NEW YORK – Se uno non avesse visto il video dell’intervista concessa lunedì dal presidente Trump al sito Politico, ma si fosse limitato a leggere la trascrizione, non sarebbe stato poi così difficile confondere le sue parole con quelle del leader russo Putin. Un attacco feroce ai colleghi europei e all’ucraino Zelensky, definito «un piazzista» come il re del circo Barnum, in teoria suoi alleati, cosa che sembra giustificare il commento positivo di Mosca alla nuova Strategia per la sicurezza nazionale americana pubblicata venerdì scorso, perché in linea con la visione del Cremlino.
Se a questo si aggiunge la notizia del Financial Times, secondo cui gli inviati Witkoff e Kushner hanno dato un ultimatum a Kiev affinché accetti il loro piano di pace entro Natale, resta solo da capire come l’alleanza transatlantica possa sopravvivere a questa svolta epocale nelle relazioni tra le due sponde dell’oceano. Le poche voci di risposta che si sono sollevate sono quelle del cancelliere tedesc…
NEW YORK – Se uno non avesse visto il video dell’intervista concessa lunedì dal presidente Trump al sito Politico, ma si fosse limitato a leggere la trascrizione, non sarebbe stato poi così difficile confondere le sue parole con quelle del leader russo Putin. Un attacco feroce ai colleghi europei e all’ucraino Zelensky, definito «un piazzista» come il re del circo Barnum, in teoria suoi alleati, cosa che sembra giustificare il commento positivo di Mosca alla nuova Strategia per la sicurezza nazionale americana pubblicata venerdì scorso, perché in linea con la visione del Cremlino.
Se a questo si aggiunge la notizia del Financial Times, secondo cui gli inviati Witkoff e Kushner hanno dato un ultimatum a Kiev affinché accetti il loro piano di pace entro Natale, resta solo da capire come l’alleanza transatlantica possa sopravvivere a questa svolta epocale nelle relazioni tra le due sponde dell’oceano. Le poche voci di risposta che si sono sollevate sono quelle del cancelliere tedesco Merz e del presidente del Consiglio europeo Costa, probabilmente perché nel Vecchio continente prevale la linea di non irritare oltre Trump per salvare il salvabile, ma questa strategia non produce gli effetti desiderati ormai da quasi un anno e non si capisce quali possano essere le speranze di un’inversione di tendenza, almeno fino alle elezioni midterm del prossimo novembre.
Interrogato sui leader europei, Trump ha risposto così: «Penso che siano deboli. Credo che vogliano essere politicamente corretti, ma penso che non sappiano cosa fare. L’Europa non sa cosa fare». Quindi ha aggiunto: «Li conosco davvero bene, alcuni sono amici. Conosco i buoni leader, i cattivi, quelli intelligenti e quelli stupidi. Ce ne sono anche di veramente stupidi. Ma non stanno facendo un buon lavoro. L’Europa non sta facendo un buon lavoro sotto molti aspetti. Parlano troppo ma non stanno producendo. Sull’Ucraina parlano ma non producono, e la guerra continua ad andare avanti e avanti». Al centro delle sue critiche, però, restano le politiche sull’immigrazione: «Se continua così, l’Europa non sarà più sostenibile. Quello che stanno facendo con l’immigrazione è un disastro». In particolare se l’è presa con Londra e Parigi, ma non solo: «Penso sia orribile quello che sta succedendo al continente. Penso che stia mettendo in pericolo l’Europa come la conosciamo».
Quanto a chi stai vincendo la guerra, «non ci sono dubbi. È la Russia. È un paese molto più grande». Perciò Zelensky dovrebbe sottoporti al giudizio degli elettori, proprio come chiede Putin, nella speranza di liberarsene: «Penso che sia un momento importante per indire le elezioni. Stanno usando la guerra per non indire le elezioni, ma penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa scelta. E forse vincerebbe Zelensky. Non so chi vincerebbe. Ma non hanno elezioni da molto tempo. Parlano di democrazia, ma si arriva a un punto in cui non è più una democrazia». Come se invece al Cremlino ci fosse un leader legittimamente eletto.
Lo scopo è mettere pressione su Zelensky affinché accetti il piano di pace dettato da Mosca. Infatti, secondo il Financial Times, gli inviati di Trump Witkoff e Kushner gli hanno dato pochi giorni di tempo, forse fino a Natale, per firmarlo.
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha risposto così: «Noi siamo alleati degli Stati Uniti e gli alleati devono agire come tali, il che significa che non dovremmo interferire nella vita politica e interna dei nostri Paesi. Rispettiamo la scelta degli americani e loro devono rispettare la scelta democratica dei nostri cittadini». Il cancelliere tedesco Merz si è invece concentrato sulla nuova Strategia per la sicurezza nazionale, bocciandola: «Alcuni aspetti sono comprensibili, altri sono accettabili, altri ancora sono inaccettabili per noi da una prospettiva europea». Poi ha aggiunto: «America first può andare bene, ma America da sola non sarebbe nell’interesse di Washington. Ha anche bisogno di partner nel mondo e uno di quei partner può essere l’Europa».
Questi attacchi di Trump ormai non stupiscono più. Ha reso abbondantemente chiara non solo la sua avversione personale per il Vecchio continente, ma anche l’intenzione di dividere e possibilmente demolire l’Unione europea, anche al prezzo di consegnarla a Putin.