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Trump gela i volenterosi: niente vertice in Europa. Bruxelles: “Giorni cruciali”

(agf)

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Washington: “Il presidente è stanco di chiacchiere, ci sarà solo per siglare l’intesa”. Domani a Parigi incontro tra funzionari di Usa e Ue
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NEW YORK – Il piano di pace è quello che conoscete: prendere o lasciare. In sostanza è questo il messaggio che Donald Trump ha inviato ieri ai leader europei e a quello ucraino Zelensky, rifiutando l’invito ad andare a Parigi domani o a Berlino lunedì, se non per la firma dell’accordo che soddisfa il collega russo Vladimir Putin. La fase dei negoziati è chiusa, dice, e lui non vuole partecipare a discussioni utili solo a rimandare la chiusura.

Il messaggio è venuto dalla portavoce Karoline Leavitt, durante il briefing tenuto ieri: «Il presidente non vuole più chiacchiere, vuole azione. È frustrato». Il suo malcontento riguarda tanto l’Ucraina quanto la Russia, ma la fretta favorisce Mosca e mette pressione su Kiev: «Se c’è una chance reale di firmare un accordo di pace, se pensiamo che quegli appuntamenti siano degni di qualcuno, manderemo un rappresentante. Il presidente è stufo degli incontri solo per il gusto di fare gli incontri. Non vuole più parlare, vuole agire».

Washington n…

NEW YORK – Il piano di pace è quello che conoscete: prendere o lasciare. In sostanza è questo il messaggio che Donald Trump ha inviato ieri ai leader europei e a quello ucraino Zelensky, rifiutando l’invito ad andare a Parigi domani o a Berlino lunedì, se non per la firma dell’accordo che soddisfa il collega russo Vladimir Putin. La fase dei negoziati è chiusa, dice, e lui non vuole partecipare a discussioni utili solo a rimandare la chiusura.

Il messaggio è venuto dalla portavoce Karoline Leavitt, durante il briefing tenuto ieri: «Il presidente non vuole più chiacchiere, vuole azione. È frustrato». Il suo malcontento riguarda tanto l’Ucraina quanto la Russia, ma la fretta favorisce Mosca e mette pressione su Kiev: «Se c’è una chance reale di firmare un accordo di pace, se pensiamo che quegli appuntamenti siano degni di qualcuno, manderemo un rappresentante. Il presidente è stufo degli incontri solo per il gusto di fare gli incontri. Non vuole più parlare, vuole agire».

Washington non ha intenzione di tirarsi fuori, secondo Leavitt: «gli Usa e l’amministrazione Trump continuano a essere molto impegnati nel tentativo di porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Il presidente ha avuto una chiamata con gli europei ieri (mercoledì ndr). Il suo inviato speciale, Witkoff, e il suo team continuano a parlare con entrambe le parti». Però la partecipazione agli incontri previsti in Europa dipenderà solo da «una reale possibilità di firmare un accordo di pace. È ancora tutto da decidere».

Forse sono pressioni per spingere Zelensky a cedere, invece di indire un referendum sul futuro del Donbass, e convincere gli europei ad accodarsi e premere su Kiev per la fine del conflitto. Anche se i dettagli del piano per la ricostruzione pubblicati dal Wall Street Journal li inorridiscono, perché escluderebbero il Vecchio continente, trasferirebbero 200 miliardi di beni russi congelati agli Usa, e consentirebbero la reintegrazione di Mosca nell’economia globale a scapito degli alleati. È possibile però che davanti ad una resistenza compatta degli europei, l’accelerazione di Trump si riveli un bluff.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in un post su X, ha descritto così la situazione: «Ho incontrato i partner della Coalizione dei Volenterosi durante una settimana molto intensa di colloqui di pace. Nonostante le pressioni, rimaniamo assolutamente fermi nel nostro obiettivo: raggiungere una pace giusta e sostenibile per l’Ucraina». Quindi ha aggiunto: «La prossima settimana sarà decisiva». Secondo von der Leyen «sostenibile significa che qualsiasi accordo di pace non deve contenere i semi di futuri conflitti e destabilizzare l’architettura di sicurezza europea. Abbiamo discusso la necessità di garanzie di sicurezza solide e credibili e il lavoro per garantire il finanziamento dell’Ucraina per il 2026-2027». Quanto alle elezioni, «non spetta a noi decidere».

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è pronto ad un incontro a Berlino lunedì, nonostante le resistenze di Trump. Tutto dipenderà «dai documenti su cui stiamo lavorando», ossia il piano di pace emendato sulle concessioni territoriali e le garanzie di sicurezza, inviato mercoledì a Washington dopo la telefonata a quattro con Trump, il britannico Starmer e il francese Macron. L’ultima speranza di riannodare il filo negoziale con Washington e ottenere la presenza di Trump lunedì a Berlino è l’incontro di domani a Parigi tra i Consiglieri per la sicurezza nazionale di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito.

Merz prova a mostrarsi ottimista parlando del colloquio con il tycoon di mercoledì: «È stato costruttivo, sono abbastanza fiducioso che avremo successo. Ho avuto la netta impressione che Trump fosse disposto a intraprendere questo percorso insieme a noi». Merz ha ribadito così i tre obiettivi: «Primo, un cessate il fuoco che ponga fine a questa orribile guerra. Secondo, solide garanzie legali e materiali. Terzo, una soluzione negoziata deve preservare gli interessi di sicurezza europei e non andare a discapito della Nato. Per questo è importante che noi europei prendiamo parte al processo».

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