L’appendice segreta del piano Trump per l’Ucraina: soldi per comprare la pace
di Enrico FranceschiniLONDRA – Chi lo ha letto lo definisce “una nuova Jalta”, il patto del 1945 sulla spartizione dell’Europa, o anche una versione slava della “Riviera di Gaza”, il progetto americano per trasformare la striscia palestinese in un colossale resort turistico. Di certo c’è che il piano di pace per l’Ucraina sottoposto dall’amministrazione Trump a Kiev e Mosca contiene un’appendice segreta; e che i negoziatori della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner (il genero del presidente), hanno cominciato a discuterlo mercoledì in una telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelenksy, alla quale ha partecipato anche Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, la più grande società di investimenti al mondo. Colloqui che Zelensky ha descritto come “produttivi”.
I primi dettagli dell’appendice, rivelati dal Wall Street Journal, alterano radicalmente mezzo secolo di politica americana nei confronti della Russia. Da un lato, capovolgono la tendenza a staccare l’Europa dalla dipendenza ene…
LONDRA – Chi lo ha letto lo definisce “una nuova Jalta”, il patto del 1945 sulla spartizione dell’Europa, o anche una versione slava della “Riviera di Gaza”, il progetto americano per trasformare la striscia palestinese in un colossale resort turistico. Di certo c’è che il piano di pace per l’Ucraina sottoposto dall’amministrazione Trump a Kiev e Mosca contiene un’appendice segreta; e che i negoziatori della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner (il genero del presidente), hanno cominciato a discuterlo mercoledì in una telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelenksy, alla quale ha partecipato anche Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, la più grande società di investimenti al mondo. Colloqui che Zelensky ha descritto come “produttivi”.
I primi dettagli dell’appendice, rivelati dal Wall Street Journal, alterano radicalmente mezzo secolo di politica americana nei confronti della Russia. Da un lato, capovolgono la tendenza a staccare l’Europa dalla dipendenza energetica da Mosca, che secondo un recente voto del Parlamento di Strasburgo dovrebbe cessare del tutto entro due anni, riaprendo invece i rubinetti del gas e le forniture di petrolio russi verso il continente, e così riempiendo le casse del Cremlino di vitali capitali occidentali per la propria economia e per la propria industria militare.
Dall’altro, metterebbe i 200 miliardi di dollari di riserve russe, attualmente congelati in banche europee, a disposizione di un fondo per la ricostruzione economica dell’Ucraina, gestito e potenziato dalla finanza e dal business americano, anziché utilizzare quei fondi per potenziare gli armamenti di Kiev, come proponevano finora i leader europei.
In aggiunta a tutto questo, l’appendice segreta prevede massicci investimenti americani in Russia per l’estrazione di materiali preziosi dalle terre rare e per lo sviluppo energetico attraverso trivellazioni di petrolio nell’Artico.
L’ammontare totale di questo fiume di denaro, fra fondi russi scongelati e investimenti Usa, potrebbe arrivare a 800 miliardi di dollari, scrive il quotidiano di Wall Street. Composta di singole pagine per ogni proposta, l’appendice disegna come strategia per mettere fine alla guerra in Ucraina una visione analoga a quella per Gaza: puntare sugli affari piuttosto che sulla diplomazia. Prospettare una montagna di soldi per Kiev e per Mosca come esca per arrivare a un compromesso sui punti più complicati della trattativa: la questione territoriale, ossia la richiesta di Vladimir Putin di un ritiro ucraino dalle zone del Donbass ancora sotto il controllo di Kiev; e quella delle garanzie di sicurezza che l’Occidente darebbe all’Ucraina per proteggerla da future minacce russe.
Il “do ut des” potrebbe essere una concessione di Kiev sul primo punto e una di Mosca sul secondo?
Sia Zelensky che Putin sono stati finora irremovibili su entrambi. Alcuni aspetti dell’iniziativa sono indubbiamente molto ambiziosi, tra i quali l’idea di creare in Ucraina una serie di giganteschi “data centers”, centri archiviazione e smistamento di dati digitali, alimentati dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia, che al momento è in mano alle truppe russe.
Ma l’appendice, puntando sull’interdipendenza energetica e la condivisione delle attività economiche, costringerebbe l’Europa a rovesciare l’atteggiamento dell’ultimo decennio nei confronti della Russia, in pratica accogliendo Putin a braccia aperte nel consesso occidentale. Fidarsi a tal punto dell’autocrate che ha invaso l’Ucraina potrebbe apparire rischioso a numerosi leader europei. Forse a questo si è riferito il cancelliere tedesco Friedrich Merz, dopo l’incontro di lunedì a Londra con il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e Zelensky, quando si è detto “scettico sul piano americano”. Secondo il presidente ucraino, tuttavia, nel piano “ci sono molte idee che, con l’approccio giusto, potrebbero funzionare”, come nota stamani il Financial Times. Il carosello di consultazioni aumenta di intensità: oggi è prevista una telefonata tra Witkoff e i leader europei, questi ultimi dovrebbero rivedersi fra domenica e lunedì a Parigi e a Berlino, con Witkoff e Kushner presenti in videochiamata, Trump preme per arrivare a un accordo “entro Natale”. Se l’impresa riuscisse, a portare la pace o almeno una tregua sotto l’albero saranno centinaia di miliardi di dollari. “Stipendi da manager della Silicon Valley per tutti”, commenta il Wall Street Journal. Se la pace non si può ottenere con le trattative, sembra la tesi dell’appendice segreta, si può provare a comprarla.