NEW YORK – Deluso da Zelensky, perché «non ha ancora letto la proposta di pace» avanzata dagli Stati Uniti, e dall’Europa, perché «va nella direzione sbagliata», lamentandosi di essere stata esclusa dai negoziati sull’Ucraina senza però fare alcuna proposta concreta. Che sia vero o no, è chiaro che il presidente Trump è tornato ad alzare la pressione su Kiev e sugli alleati, affinché accettino il piano di Washington.
Non è chiaro se il capo della Casa Bianca si riferisse a quello originale in 28 punti, scritto a Miami dal suo inviato Steve Witkoff sotto dettatura dell’inviato di Mosca Kirili Dmitriev, oppure a quello rivisto dopo il vertice di Ginevra e ridotto a 19 paragrafi, finora rifiutato da Putin. L’intento però sembra chiaro, anche perché nello stesso tempo ha sottolineato che la Russia invece sarebbe pronta a firmare.
Domenica Trump ha partecipato alla serata per i riconoscimenti del Kennedy Center. Si è fermato a parlare con i giornalisti, che gli hanno chiesto se c’erano n…
NEW YORK – Deluso da Zelensky, perché «non ha ancora letto la proposta di pace» avanzata dagli Stati Uniti, e dall’Europa, perché «va nella direzione sbagliata», lamentandosi di essere stata esclusa dai negoziati sull’Ucraina senza però fare alcuna proposta concreta. Che sia vero o no, è chiaro che il presidente Trump è tornato ad alzare la pressione su Kiev e sugli alleati, affinché accettino il piano di Washington.
Non è chiaro se il capo della Casa Bianca si riferisse a quello originale in 28 punti, scritto a Miami dal suo inviato Steve Witkoff sotto dettatura dell’inviato di Mosca Kirili Dmitriev, oppure a quello rivisto dopo il vertice di Ginevra e ridotto a 19 paragrafi, finora rifiutato da Putin. L’intento però sembra chiaro, anche perché nello stesso tempo ha sottolineato che la Russia invece sarebbe pronta a firmare.
Domenica Trump ha partecipato alla serata per i riconoscimenti del Kennedy Center. Si è fermato a parlare con i giornalisti, che gli hanno chiesto se c’erano novità sulla guerra, dopo la missione di Witkoff e del genero Jared Kushner al Cremlino per incontrare Vladimir Putin, e il fine settimana di colloqui a Miami con la delegazione ucraina. Il punto di partenza era il piano in 28 punti, che però nel frattempo è stato corretto e riportato al Cremlino, lasciando aperte le questioni territoriali, le garanzie di sicurezza e la prospettiva dell’ingresso di Kiev nella Nato. «Stiamo parlando con Putin e con i leader ucraini, incluso Zelensky. Devo dire - ha aggiunto Trump - che sono un po’ deluso che Zelensky non abbia ancora letto la proposta. Credo la Russia sia d’accordo, non sono sicuro che Zelensky lo sia. Ai suoi il piano piace, a lui non so».
Sembra assai improbabile che il leader ucraino non abbia trovato il tempo di scorrere i punti del potenziale accordo, e non è chiaro chi siano “i suoi” favorevoli. Il segnale comunque è chiaro, perché il presidente vede nei propri alleati l’ostacolo alla pace, invece della persona che ha ordinato l’aggressione e l’invasione illegale del paese confinate.
La conferma è venuta nel pomeriggio, quando Trump ha condiviso su Truth un articolo del New York Post intitolato “Gli europei impotenti non possono che infuriarsi perché Trump li esclude giustamente dall’accordo con l’Ucraina”. Il testo sostiene che l’ostruzione del Vecchio continente all’accordo è «un regalo a Putin. Gli adulti hanno negoziato questa proposta sull’Ucraina ignorando gli europei. Certo che gli europei si sentono umiliati; Stati Uniti e Russia stanno plasmando il futuro dell’Europa senza consultarli. Ma se ti comporti come un bambino, verrai trattato come tale». Trump ha condiviso perché questa è la sua opinione, come dimostra anche la nuova Strategia per la sicurezza nazionale.
Poco dopo, mentre riceveva alla Casa Bianca gli agricoltori, a cui regalerà sussidi per 12 miliardi di dollari allo scopo di compensarli dei danni provocati dai dazi, i giornalisti gli hanno chiesto se resterà impegnato nella ricerca della pace in Ucraina, viste le dichiarazioni del figlio Donald junior secondo cui sarebbe pronto a scaricarla. La risposta è stata vaga e abituale: «Io voglio che finisca la carneficina. Biden aveva dato 350 miliardi, io nulla. Abbiamo ora questo grande problema aperto, gente che muore, soldati russi e ucraini, 27.000 solo nel mese scorso. Militari ma anche civili, come è accaduto a Kiev. Io voglio che finisca. Noi vendiamo gli equipaggiamenti a pieno prezzo agli europei, che poi li girano a Kiev. Non spendiamo soldi, ma tempo, su base umanitaria, per vedere se riusciamo a fermare la carneficina».
Poi gli hanno fatto una domanda sulla multa di Bruxelles a X, che è diventata un’altra occasione per lamentarsi della Ue: «L’Europa deve stare attenta. Fa molte cose che vanno nella direzione sbagliata per la sua gente». Quindi l’impegno continua, ma con la precisazione che la colpa del mancato accordo ricade sugli alleati, non sull’ex nemico della Guerra Fredda che li ha attaccati.