Thailandia-Cambogia: mezzo milione di sfollati e 14 morti. Trump: “Chiamerò per fermare conflitto”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Mezzo milione di sfollati e 14 morti. Questo il bilancio, provvisorio, degli scontri scoppiati nella notte tra domenica e lunedì tra Thailandia e Cambogia. Scontri che continuano anche oggi nelle aree di confine contese. I due Paesi si accusano a vicenda di aver scatenato la ripresa delle ostilità, che hanno causato la morte finora di nove civili cambogiani e cinque soldati thailandesi. La “pax trumpiana” crolla e così il presidente statunitense, parlando ieri ad un comizio in Pennsylvania, ha promesso: “Farò una telefonata per fermare il conflitto”.
Quattrocentomila i thailandesi costretti ad evacuare, mentre l'esercito cambogiano fa sapere che più di 100mila persone hanno abbandonato le loro case in cinque province. Un numero di sfollati che supera quello di luglio: all’epoca gli scontri andarono avanti per cinque giorni (48 morti e 300mila sfollati), prima che si arrivasse ad un primo cessate il fuoco siglato il 28 luglio, mediato dal primo ministro malese Anwar Ibrahim e…
PECHINO - Mezzo milione di sfollati e 14 morti. Questo il bilancio, provvisorio, degli scontri scoppiati nella notte tra domenica e lunedì tra Thailandia e Cambogia. Scontri che continuano anche oggi nelle aree di confine contese. I due Paesi si accusano a vicenda di aver scatenato la ripresa delle ostilità, che hanno causato la morte finora di nove civili cambogiani e cinque soldati thailandesi. La “pax trumpiana” crolla e così il presidente statunitense, parlando ieri ad un comizio in Pennsylvania, ha promesso: “Farò una telefonata per fermare il conflitto”.
Quattrocentomila i thailandesi costretti ad evacuare, mentre l'esercito cambogiano fa sapere che più di 100mila persone hanno abbandonato le loro case in cinque province. Un numero di sfollati che supera quello di luglio: all’epoca gli scontri andarono avanti per cinque giorni (48 morti e 300mila sfollati), prima che si arrivasse ad un primo cessate il fuoco siglato il 28 luglio, mediato dal primo ministro malese Anwar Ibrahim e dal presidente statunitense Donald Trump, con la partecipazione anche della Cina: il leader Usa aveva poi assistito alla firma di un accordo tra i due Paesi a Kuala Lumpur, in Malesia, lo scorso 26 ottobre.
L'esercito della Thailandia attacca postazioni cambogiane al confine
L'accordo di pace di Kuala Lumpur, come lo aveva pomposamente definito Trump, non è mai stato altro in realtà che un cessate il fuoco molto fragile. Accordo sospeso poco dopo, infatti, a novembre, dalla Thailandia dopo l'esplosione di una mina che aveva ferito quattro dei suoi soldati. Durante gli scontri di luglio Trump aveva minacciato entrambi i Paesi di dazi a livelli intollerabili se non avessero fermato le armi: funzionò, ma solo per un po’. Pressioni che non hanno contribuito ad affrontare a fondo le ragioni storiche e la cause della controversia. Oggi il governo di Bangkok afferma che i dazi non devono essere utilizzati per imporre la pace con la Cambogia.
Molti gli appelli dei leader mondiali per arrivare presto ad un cessate il fuoco, da ultimo quello del Papa. Phnom Penh, intanto, ha deciso il ritiro degli atleti cambogiani dai Giochi del Sud-Est asiatico, iniziati ieri nella capitale thailandese Bangkok, citando ragioni di sicurezza.
“Domani devo fare una telefonata e penso che capiranno”, ha detto ieri Trump. “Chi altro potrebbe dire ‘farò una telefonata e fermerò una guerra tra due Paesi molto potenti’?”. I due regni del Sud-Est asiatico rimangono però in disaccordo su una soluzione diplomatica: il ministro degli Esteri thai ha affermato ieri in un’intervista televisiva di non vedere alcuna possibilità di negoziati al momento, mentre un consigliere del primo ministro cambogiano Hun Manet ha dichiarato all’agenzia Reuters che il suo Paese è “pronto a dialogare in qualsiasi momento”. Alla domanda sulle prospettive di un ulteriore intervento da parte di Trump, Bangkok risponde che i negoziati non dovrebbero essere avviati da una terza parte: “devono iniziare con la Cambogia che cambia la sua posizione, smette di minacciare la Thailandia e richiede formalmente negoziati con noi”, dice un portavoce del governo. Prova a mostrarsi ottimista il primo ministro malese Anwar Ibrahim che in un post su X oggi afferma di aver parlato con il premier di Bangkok, Anutin Charnvirakul, e con quello di Phnom Penh: “Apprezzo l'apertura e la disponibilità di entrambi i leader a proseguire i negoziati al fine di allentare le tensioni ed evitare qualsiasi malinteso che potrebbe peggiorare la situazione”.
Trump: "Guerra tra Thailandia e Cambogia? Faccio una telefonata e la fermo"
L’esercito thai afferma che oggi alcuni razzi BM-21 lanciati dalle forze cambogiane sono caduti nei pressi di un ospedale nella provincia di Surin, costringendo pazienti e personale a cercare riparo in un rifugio. Sostiene che droni, razzi e carri armati sono stati utilizzati in altri punti di confine, anche vicino al complesso templare conteso di Preah Vihear. L’esercito cambogiano risponde che la Thailandia ha lanciato attacchi nella provincia di Pursat e che i caccia F-16 thailandesi sono entrati nello spazio aereo cambogiano e hanno sganciato bombe vicino ad aree civili.
Gli scontri tra i due regni del Sud-est asiatico più duri degli ultimi 14 anni erano scoppiati già a luglio nei pressi del tempio di Prasat Ta Muen Thom. Da oltre un secolo Thailandia e Cambogia si contendono infatti la sovranità su vari punti lungo i loro 817 km di confine terrestre: rivendicazioni ulteriormente complicate da dispute sulla gestione di alcuni antichi templi. La maggior parte delle rivendicazioni derivano da un vecchio trattato e da una mappa del 1907 redatta quando la Cambogia era sotto il dominio coloniale francese, utilizzata per marcare i confini tra i due Paesi. Bangkok sostiene che tale mappa non è accurata.
I nuovi scontri riaccendono la propaganda da entrambe le parti. In Thailandia, come scrive il giornale thai The Nation, “il conflitto potrebbe portare il premier Anutin a rinviare la dissoluzione Parlamento in vista delle prossime elezioni, sfruttando il fervore nazionalista per ricostruire il sostegno politico perso dopo il disastro delle inondazioni delle settimane scorse”.