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Bjaljatski, l’attivista premiato con il Nobel: “La nostra lotta non si ferma qui”

Ales Bjaljatski 

 

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Il fondatore della organizzazione bielorussa per i diritti umani, Vjasna, ha raccontato di aver trascorso la notte precedente la liberazione in una stanza con quasi 40 persone
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Nel 2022 al suo posto a Oslo, alla cerimonia del Nobel per la pace, c’era una sedia vuota. Ales Bjaljatski aveva lottato per anni per i prigionieri politici prima di diventarlo a sua volta. Arrestato nel luglio 2021, era stato premiato insieme all’ong russa Memorial e al Centro ucraino per le libertà civili.

Quarto attivista nella storia del Nobel a essere insignito del prestigioso premio mentre era ancora detenuto. «Un riconoscimento delle nostre attività, delle nostre aspirazioni che non si sono ancora realizzate», così ha commentato dopo essere tornato in libertà, visibilmente invecchiato dall’ultima volta che era stato visto in pubblico. Ha raccontato di aver trascorso la notte precedente in una stanza con quasi 40 persone e di dover ancora fare i conti con l’idea di essere libero. «Ma migliaia di persone sono state e continuano a essere imprigionate. Quindi la nostra lotta continua».

Nato nel 1962 nell’odierna Carelia russa, Bjaljatski aveva fondato la principale organizzazione …

Nel 2022 al suo posto a Oslo, alla cerimonia del Nobel per la pace, c’era una sedia vuota. Ales Bjaljatski aveva lottato per anni per i prigionieri politici prima di diventarlo a sua volta. Arrestato nel luglio 2021, era stato premiato insieme all’ong russa Memorial e al Centro ucraino per le libertà civili.

Quarto attivista nella storia del Nobel a essere insignito del prestigioso premio mentre era ancora detenuto. «Un riconoscimento delle nostre attività, delle nostre aspirazioni che non si sono ancora realizzate», così ha commentato dopo essere tornato in libertà, visibilmente invecchiato dall’ultima volta che era stato visto in pubblico. Ha raccontato di aver trascorso la notte precedente in una stanza con quasi 40 persone e di dover ancora fare i conti con l’idea di essere libero. «Ma migliaia di persone sono state e continuano a essere imprigionate. Quindi la nostra lotta continua».

Nato nel 1962 nell’odierna Carelia russa, Bjaljatski aveva fondato la principale organizzazione bielorussa per i diritti umani, Vjasna, “Primavera”, nel 1996 due anni dopo che Aleksandr Lukashenko era salito al potere. La sua lotta contro “l’ultimo dittatore d’Europa” gli è costata subito cara. Nel 2011 la prima condanna al carcere per l’assurda condanna di “occultamento di reddito”. Ne uscirà tre anni dopo. In seguito alla brutale repressione che aveva soffocato le proteste contro la fraudolenta rielezione di Lukashenko nel 2020, molti oppositori avevano lasciato la Bielorussia.

Bjaljatski era rimasto e un anno dopo era stato riportato dietro le sbarre per evasione fiscale. Nell’aprile 2023 era stato condannato a 10 anni di carcere per «attività che violano gravemente l’ordine pubblico». Ieri l’inaspettato rilascio anzitempo anche per il suo storico collaboratore, l’avvocato 47enne Uladzimir Labkovich. Ma la primavera bielorussa in cui Bjaljatski spera non è ancora arrivata.

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