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Mohammad Reza Sabouri: “Vogliono mettere Gaza sotto tutela, il piano americano ignora i palestinesi”

L'ambasciatore dell'Iran a Roma, Mohammad Reza Sabouri, durante la sua prima conferenza stampa, Roma, 12 gennaio 2023. ANSA 

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Intervista all’ambasciatore iraniano in Italia: “Pronti a trattare sul nucleare, ma arricchire l’uranio è un nostro diritto inalienabile”
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La guerra di giugno e la reintroduzione delle sanzioni Onu contro Teheran hanno interrotto qualsiasi dialogo tra l’Iran e gli Stati Uniti, ma un negoziato sul nucleare è “ancora possibile”, dice l’ambasciatore della Repubblica islamica in Italia, Mohammad Reza Sabouri, a patto che non si chieda “la nostra resa: l’arricchimento dell’uranio è un nostro diritto inalienabile”.

Ci sono ancora i margini per una trattativa?

“Eravamo impegnati in negoziati quando gli Stati Uniti e il regime sionista hanno attaccato l’Iran, tradendo la diplomazia. L’ Italia lo sa bene, perché l’attacco è avvenuto poco dopo la conclusione del quinto round dei negoziati nucleari a Roma. Continuiamo a credere che la diplomazia sia l’unica via praticabile e affidabile per risolvere le divergenze, lo abbiamo dimostrato con azioni concrete, come la cooperazione con l’Aiea e l’Accordo del Cairo. Tuttavia, la controparte, con azioni politiche illegali come lo snapback, ha compromesso persino l’attuazione di tale acco…

La guerra di giugno e la reintroduzione delle sanzioni Onu contro Teheran hanno interrotto qualsiasi dialogo tra l’Iran e gli Stati Uniti, ma un negoziato sul nucleare è “ancora possibile”, dice l’ambasciatore della Repubblica islamica in Italia, Mohammad Reza Sabouri, a patto che non si chieda “la nostra resa: l’arricchimento dell’uranio è un nostro diritto inalienabile”.

Ci sono ancora i margini per una trattativa?

“Eravamo impegnati in negoziati quando gli Stati Uniti e il regime sionista hanno attaccato l’Iran, tradendo la diplomazia. L’ Italia lo sa bene, perché l’attacco è avvenuto poco dopo la conclusione del quinto round dei negoziati nucleari a Roma. Continuiamo a credere che la diplomazia sia l’unica via praticabile e affidabile per risolvere le divergenze, lo abbiamo dimostrato con azioni concrete, come la cooperazione con l’Aiea e l’Accordo del Cairo. Tuttavia, la controparte, con azioni politiche illegali come lo snapback, ha compromesso persino l’attuazione di tale accordo. Se per negoziato si intende resa, l’Iran e il suo popolo hanno dimostrato che non si arrenderanno”.

La condizione posta dagli Usa è la rinuncia all’arricchimento dell’uranio.

“Il nostro programma nucleare si basa su diritti riconosciuti e legittimi, come sancito dall’Articolo 4 del Trattato di Non Proliferazione. Lo sviluppo della tecnologia nucleare per fini pacifici – incluso l’arricchimento – è un diritto inalienabile del popolo iraniano. La richiesta degli Stati Uniti è illegale e priva di base giuridica”.

L’Europa chiede l’accesso degli ispettori Aiea ai siti bombardati: qual è la vostra risposta?

“Il nostro programma nucleare è sempre stato sotto la supervisione dell’Aiea. La sospensione delle ispezioni nei tre siti di Natanz, Fordow e Isfahan è dovuta esclusivamente all’aggressione militare e all’azione criminale di Stati Uniti e Israele. L’Agenzia deve ritenerli responsabili, non può sostenere che l’Iran abbia violato i suoi obblighi, poiché le installazioni colpite non godevano più delle condizioni di sicurezza necessarie a causa degli attacchi e vi era un rischio reale di dispersione radioattiva e di rilascio di materiali pericolosi. Persino l’Aiea non dispone di un protocollo su come condurre ispezioni in siti bombardati. Era stato definito un percorso per la cooperazione tra Iran e Aiea, ma la controparte ha intrapreso iniziative come lo snapback e la risoluzione del Board of Governors, compromettendo anche questo passo positivo dell’Iran”.

