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Putin in India da Modi: “Il Donbass sarà russo, la Nato è una minaccia”

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Il leader commenta la trattativa “utile ma complessa”. A Nuova Delhi per la prima volta dal 2021 contro “le pressioni” Usa
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Ad accogliere Vladimir Putin all’aeroporto di una Nuova Delhi foderata di sue gigantografie c’erano danzatrici tradizionali. Dopo l’abbraccio sul tappeto rosso, il premier indiano Narendra Modi lo ha accompagnato a bordo della sua auto sino alla sua residenza per una cena privata, mentre tutto il Paese si sintonizzava su India Today per l’intervista “in esclusiva mondiale” rilasciata al Cremlino alla vigilia della visita. Putin è tornato in India per la prima volta dal 2021 da superstar. Un chiaro messaggio al leader statunitense Donald Trump: pressioni e sanzioni non lo hanno allontanato dal suo alleato asiatico. E non lo hanno neppure ridotto a più miti consigli.

Commentando per la prima volta i colloqui avuti martedì a Mosca con Steve Witkoff e Jared Kushner su un piano di pace per l’Ucraina, il presidente russo ha definito i negoziati «utili» e «necessari», ma «complessi». Il piano «che gli americani ci hanno portato ora, non lo avevamo ancora visto, quindi abbiamo dovuto esa…

Ad accogliere Vladimir Putin all’aeroporto di una Nuova Delhi foderata di sue gigantografie c’erano danzatrici tradizionali. Dopo l’abbraccio sul tappeto rosso, il premier indiano Narendra Modi lo ha accompagnato a bordo della sua auto sino alla sua residenza per una cena privata, mentre tutto il Paese si sintonizzava su India Today per l’intervista “in esclusiva mondiale” rilasciata al Cremlino alla vigilia della visita. Putin è tornato in India per la prima volta dal 2021 da superstar. Un chiaro messaggio al leader statunitense Donald Trump: pressioni e sanzioni non lo hanno allontanato dal suo alleato asiatico. E non lo hanno neppure ridotto a più miti consigli.

Commentando per la prima volta i colloqui avuti martedì a Mosca con Steve Witkoff e Jared Kushner su un piano di pace per l’Ucraina, il presidente russo ha definito i negoziati «utili» e «necessari», ma «complessi». Il piano «che gli americani ci hanno portato ora, non lo avevamo ancora visto, quindi abbiamo dovuto esaminare ogni punto ed è per questo che ci è voluto così tanto tempo». E i 28 punti del piano originario sono ora 27 e sono stati divisi in quattro pacchetti da discutere, ha spiegato. «È una missione impegnativa quella intrapresa da Trump. Convincere le parti in conflitto a raggiungere una sorta di consenso non è facile».

Alcune proposte statunitensi — ha precisato — erano «inaccettabili». Senza entrare nei dettagli, ha chiarito che i nodi restano l’ingresso di Kiev nella Nato («la Nato è un’alleanza politico-militare, (...) è una minaccia per noi») e i territori ucraini che Mosca ha unilateralmente annessi nel settembre 2022, ma controlla soltanto in parte, vale a dire Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia. «Tutto si riduce a questo. O liberiamo questi territori con la forza delle armi. Oppure le truppe ucraine se ne vanno e smettono di combattere lì». Per il quotidiano filogovernativo Komsomolskaja Pravda, il territorio chiave è il 20% della regione di Donetsk che le truppe russe non hanno ancora conquistato perché, «come una matrioska, ha tre significati: simbolico, politico e pratico».

Il significato simbolico sta nel fatto che quei circa 5mila km quadri ancora sotto il controllo ucraino ospitano le città di Slovjansk e Kramatorsk dove nel 2014 ebbe iniziò quella che a Mosca chiamano “Primavera russa”, ossia il conflitto nel Donbass, e la Lavra di Svjatogorsk, uno dei centri più importanti dell’ortodossia russa. Politico perché, quando la Russia lanciò l’Operazione militare speciale nel febbraio 2022, uno degli obiettivi principali era «proteggere la popolazione russofona del Donbass». Pratico perché da Slovjansk parte l’acquedotto che rifornisce Donetsk, ma che è stato chiuso nel febbraio 2022.

Lo stesso Putin, parlando a India Today, ha sostenuto che in Ucraina «la Russia cerca di proteggere i suoi interessi, proteggere la nostra gente che vive lì, proteggere i nostri valori tradizionali, la lingua russa. La nostra Operazione militare speciale non è l’inizio di una guerra, ma un tentativo di porvi fine. Porre fine a una guerra che l’Occidente ha scatenato contro di noi per mano dei nazionalisti ucraini». Dai giornalisti indiani non è arrivato alcun contraddittorio.

Dei dazi raddoppiati da Washington perché l’India rinunci al petrolio russo, Putin si è limitato a dire che «Trump ha i suoi obiettivi e noi perseguiamo i nostri, non contro nessuno, ma per noi stessi, tutelando i nostri interessi: indiani e russi». Volontà che oggi verrà messa alla prova. Non a caso Putin è arrivato insieme a una numerosa delegazione che comprende il ministro della Difesa Andrej Belousov e i vertici delle principali aziende statali come Rosneft, Gazprom Neft, Rosoboronexport e Sberbank.

Benché Putin abbia sostenuto che «Modi non è uno che si piega alle pressioni», da quando i dazi sono saliti al 50% l’India si sta muovendo con cautela tanto che i suoi acquisti di dicembre potrebbero scendere al minimo storico in tre anni. È improbabile però che l’India abbandoni completamente il greggio russo. Da Mosca New Delhi cerca anche armi e, in particolare, i caccia russi Su-57 e il sistema di difesa aerea di nuova generazione S-500. Entrambi i Paesi vogliono inoltre promuovere lo scambio commerciale che, nell’anno fiscale conclusosi a marzo, ha raggiunto i 68,7 miliardi di dollari contro i 13 miliardi di dollari pre-2022. «Siamo arrivati con un obiettivo ben preciso», ha detto Maksim Oreshkin, consigliere economico del Cremlino. «Siamo venuti per i beni e i servizi indiani».

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