Siria, uccisi 3 americani in un’operazione anti-terrorismo. Trump: “Imboscata Isis, ci vendicheremo”
di Gabriella ColarussoÈ l’attacco più grave alle truppe americane in Siria dalla caduta di Bashar al Assad, e un colpo alla strategia di Trump che ha puntato sulla collaborazione con l’ex qaedista Ahmed al Sharaa, oggi presidente del Paese, per combattere l’Isis. Ieri pomeriggio, durante un pattugliamento congiunto siriano-americano nel centro della Siria, nella zona di Palmira, un uomo ha sparato contro i militari uccidendo due soldati Usa e un civile, un interprete. L’attentatore è stato «eliminato», ma ha avuto il tempo di lasciare sul terreno anche diversi feriti. «Si è trattato di un attacco dell’Isis contro gli Stati Uniti e la Siria, in una zona molto pericolosa della Siria, non completamente sotto il loro controllo», ha scritto il presidente americano in un post su Truth, promettendo «ritorsioni molto gravi: ci vendicheremo».
Ci sono informazioni contrastanti sull’identità dell’attentatore. La Reuters, l’Osservatorio siriano per i diritti umani e altre fonti curde sostengono che l’uomo facesse part…
È l’attacco più grave alle truppe americane in Siria dalla caduta di Bashar al Assad, e un colpo alla strategia di Trump che ha puntato sulla collaborazione con l’ex qaedista Ahmed al Sharaa, oggi presidente del Paese, per combattere l’Isis. Ieri pomeriggio, durante un pattugliamento congiunto siriano-americano nel centro della Siria, nella zona di Palmira, un uomo ha sparato contro i militari uccidendo due soldati Usa e un civile, un interprete. L’attentatore è stato «eliminato», ma ha avuto il tempo di lasciare sul terreno anche diversi feriti. «Si è trattato di un attacco dell’Isis contro gli Stati Uniti e la Siria, in una zona molto pericolosa della Siria, non completamente sotto il loro controllo», ha scritto il presidente americano in un post su Truth, promettendo «ritorsioni molto gravi: ci vendicheremo».
Ci sono informazioni contrastanti sull’identità dell’attentatore. La Reuters, l’Osservatorio siriano per i diritti umani e altre fonti curde sostengono che l’uomo facesse parte delle forze di sicurezza siriane, che venisse da Idlib, la roccaforte ribelle per anni governata proprio da al Sharaa quando era ancora al Jolani, un leader jihadista ribelle vicino ad al Qaeda, e che avesse fatto parte di Jabbat al Nusra, il movimento fondato da Jolani. Il governo siriano smentisce invece che si tratti di un membro delle forze di sicurezza siriane e gli americani accreditano questa versione parlando di un attacco dell’Isis. Le informazioni potrebbero essere vere entrambe perché diverse formazioni jihadiste, compreso il movimento Hayat Tahrir al Sham, evoluzione di Jabbat al Nusra, sono confluite nelle forze di sicurezza siriane e tra loro ci sono miliziani vicini all’ideologia fanatica dello Stato islamico.
Trump ha tenuto a chiarire tuttavia che l’attacco è stato un attacco anche contro la Siria, e che il presidente al Sharaa era «estremamente arrabbiato e turbato». Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha scritto su X: «Sappiate che se prendete di mira gli americani, in qualsiasi parte del mondo, passerete il resto della vostra breve e ansiosa vita sapendo che gli Stati Uniti vi daranno la caccia, vi troveranno e vi uccideranno senza pietà».
Nonostante il ritiro deciso e avviato proprio da Trump nel 2018, gli Stati Uniti hanno ancora centinaia di soldati posizionati nella Siria orientale come parte della coalizione anti-Isis. Il mese scorso, al Sharaa è stato il primo presidente dall’indipendenza della Siria a visitare la Casa Bianca, e in quell’occasione ha schierato il suo Paese a fianco della coalizione anti-Isis, compiendo così la sua metamorfosi da ex jihadista ricercato da Washington ad alleato dell’America contro il terrorismo. La svolta è valsa a Damasco la rimozione delle sanzioni Usa e il sostegno di Trump, che ha espresso apprezzamenti per il giovane presidente e sembra puntare molto sulla sua leadership per ricostruire la Siria. L’attentato di Palmira è una seria battuta d’arresto per la strategia trumpiana. Ora al Sharaa dovrà dimostrare di saper tenere sotto controllo le cellule estremiste insinuate anche nelle sue forze di sicurezza, che minacciano la partnership con Washington e la sua stessa permanenza al potere.