✕

Tikhanovskaja: “É in gioco la democrazia in Europa, un errore cedere a Putin”

Svetlana Tikhanovskaja (reuters)

Ascolta l'audio

Intervista alla leader bielorussa eletta nel 2020 e poi costretta all’esilio. “Una pace alle sue condizioni significa solo un congelamento del conflitto”
2 minuti di lettura

Da cinque anni Svetlana Tikhanovskaja non si ferma un istante. Nel 2020 vinse le elezioni contro il dittatore bielorusso Lukashenko, e da allora è costretta a vivere in esilio. Gira l’Europa, tiene conferenze, organizza l’opposizione all’estero. Ma soprattutto condivide un messaggio: «La battaglia per la libertà in Ucraina e in Bielorussia è la battaglia per la democrazia in Europa», ci dice quando la incontriamo in un hotel di Roma, dov’è arrivata per il premio Margaret Thatcher.

Sembra avvicinarsi un accordo di pace tra Russia e Ucraina, ma è probabile che Kiev sarà costretta a fare concessioni importanti sui territori e con garanzie di sicurezza ancora incerte. È un compromesso necessario per porre fine alla guerra?

«Se sarà una pace alle condizioni imposte dalla Russia, significherà solo il congelamento del conflitto, come è avvenuto dopo il 2014. La Russia approfitterà di questo periodo per riarmarsi, riorganizzarsi ed eventualmente attaccare con maggiore forza. La pace in U…

Da cinque anni Svetlana Tikhanovskaja non si ferma un istante. Nel 2020 vinse le elezioni contro il dittatore bielorusso Lukashenko, e da allora è costretta a vivere in esilio. Gira l’Europa, tiene conferenze, organizza l’opposizione all’estero. Ma soprattutto condivide un messaggio: «La battaglia per la libertà in Ucraina e in Bielorussia è la battaglia per la democrazia in Europa», ci dice quando la incontriamo in un hotel di Roma, dov’è arrivata per il premio Margaret Thatcher.

Sembra avvicinarsi un accordo di pace tra Russia e Ucraina, ma è probabile che Kiev sarà costretta a fare concessioni importanti sui territori e con garanzie di sicurezza ancora incerte. È un compromesso necessario per porre fine alla guerra?

«Se sarà una pace alle condizioni imposte dalla Russia, significherà solo il congelamento del conflitto, come è avvenuto dopo il 2014. La Russia approfitterà di questo periodo per riarmarsi, riorganizzarsi ed eventualmente attaccare con maggiore forza. La pace in Ucraina deve essere giusta e duratura: non stiamo negoziando solo sull’Ucraina, ma sul futuro della democrazia e della sicurezza in Europa. Se non fermeremo la Russia, impedendo che i confini vengano cambiati con la forza, questo li incoraggerà e andranno oltre. Stanno già mettendo alla prova l’unità e la risolutezza dell’Unione europea».

L’Europa ha investito molto nella difesa di Kiev, cos’altro può fare?

«Imporsi al centro dei negoziati. La Russia osserva attentamente come il tema della guerra viene discusso a Bruxelles: le indecisioni sul destino degli asset russi, sull’invio delle armi all’Ucraina, vengono lette come un segno di debolezza».

C’è chi sostiene, come il premier ungherese Orbán, che la Russia abbia vinto sul campo e che dunque Kiev non possa dettare le condizioni dell’accordo.

«Chi sostiene che l’Ucraina debba sacrificare i propri territori sottovaluta le conseguenze di tali decisioni. I paesi baltici erano sotto occupazione russa. Metà della Germania un tempo era sotto il controllo della Russia. Quindi, qual è l’intenzione di Putin? È molto importante che Mosca non vinca politicamente questa battaglia perché sarebbe un’enorme umiliazione per tutto il mondo democratico».

Il Cremlino assicura di non voler attaccare l’Europa.

«Non ci si può fidare dei dittatori. I russi stanno già testando la guerra ibrida sul territorio europeo, creando confusione su cosa è vero e cosa non lo è. Le persone iniziano a credere che se accontentiamo Putin, lui non ci toccherà. Ma anche l’immagine di una Russia forte e potente non è vera. Hanno armi nucleari con cui terrorizzano i Paesi europei, ma la Russia è un Paese diviso, che vive in povertà».

L’America di Trump appare molto sensibile alle ragioni di Putin: è un’opportunità per la pace o una minaccia?

«Putin vuole convincere Trump che gli ucraini si arrenderanno, che tradiranno la loro sovranità. Ma non è così. Questi negoziati di pace sono estremamente importanti anche per i bielorussi: senza libertà e democrazia ci saranno costanti problemi di sicurezza per tutti. Dobbiamo fermare i dittatori».

Eppure il presidente Trump ha chiesto elezioni a Zelensky, non a Putin.

«É la narrativa russa, ma Trump capisce bene la natura fraudolenta delle elezioni in Bielorussia o in Russia. Zelensky non rifiuta le elezioni e rispetto profondamente il presidente ucraino perché si rende conto che il potere non dipende da una sola persona. Se la Russia pensa che gli ucraini sceglieranno qualcuno più filo-russo, con minori principi, si sbaglia».

Il governo lituano ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per le frequenti incursioni dei palloni aerostatici provenienti dalla Bielorussia. Qual è la strategia di Lukashenko?

«Decine di migliaia di persone sono state colpite dall’interruzione del traffico aereo lituano causato dai palloni, la Lituania ha subito miliardi di perdite economiche. Il regime bielorusso usa i palloni come una leva per ricattare il Paese e convincerlo a trattare con un dittatore illegittimo. Sono metodi sporchi. Bisogna continuare a tenere alta la pressione su Lukashenko».

Si stima che ci siano ancora circa 1.200 prigionieri politici nelle carceri bielorusse. Cosa si può fare?

«La repressione in Bielorussia continua, gli arresti puntano a silenziare i tanti che continuano a fare resistenza anche nella clandestinità. Bisogna continuare a fare pressione sul regime, ma dobbiamo anche capire che il destino del nostro Paese dipende dall’esito della guerra in Ucraina: se permetteremo alla Russia di vincere, significherà altri decenni di status quo per la Bielorussia. Potremo dimenticare la democrazia nel nostro Paese per molti anni a venire. E lo stesso toccherà all’Armenia, alla Georgia e alla Moldavia».

Leggi i commenti