Il dialogo con l’Europa è compromesso?

“Negli ultimi mesi, i tre Paesi europei (Germania, Regno Unito e Francia), invece di rispettare i loro obblighi legali, hanno intrapreso una nuova campagna di manipolazione politica e di pressione giuridica, cercando di trasformare lo strumento noto come snapback, ignorando il processo di risoluzione delle controversie previsto dal Jcpoa, in un meccanismo contro l’Iran. Questa decisione ha ulteriormente compromesso le relazioni tra le parti. Nonostante ciò, continuiamo a credere nel dialogo con i Paesi europei. Nelle ultime settimane si sono svolte iniziative come la visita del Ministro degli Esteri iraniano a Parigi e i colloqui con il suo omologo francese. Desidero sottolineare che l’Italia occupa un posto speciale nella nostra politica europea, la scelta dell’Italia come Paese ospitante di due cicli dei negoziati nucleari nella prima metà del 2025 dimostra la fiducia che riponiamo in essa. Siamo convinti che, considerando le capacità reciproche, esistano margini significativi per ampliare ulteriormente le relazioni qualora vi sia la necessaria volontà politica. Inoltre, credo che i colloqui già in corso debbano proseguire anche a livelli più elevati”.

In assenza di un accordo diplomatico, temete che ci possa essere una nuova guerra con Israele e gli Stati Uniti?

“La possibilità di una nuova aggressione o guerra esiste. Ma siamo pienamente pronti a difendere il Paese in caso di nuovi attacchi”.

L’Iran sostiene il piano Trump per Gaza?

“Nessuno può violare il diritto fondamentale di un popolo all’autodeterminazione. La principale preoccupazione è che ignora il diritto del popolo palestinese a determinare il proprio destino e, al contrario, mira a creare una sorta di sistema di tutela nei confronti di Gaza. A Gaza si è verificato un genocidio evidente, per il quale i funzionari del regime sionista dovrebbero essere perseguiti penalmente e processati. Procedimenti di questo tipo sono già stati avviati presso la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale”.

Vi opponete al disarmo di Hamas e dei vostri alleati storici, i libanesi di Hezbollah?

“Riteniamo che la questione delle armi della Resistenza sia un tema su cui devono decidere gli stessi palestinesi. Per quanto riguarda Hezbollah: sono loro stessi a dover prendere le decisioni più opportune. Il regime sionista ha più volte dimostrato di non rispettare alcun impegno, e i Paesi della regione devono poter contare sulle proprie capacità e sui propri strumenti per difendersi dalle aggressioni di questo regime”.

Le organizzazioni per i diritti umani denunciano esorbitante di condanne a morte ed esecuzioni in Iran dall’inizio dell’anno, più di 1000. L’Italia da tempo lavora per una moratoria internazionale sulla pena di morte: il governo Pezeshkian sarebbe disposto a prenderla in considerazione?

“Parte delle esecuzioni in Iran riguarda persone coinvolte nel traffico di droga. A causa della nostra vicinanza geografica all’Afghanistan, l’Iran svolge un ruolo cruciale e responsabile nel contrastare tale fenomeno, impedendo che la droga transiti attraverso l’Iran e raggiunga l’Europa. In pratica, l’Iran paga il prezzo del contrasto al traffico di stupefacenti verso l’Europa, ma invece di ricevere riconoscimento, deve affrontare critiche in materia di diritti umani. In ogni caso molte delle condanne a morte sono relative a uccisioni derivanti da problematiche di natura privata e domestica, che non hanno ottenuto il perdono dei famigliari previsto dalla legge islamica per questo genere di reati. Pertanto sebbene esista nel codice penale in Iran la condanna a morte come la più dura forma di pena, è anche vero che la sua applicazione deve sottostare a tutti i gradi di giudizio e appello previsti dalla Giustizia che prevede l’assistenza continua di un legale difensore”.

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