiamò un parente per chiedere aiut…
“Salvate Goli”. Un gruppo di esperti che lavorano per il comitato sui diritti umani delle Nazioni unite chiede all’Iran di risparmiare la vita di Goli Kouhkan, una giovane donna di etnia beluci passata attraverso un calvario umano, emotivo e giudiziario che l’ha infine condannata a morte.
La storia di Kouhkan è una storia di emarginazione e soprusi, scritta nel documento che gli esperti Onu hanno inviato alle autorità di Teheran. Ha 25 anni, viene dalla regione più povera dell’Iran meridionale, il Belucistan, dove spesso negli ultimi anni ci sono state proteste represse con durezza. Non ha documenti ed è analfabeta. A 12 anni la obbligarono a sposare un cugino, a 13 aveva già dato alla luce un bambino, costretta a partorire in casa senza assistenza medica. Picchiata, abusata, è stata sottoposta a vessazioni per anni da parte del marito, fino a quando nel maggio 2018, quando aveva 18 anni, “suo marito picchiò lei e il figlio di cinque anni”.
La donna chiamò un parente per chiedere aiuto, “ne nacque una lite che ha portato alla morte del marito", scrivono gli esperti Onu. Kouhkan fu arrestata, ma non era nemmeno in grado di leggere la dichiarazione di colpevolezza che le fecero firmare e non aveva accesso a un avvocato.
Condannata a morte, rischia l’esecuzione per impiccagione. Potrebbe salvarsi, ma solo se la famiglia troverà 90mila dollari con cui risarcire la famiglia del marito. La legge iraniana consente ai parenti della vittima di bloccare un’esecuzione in cambio di una ricompensa. I familiari del marito hanno accettato ma vogliono essere pagati.
La cifra è ingiusta e troppo alta per una famiglia povera di braccianti agricoli, denunciano gli esperti. "Goli Kouhkan è una sopravvissuta alla violenza domestica e una vittima del sistema giudiziario, la sua esecuzione sarebbe una profonda ingiustizia”.
Nella denuncia vengono riportati anche i dati che fotografano una grave discriminazione di genere: quasi la metà delle 241 donne giustiziate in Iran tra il 2010 e il 2024 era stata condannata per omicidio, principalmente per l'uccisione del marito o del partner. "Molte di queste donne sono state vittime di violenza domestica o coniugale durante l'infanzia, o hanno agito per legittima difesa", sostengono gli esperti dell’Onu. L'Iran ha il secondo numero più alto di esecuzioni al mondo dopo la Cina, secondo organizzazioni per i diritti umani tra cui Amnesty International. In nove mesi, dall’inizio del 2025, più di 1.000 persone sono state uccise dopo essere state condannate a morte. "L'entità delle esecuzioni in Iran è sconcertante e rappresenta una grave violazione del diritto alla vita", denunciano le Nazioni Unite.