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Putin punta sulla guerra: “Volge a nostro favore”. Kiev: sui territori si voterà

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Il capo del Cremlino: “Iniziativa strategica nelle nostre mani”. Zelensky avverte: “Per cedere le regioni contese serve un referendum”. La risposta di Medvedev: “Fa il dito medio agli Usa”
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Mentre Trump e Zelensky litigano a distanza sulle sorti del Donbass, l’autocrate di Mosca ostenta sicurezza. «L’iniziativa strategica è completamente nelle mani delle forze armate russe», dichiara Vladimir Putin, collegato in videoconferenza coi suoi comandi militari impegnati nella guerra in Ucraina. Aggiunge che la conquista delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson «si sta svolgendo in modo progressivo e sostenuto».

Ostentazione, ma anche un messaggio agli ucraini che suona più o meno così: ci prendiamo con l’esercito ciò che non volete darci con il negoziato. Che poi sia questa la reale situazione sul campo è tutto da vedere. Tuttavia Putin, che oggi al forum di Ashgabat (Turkmenistan) incontrerà il presidente turco Tayyip Erdogan e quello iraniano Masoud Pezeshkian, si trova in un’oggettiva posizione di forza, soprattutto perché beneficia delle pressioni che la Casa Bianca sta facendo su Zelensky affinché le forze armate ucraine si ritirino, senza condizioni,…

Mentre Trump e Zelensky litigano a distanza sulle sorti del Donbass, l’autocrate di Mosca ostenta sicurezza. «L’iniziativa strategica è completamente nelle mani delle forze armate russe», dichiara Vladimir Putin, collegato in videoconferenza coi suoi comandi militari impegnati nella guerra in Ucraina. Aggiunge che la conquista delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson «si sta svolgendo in modo progressivo e sostenuto».

Ostentazione, ma anche un messaggio agli ucraini che suona più o meno così: ci prendiamo con l’esercito ciò che non volete darci con il negoziato. Che poi sia questa la reale situazione sul campo è tutto da vedere. Tuttavia Putin, che oggi al forum di Ashgabat (Turkmenistan) incontrerà il presidente turco Tayyip Erdogan e quello iraniano Masoud Pezeshkian, si trova in un’oggettiva posizione di forza, soprattutto perché beneficia delle pressioni che la Casa Bianca sta facendo su Zelensky affinché le forze armate ucraine si ritirino, senza condizioni, dall’intero Donbass.

«Qualsiasi potenziale compromesso su cessioni territoriali da parte nostra dovrebbe essere deciso dal voto popolare, da esprimersi attraverso elezioni o con un referendum», replica da Kiev Zelensky, spiegando che gli Stati Uniti puntano alla creazione di una «zona economica libera» nella regione del Donbass non ancora occupata dai russi, mentre il Cremlino definisce quel pezzo di terra, che comprende le città di Kramatorsk e Sloviansk, «zona demilitarizzata».

L’idea della consultazione popolare diventa immediatamente oggetto di un post offensivo su X di Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. «Il clown di Kiev vuole solo rallentare i negoziati, in questo modo mostra il dito medio alla Casa Bianca. Per quanto tempo ancora tollererai tutto questo, America?».

Il leader ucraino rivela che nell’ultima versione del piano di pace americano in 20 punti è ricomparsa la clausola del tetto alla consistenza dell’esercito ucraino (800 mila soldati) e che il cessate il fuoco, secondo Washington, potrà essere dichiarato solo dopo l’intesa e non prima, come invece vorrebbero a Kiev.

Anche la Russia ha inviato nuove proposte per il piano, nel quale viene messa in risalto soprattutto l’esigenza di arrivare a «garanzie di sicurezza collettiva» che vadano oltre il solo conflitto ucraino. Secondo il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, tra Mosca e Washington sono state «eliminate le incomprensioni e confermate le intese raggiunte in Alaska». Ben altri i toni usati dal capo della diplomazia russa nei confronti dei Paesi europei, che a suo parere «stanno cercando in tutti i modi di sedersi al tavolo delle trattative con idee che non saranno utili al negoziato». Lavrov torna poi a lanciare un duro monito contro la Coalizione dei Volenterosi, disposti a intervenire come garanti. «Fantasticano di inviare i loro militari in Ucraina come cosiddetti peacekeeper per noi diventeranno subito obiettivi legittimi, e tutti devono capirlo».

Quanto a Zelensky, secondo il ministro degli Esteri russo è solo interessato a prolungare il conflitto per «una questione di sopravvivenza politica, e forse anche fisica». Il Cremlino ribadisce che in Ucraina «si devono tenere elezioni»: non è sincero interesse democratico, ma solo la convinzione di Putin che Zelensky sia un presidente illegittimo perché il suo mandato è terminato nel maggio del 2024. La legge marziale ha impedito, sinora, nuove consultazioni.

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