Stallo nel negoziato, Witkoff evita Zelensky. Trump: “Putin tratta”
di Fabio TonacciSi chiude anzitempo l’ennesima «settimana decisiva» che non è stata decisiva per niente. A Mosca l’incontro tra Putin, Witkoff e Kushner è durato cinque ore ed è servito a poco o niente, se non a far saltare l’altro appuntamento in calendario, quello previsto ieri a Bruxelles tra Zelensky e gli inviati di Trump. Evidentemente non avevano niente di concreto da dire al presidente ucraino, oppure intendevano riferire prima a Trump, come sembra che il Cremlino abbia esplicitamente preteso.
«Putin vuole la fine della guerra, l’incontro è stato buono, vediamo che succede», dice il tycoon, nonostante tutto faccia pensare che la trattativa si sia piantata di nuovo. E sul punto cruciale: il destino del Donbass. Che Putin vuole per intero, anche quel 20 per cento che comprende Kramatorsk e Sloviansk e che il suo esercito non ha conquistato. Un pezzo di terra che Zelensky non può e non vuole cedere.
Al momento non si vedono spiragli neanche per immaginare un compromesso accettabile per entr…
Si chiude anzitempo l’ennesima «settimana decisiva» che non è stata decisiva per niente. A Mosca l’incontro tra Putin, Witkoff e Kushner è durato cinque ore ed è servito a poco o niente, se non a far saltare l’altro appuntamento in calendario, quello previsto ieri a Bruxelles tra Zelensky e gli inviati di Trump. Evidentemente non avevano niente di concreto da dire al presidente ucraino, oppure intendevano riferire prima a Trump, come sembra che il Cremlino abbia esplicitamente preteso.
«Putin vuole la fine della guerra, l’incontro è stato buono, vediamo che succede», dice il tycoon, nonostante tutto faccia pensare che la trattativa si sia piantata di nuovo. E sul punto cruciale: il destino del Donbass. Che Putin vuole per intero, anche quel 20 per cento che comprende Kramatorsk e Sloviansk e che il suo esercito non ha conquistato. Un pezzo di terra che Zelensky non può e non vuole cedere.
Al momento non si vedono spiragli neanche per immaginare un compromesso accettabile per entrambi. L’infruttuosa trasferta russa, e le cinque differenti versioni del piano di pace americano portate al tavolo di Putin (c’erano, di certo, il testo originale in 28 punti molto favorevole a Mosca e lo scritto con le modifiche degli ucraini inserite dopo il vertice di Ginevra), hanno certificato che sulla questione dei confini, così come sulle garanzie di sicurezza e l’utilizzo degli asset russi congelati, si misura una distanza tuttora abissale tra Mosca e Kiev, seppure gli ucraini siano consapevoli che, visto come va il fronte, sui territori dovranno fare concessioni. Forse anche le più dolorose, sulla parte del Donbass non ancora occupata.
A Bruxelles, dunque, Zelensky non è andato ma ha spedito Rustem Umerov, il capo del suo team di negoziatori, per consultarsi con i partner europei e la Nato e programmare una nuova missione oggi a Miami. «Insieme, dobbiamo sviluppare un quadro di garanzie che sia reale ed efficace, per la sicurezza a lungo termine dell’Ucraina e di tutto il continente», dice Umerov, cercando ancora una volta sponde europee pur attento a non irritare Trump. E il segretario della Nato Mark Rutte ribadisce: “Siamo qui, non andiamo via, anche se la Russia è sempre più sconsiderata”. Per l’Italia ha partecipato Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Giorgia Meloni.
Il Cremlino precisa che Putin «non ha respinto il piano americano, ma solo alcune parti». È il modo per dire che con la Casa Bianca i colloqui devono continuare. «Una telefonata tra Putin e Trump può essere organizzata rapidamente in qualsiasi momento e il lavoro è in corso a livello di esperti», spiega Dmitrij Peskov, il portavoce del presidente russo.
Lo stallo si intravede anche nelle parole del segretario di Stato americano Marco Rubio, il quale nel corso della giornata ha sentito il ministro degli Esteri Antonio Tajani per uno scambio di valutazioni. «Stanno letteralmente combattendo per uno spazio di circa 30-50 chilometri, il 20 per centro della regione di Donetsk», riferisce il capo della diplomazia Usa, aggiungendo che lo sforzo in corso è «capire cosa potrebbero sopportare gli ucraini, perché bisogna tenere conto della loro posizione».
Il lavorìo di queste ore, sottolinea Rubio, serve per assicurarsi «che gli ucraini non vengano mai più invasi, che venga protetta la sovranità e l’indipendenza e che la loro economia possa tornare a prosperare».
Dichiarazioni che fanno piacere a Zelensky, nel momento per lui politicamente più difficile da quando è cominciato il conflitto. «Solo considerando gli interessi dell’Ucraina è possibile un dignitoso accordo di pace», afferma nel suo discorso serale alla nazione. «Ora il mondo sente chiaramente che c’è la possibilità di terminare la guerra e bisogna sostenere la pressione sulla Russia con gli attuali negoziati».