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Netanyahu: “Presto inizio della fase 2 a Gaza, non lascerò la politica in cambio della grazia”

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Il primo ministro israeliano in conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Merz fa sapere che nel corso del mese parlerà con Trump per portare avanti il suo piano di pace. Hamas apre al disarmo
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«Passeremo presto alla fase due del piano Trump: ora che l’asse iraniano è stato colpito duramente, la pace è a portata di mano». Mentre a Betlemme si riaccende l’albero di Natale per la prima volta dal 2022, il premier israeliano Benjamin Netanyahu dice di esserne certo: «Otterremo il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione di Gaza, proprio come avvenne con la Germania alla fine della Seconda Guerra Mondiale». Un riferimento tutt’altro che casuale: pronunciato durante la conferenza stampa congiunta col cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in Israele. Certo, ricorda: per dichiarare chiusa questa fase manca la riconsegna del cadavere dell’ultimo ostaggio, ancora nella Striscia, quello del poliziotto 24enne Ran Gvili, rapito il 7 ottobre. Le ricerche sono in corso proprio in queste ore a Zeitoun, fra le macerie di Gaza City.

Attraverso il suo alto funzionario Bassem Naim, pure Hamas, concorda: «Siamo pronti a discutere il congelamento o lo stoccaggio del nostro arsenale di armi — previ…

«Passeremo presto alla fase due del piano Trump: ora che l’asse iraniano è stato colpito duramente, la pace è a portata di mano». Mentre a Betlemme si riaccende l’albero di Natale per la prima volta dal 2022, il premier israeliano Benjamin Netanyahu dice di esserne certo: «Otterremo il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione di Gaza, proprio come avvenne con la Germania alla fine della Seconda Guerra Mondiale». Un riferimento tutt’altro che casuale: pronunciato durante la conferenza stampa congiunta col cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in Israele. Certo, ricorda: per dichiarare chiusa questa fase manca la riconsegna del cadavere dell’ultimo ostaggio, ancora nella Striscia, quello del poliziotto 24enne Ran Gvili, rapito il 7 ottobre. Le ricerche sono in corso proprio in queste ore a Zeitoun, fra le macerie di Gaza City.

Attraverso il suo alto funzionario Bassem Naim, pure Hamas, concorda: «Siamo pronti a discutere il congelamento o lo stoccaggio del nostro arsenale di armi — previsto appunto dalla Fase due — ha detto intervistato dall’agenzia AP.

E ottimista, è pure il premier del Qatar, Al Thani. Intervenendo al Forum di Doha, ieri ha detto che le comunicazioni fra Hamas e Israele funzionano. Smentendo allo stesso tempo l’accusa che dal suo Paese sono arrivati nuovi finanziamenti ai miliziani: «Aiuti e finanziamenti sono andati al popolo di Gaza attraverso un processo trasparente».

Di tutto questo il premier israeliano assicura: «Ne discuterò con Trump entro fine mese». In quell’occasione, il presidente americano potrebbe tessere ulteriormente le fila per un summit fra Netanyahu, appunto, e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, anticipato oggi dal solitamente ben informato Axios. Certo, i due sono riluttanti. Non s’incontrano dal 2018 e non si parlano dall’inizio del conflitto e sul loro rapporto pesano pure i ripetuti tentativi israeliani di spingere i profughi di Gaza oltre il confine egiziano: tanto che l’israeliano non presenziò nemmeno al Vertice di Sharm, dove a ottobre si firmò l’intesa sul cessate il fuoco.

Affinché l’incontro avvenga — e Trump ci tiene moltissimo — Netanyahu dovrà dare prova di buona volontà, corteggiando al-Sisi. Ad esempio, dando l’ok all’accordo con l’Egitto sul gas naturale e promuovendo altre misure per convincere al-Sisi al faccia a faccia. Gli americani ci tengono molto: «Creerà interdipendenza, avvicinerà i due Paesi e impedirà un’altra guerra».

Il pensiero di Trump, manco a dirlo, va agli Accordi di Abramo. E infatti nell’ultima visita il genero Kushner avrebbe detto chiaro a Netanyahu che gli Stati Uniti si aspettano che Israele offra a i Paesi della regione più del mero contrasto attivo all’Iran: «Se funziona con l’Egitto, possiamo poi fare lo stesso con Siria, Libano e Arabia Saudita» avrebbe detto la fonte interna all’amministrazione ad Axios.

Intanto, sempre nel corso dell’incontro coi giornalisti, il solito Netanyahu ha “rassicurato” — si fa per dire — pure sulle sue future intenzioni politiche. Smentendo le ipotesi secondo cui avrebbe potuto ottenere dal presidente Herzog la grazia che si è deciso a chiedere in cambio del ritiro politico: «Sono tutti molto preoccupati per il mio futuro. Ebbene, lo sono anche gli elettori e ovviamente decideranno loro» ha detto. Alludendo, chiaramente, alle prossime elezioni.

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