L’Unione multa X, Rubio e Vance: “È un attacco all’America”. E Musk: “L’Ue va abolita”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – L’Europa multa X, ossia l’ex Twitter, per 120 milioni. E la risposta della Casa Bianca è durissima: «Difendete la censura». Anzi, ha detto il segretario di Stato Marco Rubio, è «un attacco a tutte le piattaforme tecnologiche americane e al popolo americano da parte di governi stranieri».
Ma questa è solo la punta di un iceberg che si è formato su uno scontro ormai esistenziale tra Usa e Unione europea. Perché la multa al social di Elon Musk è una briciola nel patrimonio del miliardario americano. E la reazione va oltre il merito. Come rivela il post che lo stesso Musk ha scritto su X: "L'Ue dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli Paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i propri cittadini".
In una strana coincidenza tutto accade nel giorno in cui gli States rendono nota la loro “strategia” in cui di fatto puntano a dividere l’Ue e a archiviare la Nato. L’allarme così è subito scattato a Bruxelles. «Vogliono distruggere l’Unione», è…
BRUXELLES – L’Europa multa X, ossia l’ex Twitter, per 120 milioni. E la risposta della Casa Bianca è durissima: «Difendete la censura». Anzi, ha detto il segretario di Stato Marco Rubio, è «un attacco a tutte le piattaforme tecnologiche americane e al popolo americano da parte di governi stranieri».
Ma questa è solo la punta di un iceberg che si è formato su uno scontro ormai esistenziale tra Usa e Unione europea. Perché la multa al social di Elon Musk è una briciola nel patrimonio del miliardario americano. E la reazione va oltre il merito. Come rivela il post che lo stesso Musk ha scritto su X: "L'Ue dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli Paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i propri cittadini".
In una strana coincidenza tutto accade nel giorno in cui gli States rendono nota la loro “strategia” in cui di fatto puntano a dividere l’Ue e a archiviare la Nato. L’allarme così è subito scattato a Bruxelles. «Vogliono distruggere l’Unione», è il commento ufficioso più frequente accompagnato dalla constatazione che i rapporti transatlantici, finché Donald Trump sarà presidente, non potranno più essere gli stessi. E la preoccupazione ha attraversato anche il Quartier generale dell’Alleanza atlantica che vede in quel progetto la sua sostanziale fine. Proprio mentre Putin si rifiuta di negoziare una pace equa in Ucraina e il Vecchio Continente deve fare i conti con una guerra ibrida pienamente in atto.
La Commissione Ue quindi ha ieri inflitto una multa da 120 milioni a X per aver violato gli obblighi di trasparenza previsti nella legge europea sui servizi digitali (Dsa). È la prima volta che viene applicata questa normativa ed era esattamente quella che Trump aveva messo sul tavolo delle trattative quando, ad agosto e settembre scorsi, si discuteva sui nuovi dazi. In questo caso secondo l’esecutivo europeo ha puntato l’indice contro diverse violazioni a partire dal design ingannevole della spunta blu, la mancanza di trasparenza dell’archivio pubblicitario e la mancata fornitura di accesso ai dati pubblici per i ricercatori.
Secondo Palazzo Berlaymont, l’uso del «segno di spunta blu» per gli «account verificati» inganna gli utenti perché tutti possono pagare per ottenere lo stato di «verificato». E poi manca qualsiasi trasparenza e accessibilità agli archivi, decisivi per studiare come impedire truffe e pubblicità false. Va ricordato che il procedimento era stato avviato due anni fa ed era stato tenuto in stand by per evitare di acuire la tensione con Washington. E forse non è un caso che la multa è davvero poca cosa rispetto all’immenso patrimonio di Musk. E comunque secondo gli uffici della Commissione, si tratta di una sanzione «proporzionata» che non può comunque superare il 6% del fatturato annuo.
E ora la società di Musk ha tempo per tre mesi per rispondere. E poi ci saranno altri due mesi per la controreplica di Bruxelles. «Riteniamo X — ha avvertito la vicepresidente della commissione, Henna Virkkunen — responsabile di aver minato i diritti degli utenti e di aver eluso la propria responsabilità». Per il vicepresidente Usa, JD Vance, invece, «l’Ue dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura».
Ma è chiaro che questo è solo una spina di una vicenda piena di aculei. Il documento strategico americano segna un vero e proprio salto di qualità nel braccio di ferro avviato poco meno di un anno fa. Ieri sera la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ricevuto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Avrebbero dovuto parlare solo dei beni russi congelati e di come usarli, ma inevitabilmente il confronto si è allargato. Gli stessi asset di Mosca fanno gola pure alla Casa Bianca. La Germania, ha detto il ministro degli esteri tedesco, Johann Wadephul, non ha bisogno di «consigli dall’esterno: argomenti come la libertà di espressione o l’organizzazione delle nostre società libere non possono essere discussi da Washington».
La preoccupazione ha invaso tutti i palazzi delle istituzioni europee. Soprattutto perché viene visto in quel documento il tentativo di fare esplodere l’Ue e “de-americanizzare” la Nato. Come ha fatto osservare il presidente francese nei giorni scorsi, sarebbe il «tradimento» americano rispetto all’Ucraina e all’Europa. Una circostanza che modificherebbe i rapporti sul piano politico, militare e commerciale. Pure la tensione di nuovo alta sui dazi — è il sospetto di Bruxelles — rientra in questa strategia.